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Fatti&Misfatti / Facce da schiaffi, tra orgoglio e pregiudizio

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Martedì 10 Luglio 2018

tanjevic

 

Una estate italiana: tra Mondiali di calcio visti in TV e atletica giovane, spuntano sempre i problemi irrisolti del basket.

 

di Oscar Eleni

Non avendo più chiappe chiare da mostrare Eleni se ne torna in Lituania per il centenario dell’indipendenza nello stato baltico che è la reggia Sabonis dove il principe Jaskevicius fa meraviglie e non ha tradito per quattro talleri. Un posto fra cento mongolfiere di Kaunas più belle di quelle che ci ospitarono a Vilnius. Osservatorio per danzare fra mondiali di calcio, Wimbledon, saltando Silverstone e tutto quel rumore di lamiere contorte, cercando il fresco della Vandea con il Tour, riscoprendo un po’ di orgoglio italiano anche nell’atletica vista agli europei under 18 nella regione ungherese del transdanubio, senza dimenticare le solite catene del basket per questa baruffa che impone a Petrucci di essere con Sacchetti un po’ diverso da Tavecchio con Ventura.

CALCIO IN FACCIA – Nessuna nostalgia dell’Italia, abbiamo giocatori non tanto bravi saremmo stati in mezzo al gruppo. Peggio delle otto arrivate alla fine? Sì anche se Mancini fa bene a dire che non è così. Lui è pagato bene per raccontarcela. Comunque sia il sollievo viene dalla pioggia di cenere che scivola sulle facce da schiaffi del mondiale dominato dall’Europa e perso dal Sudamerica, mal interpretato dall’Africa, ben vissuto dai giapponesi. Pensavamo che soltanto nel campionato italiano gli arbitri avessero nemici più feroci dei giocatori. Sceneggiate, rotolamenti fino a sbattere sui cartelloni, recite da guitti che non amano il gioco, ma l’inganno. Sbagliavamo. Ne abbiamo viste di tutti i colori e al piccolo manipolo dei difensori del calcio come sublimazione dello sport, quelli che vale più un calcio d’angolo della corsa di Bolt, manderemo le cassette di questa farsa. Vergogna vera e peccato per chi piangeva sulle tribune, per i tanti ragazzini che poi imiteranno Neymar nel suo viaggio in Aulide.

WIMBLEDON – Tutti in bianco. Lo impongono gli organizzatori. Allora non è vero che lo sport professionistico risponde ad altre leggi, se gli conviene rispetta persino le tradizioni e si mangia fragole importate e panna non inglese.

TOUR – Strana gente quella che segue il ciclismo. Magari fossero tutti come il geniale Magrini di Eurosport, uno che lo ama davvero quello che è stato il suo mondo da corridore, da direttore sportivo e ora da commentatore televisivo. La gogna per Froome, seppure assolto, i fischi, le minacce, le maledizioni e infatti è caduto subito. Dicono che per il keniano bianco sono stati usati pesi e misure diverse rispetto ad altri appiedati, ma anche negli anatemi, se ci fanno caso, due pesi e due misure diverse per chi era stato trovato in flagrante reato.

ATLETICA – Si avvicinano gli europei tedeschi, fra risvegli e muri insuperabili come quelli che sta trovando Tamberi perché quella lacerazione sarà sempre nel suo cervello, anche se adesso ha finalmente deciso di stare solo con se stesso e fuori dal circo mediatico dove, si spera, non entrerà nessuno dei bravi ragazzi di Baldini che hanno vinto medaglie a Györ. Per fortuna la pedana bagnata ha tolto a Larissa Iapichino l’illusione che siano tutte rose e fiori così tornerà sul campo bella velenosa. Da ragazzi non è importante vincere, ma imparare da ogni esperienza.

Come amante del basket applaudo soprattutto il pennellone romano Benati reuccio dei 400. Un quasi due metri che si è imposto la gara più dura, il giro di pista. Con tutte le squadre giovanili che ci sono nel basket capitolino farsi portar via un talento del genere dovrebbe essere più grave delle rinunce all’azzurro da parte dei ricconi. Comunque sia queste manifestazioni per giovani talenti ci sembrano un modo sbagliato per far crescere bene un atleta. Poi quelle farse della corsa per andarsi a prendere la bandiera nazionale, ridicole imitazioni della mistica dei grandi avvenimenti. Certo che saranno bei ricordi, certo che confrontarsi coi più forti aiuta, ma vedere l’oro matto delle giovanili come finalizzazione di un lavoro è un peccato che poi sconti quando cambi categoria direbbe Silvia Massenz.

