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Osservatorio / Candidature olimpiche e manuale Cencelli

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Mercoledì 1° Agosto 2018


alpi 2


Soluzione all'italiana per non lasciare nessuno scontento tra le tre regioni unite dalle Alpi ma divise dalla politica.


di Luciano Barra

 

Ancora una volta l’italianità pare averla fatta in barba a tutti. Mi riferisco alle candidature olimpiche. Per chi aveva letto i manuali CIO nelle diverse versioni, fino a quella dell’Agenda 2020, ora deve rivedere tutte le teorie di management e pianificazione. L’Italia ha introdotto nel mondo olimpico un nuovo manuale: il manuale Cencelli, dal nome di Massimiliano Cencelli, funzionario della DC che marchiò il sistema di suddivisione delle poltrone all’interno delle varie correnti della Democrazia Cristiana.

Ora grazie al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti – per casualità nato a Cazzago – e pronube, per sopravvivenza, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, è stata varata la cosiddetta Candidatura a “tre punte”. Il bello deve ancora venire quando arriverà il momento di decidere la spartizione delle sedi e delle diverse venue. Allora ne vedremo delle belle perché entreranno giocoforza in ballo altri attori (leggi forze politiche) che al momento non hanno partecipato alla spartizione. E conoscendo il provincialismo italico sarà da sbellicarsi dalle risate.

Qualcuno dice: ma il CIO ha dato il suo avvallo. A dimostrazione che al CIO è ormai alla frutta, non bastasse il frullatore delle nuove gare olimpiche. Ma peggio del CIO ci sono i giornalisti italiani. Mentre direttori come Candido Cannavò si rivolteranno nella tomba a leggere cosa scrivono i suoi presunti discepoli, pare che nessuno abbia il coraggio di dire che questa non è una decisione nel nome del Paese, ma semplicemente "l‘immagine della situazione in cui si trova il Paese".

Nel fare la valigia per Berlino dovrò portarmi qualcosa sul Manuale Cen-cel-li e le sue logiche spartitorie. Insieme ad una spiegazione credibile su come si possano organizzare i Giochi “diffusi” su di una arco di circa 700 km, al modico costo di 370 milioni, euro più euro meno. Ma chi lo spiegherà ora al povero Putin che per una decina di gare in meno ha speso più di 50 miliardi?

Al ritorno vi farò sapere

 

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