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Italian Graffiti / Tra calcio e Olimpiadi, pensiamo anche al CONI

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Sabato 8 Giugno 2018

giorgetti 2 


Mentre all'estero partono i referendum abrogativi, il CONI presenta al Governo l'ennesima candidatura olimpica.


di Gianfranco Colasante

 

"Missione compiuta", aveva annunciato giorni fa Giovanni Malagò uscendo dalla sede della Lega Calcio che aveva voluto, fortissimamente, commissariare, malgrado i tanti consigli alla prudenza. Quale fosse quella missione e da cosa derivasse tanta sicumera, ce lo potrebbe spiegare solo il presidente del CONI. In soldoni, a guardare allo stato dell'arte, la "missione" si può tradurre nella nomina alla presidenza di Lega di Gaetano Miccichè, banchiere di punta dell'Imi del gruppo San Paolo. Strettamente legato a Urbano Cairo, l'uomo forte dello sport italiano, se non altro per le truppe mediatiche che il padrone del Torino può gettare sul campo, tra giornali, TV e mercato della pubblicità. Ma se pure essersi affidati alle banche può avere un senso, difficile ritenere un successo la vicenda miliardaria dei diritti TV, madre di tutte le battaglie, ancora nella fase crudele dello spacchettamento e dei veti incrociati.

 

Per di più, come ha ricostruito Il Foglio, Miccichè (consigliere della galassia RCS di cui Cairo è presidente) "ha bocciato di fatto l'arrivo del nuovo AD, un altro banchiere, tal Marzio Perrelli di HSBC Italia, amico di Giovanni Malagò e ha impedito il blitz di Lotito & Co di portare il manager ex Telecom, Seat, Wind, Gruppo L'Espresso e Pirelli, Paolo Dal Pino". Gioco grosso, come si vede. Ma il CONI, ci si chiede sommessamente, non avrebbe altre priorità? Tanto più che la mossa - diciamo un po' avventata - di commissariare anche la federcalcio ha prodotto l'inimmaginabile: la resurrezione di Giancarlo Abete che ora marcia alla testa delle truppe ricompattate nel suo nome verso la presidenza della FIGC. Un'altra spina per Malagò.

Quindi, torno a chiedermi, era questa la "missione compiuta" o non si è piuttosto trattato di un nuovo episodio di quel presenzialismo a tutti i costi che pare muovere il nostro Comitato Olimpico? L'attivismo del "numero 1 dello sport italiano" (come scrivono i pretoriani) che si avvia al settimo anno di presidenza, non conosce soste nè ambientazione, seguendo una agenda (si dice così?) riscritta ed alimentata giorno per giorno. Ma che a volte lascia perplessi.

E in tanto fervore, lo sport olimpico? Tranquilli, per portarsi avanti col lavoro, Malagò ha già preso contatto con Giancarlo Giorgetti, autorevole sottosegretario del governo Conte, seppure ancora in attesa di delega per lo sport. Il tema sul tavolo sarebbe stato la località da candidare ai Giochi Invernali del 2026. Noi, tanto per distinguerci, pur con più di un'ombra ne schieriamo addirittura tre: Torino, Milano e Cortina. Col rischio neppure tanto remoto di spaccare l'equilibrio precario tra leghisti e penta-stellati.

Ma perchè, ci si chiede, il governo sulla via di una difficile formazione, pur in presenza di una condizione economica a dir poco disastrosa, dovrebbe garantire la disponibilità di sei/sette miliardi a fondo perduto? E pensare che noi ritenevamo che la "missione" del CONI, quella vera, tra i debiti (certi) del calcio della Serie A e i debiti (possibili) delle diverse candidature olimpiche (ormai una costante alla quale non si sfugge), dovesse puntare a disegnare il futuro dello sport nazionale, se possibile lontano da banche e banchieri.

Casomai andando da Giorgetti, o da chi per lui, per chiedere una legge che accompagni il professionismo sportivo fuori dalla porta del Foro Italico e che ricostruisca quel "modello italiano" che se pure è mai esistito, non è che un ricordo sbiadito. I soldi per poterlo fare non mancano: semmai scarseggiano il coraggio, la capacità e la fantasia per puntare su un approccio diverso (stava per scapparmi un datato "culturale"). Ma temo che non se ne farà nulla.

In un Paese dove tutto cambia con una rapiditĂ  spaventosa, di immutabile e statico ormai resta solo lo sport. Facciamocene una ragione.

   



 

 

 

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