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Italian Graffiti / La solitudine delle candidature invernali

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Sabato 5 Maggio 2018

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La "vocazione" invernale dello sport italiano a confronto con la scarsa presenza nell'ambito delle Federazioni Internazionali.

di Gianfranco Colasante

Come è noto, sono addirittura tre le località italiane che hanno comunicato al CIO l'intenzione di voler organizzare i Giochi Invernali del 2026: in ordine alfabetico, Cortina d'Ampezzo, Milano e Torino. Intenzione controfirmata dal CONI, l'ente pubblico garante nel nostro Paese dei dettati e delle disposizioni del CIO stesso. Quindi tutto nella norma: se ne riparlerà nel settembre 2019 quando, nella Sessione ospitata a Milano (per l'organizzazione è attivo da un paio d'anni un apposito comitato che fa capo a Diana Bianchedi, ex-vice presidente del CONI e già direttore della abortita candidatura di Roma ai Giochi del 2024). Appare un dettaglio che al momento le regole CIO impedirebbero l'elezione di una città nella Sessione organizzata nel proprio Paese. Ma, come detto, si tratta di un dettaglio.

In questi giorni di fibrillazioni politiche che, nella impossibilità concreta che si possa formare un governo, paiono preludere a una nuova tornata elettorale, c'è da rilevare che - almeno in nome dei cosiddetti "ideali" olimpici - le tre città abbiano trovato una salda unità di intenti. Infatti, per Cortina scende il governatore del Veneto Luca Zaia (Lega); per Milano è in campo il sindaco Giuseppe Sala (PD); per Torino è garante con convinzione il sindaco Chiara Appendino (5-Stelle). Come dire l'Italia divisa in Parlamento, ma unita nella candidatura.

Detto subito che - per avere una certa credibilità - le candidature olimpiche dovrebbere sempre "nascere" dal basso, cioè coinvolgere i cittadini che poi dovranno pagare per i "sogni" dei proponenti, cerchiamo di verificare quale è la presenza italiana nell'ambito delle federazioni internazionali degli sport invernali. Anche perchè toccherà a loro presiedere all'organizzazione tecnica e, quindi, credibilmente ad avere un peso rilevante anche nelle scelte olimpiche. Considerati i rapporti di forza tra le stesse FI e il CIO, in quella zona grigia nella quale si sommano e si sovrappongono incarichi, ruoli ed influenze.

Vediamo. Le federazioni interessate sono sette e, stando a PyeongChang 2018, si occupano di 15 discipline del programma olimpico. Interessante dare un'occhiata al management di vertice, cioè ai presidenti, ai vice-presidenti e ai membri del council che li compongono. In un termine ai componenti dei loro "governi" politico-tecnico. Con riscontri non proprio esaltanti per lo sport nazionale.


Contiamo infatti su un presidente - Ivo Ferriani, eletto nel 2010 e dall'estate 2016 cooptato nel CIO (nella foto) - per il Bob e lo Skeleton e due soli membri nei consigli. Si tratta di Flavio Roda - appena confermato per la terza volta alla guida della FISI - nella potente federazione dello Sci dove figura tra i 13 consiglieri, e di Sergio Anesi, in carica tra i 10 consiglieri della ISU, la federazione di Pattinaggio. Nessun vice-presidente e nessun dirigente nei consigli di Biathlon, Curling, Hockey e Slittino. In sintesi, tre italiani su oltre un centinaio di nomi.

Se a questa fotografia poco soddisfacente, aggiungiamo la "bocciatura" riportata da uno dei mostri sacri delle nostre discipline invernali - Armin Zoeggler - per la commissione atleti del CIO nelle elezioni tenute in Corea lo scorso febbraio, il quadro si fa sconfortante. Ma sufficiente a consigliare qualche opportuna riflessione ai "proponenti" e, soprattutto, suggerire dove e come operare per un futuro prossimo venturo.

 
 

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