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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / Intelligenza artificiale? Preferisco quella umana

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Giovedì 10 Maggio 2018

smart-phone 2

Telefonini, tablet, computer: la vita si fa sempre piĂą smart, il mondo sempre piĂą easy. E si scava un solco tra le generazioni.

di Giorgio Cimbrico

“Pink is good, Runner contro il cancro”.
Sono sempre stato per una corretta uniformità e così avrei scritto: “Il rosa è buono, corriamo contro il cancro”. Oppure: “Pink is good, Runner versus Cancer o against Cancer”. Quelli che corrono, i podisti, sono stati spazzati dai runner. E stanno rischiando l’estinzione anche i corridori, intendo quelli che vanno in bicicletta. Ora ci sono i rider, quelli che fanno le gare, ma anche quelli che portano il cibo a domicilio, per cinque euro lordi.

La vita è sempre più smart, il mondo è sempre più easy, se uno si adatta a digerire codici, formule, parole d’ordine per entrare in grotte dalle effimere refurtive, e se poi non ha mai letto non dico l’Estetica di Lukasz, ma Furore, Per Chi Suona la Campana, il Partigiano Johnny, o i racconti di Rigoni Stern, pazienza, non sono contemplati.

A me quando avevo dieci anni regalavano l’Isola Misteriosa, edizione Vallardi, ce l’ho ancora e ogni tanto qualche pagina la rileggo con mucho gusto. Non ho bambini sottomano ma credo che quel mio dono verniano sarebbe guardato con stizza dal destinatario e con un’espressione fintamente comprensiva dai genitori: guarda, povero vecchio.

Fuori, la situazione non è buona. Sarà colpa del low cost che corre spalla a spalla con una low life, ma tutti fanno finta di non accorgersene impegnati come sono a far scorrere il dito sui loro telefoni. Non parlano quasi più, digitano – o zampettano – come i cani sapienti, come la scimmia dell’uomo con l’organetto. Se aprono bocca, è per parlare di una cosa che si chiama uotsapp, o per usare un verbo che suona come postare, sino a toccare accenti eccitati che una volta destinavamo a ondate di calore o di amore, o di tutte e due assieme.

Sto diventando un mendìco: mio figlio mi accredita al rugby e a qualche appuntamento a cui se posso non rinuncio tipo i Mondiali e gli Europei di atletica; un giovane collega, Alessio, mi concede libero ingresso al Golden Gala perché i miei tentativi di accreditarmi finiscono più o meno come dovessi costruire le piramidi con una cazzuola e un secchio di calce. Ho calcolato che nel tempo in cui non sono riuscito ad accreditarmi (error, error, godeva l’indirizzo respingendomi) poco prima avevo scritto un pezzo di sessanta righe.

L’intelligenza artificiale non fa per me, preferisco l’altra, quella che per lunghi secoli e sino a una sessantina d’anni fa ha creato cose magnifiche, ed è in momenti come questo penso alla cattedrale di Chartres e penso: ma quella banda che agisce in California e che ha fritto il cervello a diversi miliardi di esser umani, sarebbe stata capace di costruirla?

Ma cosa vuoi dire? Replicano quelli che si sono adattati, e quello che mi fa girare più le palle è che c’è molta gente vecchia come me o anche più vecchia: definirli traditori mi appare esagerato perché finisce per dare loro dignità.

Voglio dire che la prima volta che, sorgendo dai campi, ho visto avvicinarsi la cattedrale di Chartres, mi sono commosso e lo stesso ho provato davanti al Cenacolo di Leonardo, ai dodici apostoli nel mare ruggente che viene dall’Antartide e a un sacco di altre cose che mi hanno lasciato tracce.

Davanti a un telefonino, davanti a un computer, solo un senso di estraneitĂ . Error, error, certo, ne ho fatti moltissimi ma da te non voglio sentirmelo dire, cazzo.
 

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