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Saro' greve / Beccali, il primo "europeo" italiano

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Sabato 4 Agosto 2018

beccali-33  Torino, 1933
 

"Dal 1932 corro al suo fianco condividendo la storia, le ombre e le luci, del grande mezzofondo italiano".


di Vanni Lòriga

Impossibilitato (soprattutto per motivi anagrafici) a seguire dal vivo la XXIV edizione del Campionato Europeo di Atletica (evito di chiamarla Leggera perché l’Atletica è e resta una sola) mi terrò informato fruendo della copertura televisiva, osservando il sacro lavoro dei pronosticatori mobilitati da Sandro Aquari e sorvegliati da Augusto Frasca e leggendo i servizi dei vari inviati. Premetto che non sarò tenero con nessuno: se non lo facessi, tradirei lo spirito “greve” di questa rubrica. Sono già accomodato sulla poltrona prospiciente il focolare televisivo, munito di bevande e di una notevole scorta di popcorn, indispensabile in queste occasioni.

Prometto, per scaramanzia, che non parlerò di Sardegna e mi limito a dire che da ragazzo gustavo già questi semi di granturco fatti esplodere in padella da mia mamma. Ignorando cosa fosse il popcorn lo chiamavamo, usando la lingua madre logudorese, “pubusa …” Se qualche purista avesse dei dubbi potrà sempre chiarire la faccenda consultando il grande dizionario di Antoninu Rubattu.

Con questo richiamo ho fatto un salto indietro di oltre 80 anni e così posso navigare nel mondo dei ricordi, quando scoprii cosa fosse lo Sport. Per me è più facile parlare del passato che del presente e posso perciò portare qualche testimonianza su fatti remoti.

La mia agnizione del fatto agonistico anticipò addirittura la disputa della prima edizione del Campionato Europeo (Torino, Stadio Benito Mussolini – 7/9 settembre 1934). Il vero protagonista azzurro fu Luigi Beccali, unica medaglia d’oro italiana, ma le prime notizie sul suo conto mi giunsero nel 1932.

 

ce-1934

  

Mi trovavo con mio padre, incorreggibile sportivo, proprio a Torino all’angolo tra i corsi Vinzaglio e Vittorio Emanuele. Vidi un tizio che inseguiva un tram procedendo ad ampie falcate. “Babbo, come corre quel signore?” Per noi erano tutti signori e mi fu spiegato: “Figlio mio, corre come Beccali …” E fui iniziato ai misteri della corsa. E posso affermare, e lo dimostrerò, partendo dalla vittoria di Beccali ai Giochi Olimpici 1932 disputati a Los Angeles, che da quel giorno non persi mai di vista il grande “Ninì”.

ACHILLE CAMPANILE - Prima di continuare questa storia voglio spiegare quale fosse la passione della mia famiglia nei confronti dello sport. In quello stesso 1932 il Giro ciclistico d’Italia viene commentato sulla Gazzetta del Popolo dal grande scrittore ed umorista Achille Campanile. Si tratta del racconto di Battista, un maggiordomo, al seguito della grande corsa a tappe.

Babbo si diverte moltissimo e mi legge ad alta voce le incredibili cronache. Ma una volta s’interrompe in dissenso su un brano di Achille. Permaloso come tutti i sardi che si rispettino non gradisce questa frase: “Il sardo Nicola Uccheddu è stato squalificato perché sorpreso a spingere in salita un pesante autotreno”.

Nel 1933 viene inaugurato il citato Stadio Comunale. È realizzato a tempo di record (otto mesi) per poter ospitare i Giochi Universitari Internazionali, predecessori delle Universiadi. Sappiamo che corre anche Beccali, che si è appena diplomato come geometra. Ed alla fine convinco babbo a comprare il biglietto (2 lire per i Balilla) e così il giorno 9 settembre lo vedo in azione, Il suo più temibile avversario è il neozelandese studente in medicina John Lovelock. La gara è entusiasmante e non posso dimenticarla.


