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Saro' greve / Per la festa di Alessia e di tutte le donne

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Giovedì 8 Marzo 2018

trost-18 2

Sono stati di Alessia Trost e delle altre ragazze i nostri migliori risultati nella rassegna mondiale di Birmingham. Una occasione, quella dell'8 Marzo, per ricordarlo.

di Vanni Lòriga

I ventidue rintocchi delle campane della mia parrocchia sono coincisi, lo scorso sabato sera, con l’inizio della telecronaca RAI sul Campionato Mondiale indoor di Birmingham. Naturalmente a quell’ora eravamo già tutti informati di quanto successo nell’Arena inglese mentre non poteva saperlo un pimpante Stefano Tilli, che ci faceva pregustare qualcosa d’Azzurro nel corso della giornata. Purtroppo le “differite” serbano sempre insidie e le maggiori attese, legate soprattutto alla gara di Fabrizio Donato, si erano già spente per un subitaneo infortunio che, ne siamo certi, non fermerà i triplici voli del Capitano, del nostro Capitano. Sfumata l’unica fondata possibilità di medaglia azzurra resta nell’albo d’oro il solo bronzo di Alessia Trost (foto Colombo/Fidal). Che è ancora lontana dai suoi limiti, ma che ha migliorato lo stagionale.

A tal proposito, si è parlato molto della sua rincorsa (ritorno all’antico o no?) e ci sono ormai in merito due scuole di pensiero. Quando ascolto queste tavole rotonde (e dietro immagino un medium …) mi torna in mente una storica ed apodittica sentenza: “Lo stile migliore è quello con cui salti più in alto …”.

Certo non possiamo dimenticare che il primo maestro di Alessia (proprio oggi compie 25 anni e sono di rigore gli scontati auguri) fu il caro Gianfranco Chessa. E vogliamo ricordare il caro amico sardo (e più avanti parlerò ancora della mia Isola) proprio nel giorno dedicato alla Donna, sottolineando che in questo mondiale al coperto le migliori soddisfazioni sono giunte, in Casa Italia, proprio dalle ragazze, con la Trost al suo stagionale, con la 4x400 (Lukudo, Folorunso, Bazzoni, Spacca) al nuovo record nazionale ed Anna Bongiorni e la citata Raphaela Lukudo ai primati personali.

Il teorema di Eddy Ottoz

A chi volesse obiettare che in definitiva non si tratta di imprese eccezionali ricordo quello che si potrebbe definire il “Teorema di Ottoz” sui talenti emergenti: “Chi riesce a migliorare i suoi limiti in condizioni difficili ed in gare ad alto livello, è destinato a fare grandi cose”. Per precisione cronistica tale teoria fu enunciata il 15 agosto 1971 ad Helsinki, pronosticando un luminoso futuro per due giovanissimi che si chiamavano Sara Simeoni (nona) e Pietro Mennea (sesto) che nell’occasione stabilirono i loro personali.

Per questo motivo reputo positivo, anche se certo non esaltante, il bilancio della nostra atletica a Birmingham. Importante è fare passi avanti, anche se apparentemente piccolissimi, come quello di Yassin Bouih nei 3000 metri. Lo stesso presidente Alfio Giomi si è dichiarato ottimista, partendo dall’orma prossimo Campionato Europeo di Berlino e non escludendo una futura candidatura romana per la rassegna continentale (che diventa polisportiva, una sorta di Giochi Europei).

Niente cartone, avremo le medaglie d’acciaio

“Nel 1990 a Spalato – ricorda – fummo fortissimi ma onestamente contavamo di una grossa eredità lasciataci dalla gestione precedente. Questa volta invece siamo praticamente partiti da zero e per riprenderci ci vogliono tempi lunghi. Stiamo lavorando e già molto di buono si è visto lo scorso anno nelle rassegne europee Under 23 e Juniores. Lavorano bene i giovani, ci stiamo impegnando per gli impianti. È stato già accennato agli interventi sul PalaIndoor di Ancona ed abbiamo anche concluso un accordo con il Comune di Roma per il rilancio del Paolo Rosi. Altre iniziative non sono prive di interesse”.

“Piuttosto singolare il contatto promosso da Livio Berruti con Alberto Bolaffi, erede attivo della più grande famiglia di numismatici e filatelici. È stato pensato che sia arrivato anche il momento di gratificare gli atleti che falliscono di poco il podio delle grandi manifestazioni. Invece che parlare della irridente ‘medaglia di   cartone’ assegneremo delle belle medaglie d’acciaio. E tiriamo avanti con determinazione”.

A Birmingham splende il granito di Gallura

Avevo promesso di parlare della mia Isola soprattutto per segnalare qualcosa di Sardo che si trova a Birmingham. Il mondiale indoor si è svolto nella Arena che non è molto lontana (una decina di metri) dall’International Convention Center (ICC) inaugurato nel 1991 da Elisabetta II e che nel giugno dello stesso anno ospitò il Congresso del CIO che assegnò i Giochi Invernali del 1998 a Nagano. Era in corsa anche Aosta ed esemplare fu la presentazione del collega Gian Paolo Ormezzano. Non fu sufficiente a convincere i Membri CIO ma mi consolai constatando che quel Centro era white stone cladding, cioè ricoperto di pietra bianca, E quella pietra bianchissima che illuminava la Città del carbone altro non era che granito candido di Buddusò!

E per rimanere in Sardegna, pur non muovendomi da Birmingham, ho chiesto al bravo ricercatore Luca Puggioni una scrupolosa radiografia della gara che maggiormente mi ha impressionato, quella maschile sui 60 metri. La trovate qui. A chi dovesse chiedersi, o chiedermi, a cosa serva conoscere tutte queste cifre, rispondo come avrebbe fatto Ignazio Lojacono, Presidente del CUSI e quattro lauree (vere):

– E mi dici cosa ci guadagni a non saperle?

Buona lettura a tutti voi.

 

 

 

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