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Piste&Pedane / Sorpresa: i nostri giovani corrono poco

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Lunedì 8 Gennaio 2017

campaccio-18 2

di Daniele Perboni

Non ci eravamo dimenticati di voi, cari lettori che, presumiamo, ormai vi siete moltiplicati come i pani e i pesci, … Calmi, non crediate che l’accostamento al miracolo narrato nei Vangeli ci abbia poi fatto diventare più buoni. Magari ammorbiditi, forse un poco più ben disposti e tolleranti. Ma, comunque, non inclini a rinunciare alla libertà di parola e di scrittura. Ci eravamo lasciati con la notizia di una “censura” avvenuta nei nostri confronti. Sanzione rientrata, nel volgere di 24 ore, con l’aggiunta di una postilla in cui si spiegava che la FIDAL milanese non condivideva la critica contenuta nell’articolo incriminato. Nulla da obiettare. Hanno tutte le ragioni del mondo nel prendere le distanze. Siamo ospiti, quindi il padrone di casa ha il potere e il dovere, se non condivide, di farlo presente. Tutto chiarito, dunque, anche a seguito di una lunga chiacchierata telefonica con il responsabile della “sparizione”: il presidente provinciale Paolo Galimberti. Quello che ci fatto rivoltare, però, è stato il modo in cui è avvenuta la censura. Cioè senza nessuna comunicazione preventiva. Ma per quanto di riguarda, argomento chiuso.

L’anno si è aperto con il tradizionale Cross del Campaccio (6 gennaio, foto Colombo/Fidal)) che, come di consueto, ha messo in fila un ottimo cast internazionale. Inutile star qui a elencare quanto accaduto sui prati di San Giorgio su Legnano, ormai lo avrete letto, e visto in ogni dove. In queste righe ci preme portare alla luce alcune disquisizioni uscite dai due convegni tecnici che hanno preceduto l’appuntamento lombardo: a Venaria Reale (Torino) e nella sede del Campaccio. Purtroppo non abbiamo presenziato alle tavole rotonde, ma le informazioni ci sono state fornite direttamente da alcuni degli autorevoli relatori: Renato Canova e Antonio La Torre.

Facciamola breve: da entrambi i simposi è emersa chiara una problematica che sino ad ora non era mai, o quasi mai, stata presa in considerazione. Cioè che la carenza di eccellenze nelle prove di mezzofondo e fondo è dovuta solo in parte alla scarsità e alla qualità di materiale umano su cui si è costretti a lavorare. Se abbiamo compreso bene, una percentuale, e neppure tanto esigua, di responsabilità è da attribuire proprio ai tecnici. Già ne circolano pochi e i migliori sono irrimediabilmente attratti da altri mondi. Inutile nasconderlo, anche questi signori devono campare, quindi eccoli migrare verso sport e attività più remunerativi. Il problema, però, non sta solo in questo.

Sempre più prepotentemente emerge un’altra causa a cui sino ad ora nessuno (o pochi coraggiosi) aveva accennato. L’incapacità del tecnico in questione di confrontarsi con altri allenatori più esperti. A cosa è dovuta questa chiusura? Probabilmente, sempre stando ai demiurgi sopra citati, alla paura, e non si sa sino a quanto inconsapevole, si poter perdere il tal atleta o, peggio, alla incapacità di riconoscere i propri limiti. Ho scoperto un nuovo talento? Dunque sono bravo, perché lasciarlo andare? Insomma, ci troviamo di fronte ad un nuovo e forse mai abbastanza sviscerato problema. Sia chiaro, quanto emerso non è la verità assoluta, ma è parte di una “rogna” che prima o poi tutto il mondo dell’atletica dovrà affrontare.

Altra considerazione emersa nelle chiacchierate sotto il cielo plumbeo di San Giorgio: i nostri atleti (specialmente i più giovani) corrono poco. Poco? Sì. Tanta, tantissima tecnica ed esercitazioni varie, ma sempre meno corsa. Ecco le parole di Canova: «Troppe volte ho visto programmi di allenamento con pagine e pagine dedicate agli esercizi tecnici, spiegati in ogni minimo dettaglio. Poi si finiva con: un’ora di corsa. Corsa, va bene, ma come e quanto correre? Un’ora della mia corsa sono sei chilometri, quella dei migliori al mondo sono venti! Dunque? Sembra che questo aspetto sia passato in secondo piano».

La conferma ci è venuta anche dall’amico consigliere federale, da sempre tecnico di base e che in anni passati ha portato all’eccellenza regionale diversi atleti. «Ha ragione Canova, vedo i miei giovani allenatori che dedicano ore alla tecnica e poco alla corsa. Non smetto mai di ripeterlo: l’atletica è corsa».

Chiudiamo con un piccolo sondaggio. Prendetelo per quello che è. Quante medaglie porteremo a casa da Berlino? C’è chi dice anche sei (un giornalista) e chi due se tutto va bene (un tecnico). Ampio spazio, ed attenzione, alla discussione, …

 

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