D’altra parte il primo amore non si scorda mai, … non sapevo di aver assistito, come avrebbe certificato in seguito il Maestro Roberto Luigi Quercetani, “alla più grande corsa di Beccali”. Il quale passa a condurre a metà gara e “Lovelock è costantemente nella sua scia sino al rettilineo di arrivo. Nonostante il vantaggio tattico e psicologico di chi attacca da dietro, Beccali riesce nel finale ad aumentare il suo vantaggio: 3’49”2 contro 3’49”8, record mondiale eguagliato”.

Il 3’49”0 del primato solitario sarà realizzato dall’azzurro pochi giorni dopo a Milano ma debbo dire che mio padre mi disse che quello “tutto nero” era molto pericoloso, Infatti Lovelock (ovviamente All Black …) avrebbe vinto ai Giochi Olimpici di Berlino del 1936 dove (medesimo Stadio degli Europei 2018) Luigi si qualificò al terzo posto.

TORINO 1934 - Ma intanto nel 1934 vince il titolo europeo sempre dei 1500 sulla stessa pista torinese, prima edizione dei campionati continentali. I lettori più giovani si chiederanno come mai la rassegna dell’atletica europea sia nata solo nel 1934 ed inoltre perché ad organizzare le grandi rassegne fosse sempre la città di Torino.

Adeguate risposte si trovano sul libro su Zauli, opera di Gianfranco Colasante (“Bruno Zauli - Il più colto uomo di sport”). Soltanto nel 1932 la IAAF autorizzò la creazione di un Comitato Europeo che indisse un suo Campionato riservato agli uomini (le donne in gara dal 1938). Fra i promotori e realizzatori delle nuove realtà agì in prima linea proprio Zauli che tal proposito aveva perfezionato durante la permanenza a Los Angeles per seguire quei Giochi che videro il già citato trionfo di Beccali.

Torino viene prescelta perché il Podestà della città sabauda garantisce la copertura delle spese. Il quale primo cittadino è Paolo Ignazio Maria Thaon di Revel che ai suoi titoli di grande uomo politico poteva aggiungere quello di Campione Olimpico di spada a squadre nel 1920; di Membro del CIO e, in seguito, di presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi di Cortina 1956. Nel 1933, come ricorda Colasante, vengono costituiti a Budapest i Comitati promotore ed organizzatore. Di entrambi è nominato Segretario Generale Mario Saini, che lo era già stato dei Giochi Universitari.

Come accennato Luigi Beccali conquista il titolo europeo battendo l’ungherese Miklos Szabo, Che si afferma sugli 800 e poi, per alcuni anni, seguirà in Italia i nostri mezzofondisti veloci, fra cui il caro Oscar Barletta che lo ricordava come pioniere dell’allenamento ad intervalli (“fra un allungo e l’altro, fare … pedone”, ammaestrava).

LATINO E GRECO - Beccali, il solo ad aver vinto sui 1500 Olimpiadi ed Europei, corre anche a Parigi 1938. È terzo. Della sua gara poco ricordo salvo i racconti del mio professore di latino e greco. Si chiamava Luigi Moretti ed era il padre di Nanni, il regista. A quei tempi gli studenti ginnasiali appassionati di atletica venivano inviati a seguire le grandi manifestazioni, Ricordiamo Nando Martellini a Berlino 1936 ed appunto Moretti a Parigi 1938. Con i suoi amici fece tifo per Beccali e Lanzi e soprattutto per il piccolo “Niculin” Beviacqua che condusse per 9999 metri la gara dei 10.000 metri, alla fine superato dal lungo finlandese Salminen.

Ho avuto poi modo di rivedere Lugi Beccali in molteplici occasioni. Ricordo le ultime due. A Los Angeles 1984 andai ad accoglierlo all’aeroporto, al suo arrivo da New York dove viveva da anni, Lo accompagnai nella villetta di Santa Monica dove erano alloggiati i suoi colleghi della Pro Patria, fra cui Alberto Cova, anche lui oro in California. Insieme a Beccali avevo seguito dieci anni prima la finale degli 800 agli Europei di Roma 1974. Vinse Luciano Susanj, fu l’ultimo grande, sofferto martirio di Marcello Fiasconaro, un uomo che non temeva il dolore. Soffrimmo insieme a lui, Luigi ed io, ma anche in quella occasione capii che la sconfitta può essere sublime. E parafrasando il Barone, o chi per lui, conclusi che non è tanto importante vincere, quanto il saper perdere.

 

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