FINALMENTE BASKET – Sono in questo cestino le più belle facce da schiaffi. Circolo vizioso alla ricerca del più colpevole. Certo Gallinari, dice il coro, ma poi, come suggerisce Pasquino, cosa pensare degli altri ricconi disertori? La stessa cosa e Sacchetti fa bene a credere che se arriverà in Cina non potrà dare un calcio a quelli che ce lo hanno portato. Una squadra, dicono gli svedesi e i belgi del calcio, si può fare anche senza primedonne, tanto più se ne hai già qualcuno in questo gruppo che in Olanda aveva fame di vacanze. Ci vengono in mente gli anni del professor Nikolic, di Giancarlo Primo, di Sandro Gamba. Due settimane per mangiare schifezze e poi tutti al lavoro. Estate per migliorare non per andare a bere e ballare. Storico il rientro di Meneghin a Varese dopo mesi in Azzurro. Incontro con il professor Nikolic. Saluti, impressioni, domanda del prof: come va Dino?

Eh, risponde il più grande dei nostri giocatori, sono davvero stanco, abbiamo lavorato duro. Giusto, Dino - disse Aza - adesso vai a casa a dormire, domani ti aspetto in palestra per allenamento.

Altri tempi direte voi, non si giocavano 50, 70, 80 partite all’anno. Vero. Ma la vacanza la pretendono anche quelli che non hanno neppure giocato i play off, quelli che abbiamo visto boccheggiare in Olanda, a Trieste.

Mercato del basket dominato da Milano. Poi dicono che non c’è niente da fare. Allora fate un’assemblea di Lega dove si stabilisce che nel campionato italiano lo scudetto è già assegnato prima e un premio speciale andrà a quelle che arrivano dietro.

Addolora scoprire che Hackett se ne andrà a giocare a Mosca. Ancora più doloroso sapere che Michele Vitali preferisce Andorra alla Leonessa bresciana che gli ha dato luce, speranza e non soltanto quella.

La stangata statunitense alla Francia 95-52 nel mondiale under 17 dice qualcosa?

Nelle bufere che hanno portato Siena oltre i confini della sua storia la bella notizia è che esiste anche la riconoscenza per chi ha sempre lavorato per un‘idea, pagando persino per rimborsi oscuri, ma legittimi a ragazzi che iniziavano a lavorare e continuavano a studiare. Siamo felici che Riccardo Caliari sia ancora sulla barca della Mens Sana.

Speriamo che siano in tanti a volere il libro “Canestri di vita” della coppia Franca e Sandro Spinetti, gente che il basket è orgogliosa di avere nella sua famiglia.

Cosa pensiamo del Petrucci “ghe pensi me” in versione Tino Scotti sul caso Sacchetti-Gallinari? Che fa benissimo a cercare di rimettere in contatto chi aveva messo ghiaccio sul telefono, ma quando parla di persone con buon senso non può dimenticare che tutto è iniziato proprio per mancanza di buon senso. Ha mentito Sacchetti? Mente Gallinari? Beh qualcuno dovrebbe spiegarci perché un commissario tecnico costretto a fare giri di chiglia per trovare giocatori decenti, zero al centro, Cusin? Beh vale poco più del Tessitori di A2, un allenatore che ha bisogno di talento come acqua nel deserto, dovrebbe mentire sul tenore della telefonata con il giocatore dei Clippers?

Ci siamo consolati ascoltando il Petrucci fanellato in RAI, quello dominante in salsa rosa, scoprendo che nel consiglio federale di venerdì prossimo non ci sarà una rottura del rapporto fra Tanjevic e la nostra federazione che lo aveva chiamato in soccorso. Per fortuna il basket ragiona meglio di quanto fecero pallanuoto con Rudic, pallavolo con Velasco, persino il rugby con Coste, quando dovette liquidarli perché la setta degli invidiosi era stanca di studiarne il lavoro e spiegarne i successi.

Ora nel caso Tanjevic si dice che era logico trovare l’ostilità del Sacchetti che si vedeva scavalcato, anche se non era proprio vero. Vogliamo confrontare la storia e la cultura sportiva di questi due allenatori? Ora cosa c’è di male se ascolti e discuti con uno che ne ha viste davvero di tutti i colori e, molto prima di Meo, ha sconvolto il sistema europea basket vincendo la coppa dei campioni con la Bosna Sarajevo. Non aveva ancora trent’anni. Voi dite che è tempo perso ascoltarlo, sentire come si potrebbe evitare che uno come Spagnolo vada al Real piuttosto che in una delle nostre squadre più ricche ed organizzate? L’orgoglio riserviamolo quando avremo sconfitto davvero ogni pregiudizio.

 

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