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Saro' greve / Con Eupompus il calcio italiano sarebbe ai Mondiali

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Lunedì 8 Gennaio 2017

mondiale-2018 2

di Vanni Lòriga

Questa volta sento il dovere di essere “greve” verso me stesso. E spiego il motivo. Alla fine degli anni Cinquanta mi fu consigliato di leggere un libro di Aldous Huxley dedicato ad un certo Eupompus, pittore che “aveva dato lustro all’arte mediante i numeri”. Il suggerimento mi giunse da un gruppo di amici che, nella città portuale in cui vivevo, godevano della meritata fama di far parte della cosiddetta intellighenzia. Ed in fondo la meritavano in quanto si trattava di personaggi come i fratelli Vitale (Aldo in seguito avrebbe insegnato alla Sorbona ed Eligio all’Università dell’Aquila dopo aver ricoperto l’incarico di Bibliotecario della Camera dei Deputati); Mauro Mellini (buon quattrocentista nella Asteria-Esperia, parlamentare radicale, promotore del divorzio e membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura); Ugo D’Ascia (vaticanista della RAI); Paolo Pulci (avvocato e Presidente dell’INAIL).

In un gruppo di tali umanisti ero praticamente di complemento (provisional gentleman, direbbero gli inglesi) in quanto appassionato di matematica e forse per questo mi fu parlato di Eupompus.

Si trattava di un pittore (IV secolo a.C.) che ad un certo momento rifiutò i metodi tradizionali, reputando che il mezzo più idoneo a rappresentare la “ratio” del concetto fosse il Numero, in definitiva simbolo dell’infinito. Della sua produzione pittorica resta una sola documentazione, un affresco custodito al quarto piano del Museo Nazionale Romano e raffigurante un Atleta vincitore premiaro con la palma. Perciò l’artista di Sicione sapeva cosa fosse lo sport.

Il rimprovero che mi muovo, e del quale ho accennato all’inizio, è non aver subito capito che il Numero è in fondo il nostro pane quotidiano. Scrivo su un Sito che del Numero fa il suo verbo e che è creato e diretto da uno dei maestri della statistica (e della storia che ne è maestra). Ma dimenticavo che esiste un altro modo di “dare lustro allo sport” usando le cifre e la loro composizione.

Sfogliando l’Almanacco di Fra’ Indovino

Non si tratta più di statistica ma di una faccenda differente che somiglia molto al libro dei sogni, alla cabala, agli almanacchi di Barbanera e di Fra’ Indovino. Soprattutto se viene applicato al gioco del calcio. Cito un esempio. Non faccio nomi perché non sta bene, ma si tratta di cose sentite alla TV (di Stato) o lette su importanti quotidiani.

Per esempio per questi novelli numerologi il fatto che il Napoli abbia terminato il girone di andata con 48 punti sta a dimostrare che alla fine del torneo avrà (o potrebbe avere) 96 punti. Assistiamo così all’invenzione della moltiplicazione per due, la cosiddetta regola del raddoppio.

Ma c’è di meglio. Ci capita di leggere notizie ancora più utili e storiche. Per esempio che non è mai successo che una squadra che a metà campionato ha un solo punto abbia poi vinto lo scudetto. Ritengo che il Benevento non sia in grado di sovvertire la tenace tradizione.

Potrebbe magari capitare di essere informati che non succedeva dal 1928 che un terzino segnasse un gol nei primi dieci minuti della partita e che solo in una amichevole del 1912 un portiere si sia inflitto un autogol nel primo minuto dell’incontro. Era ancora intento ad indossare i guanti e quando si accorse del sopraggiungere della sfera cercò di intercettarla con un suicida intervento del piede sinistro …

Intanto apprendo, dal solito autorevole quotidiano e sempre parlando di numeri, che la squadra che schieri un certo calciatore (di cui mi sfugge il nome) è come se giocasse con un “dado a sette facce”. Ritengo che l’uso di un simile ettaedro (un prisma pentagonale appunto con sette facce, 15 spigoli e 10 vertici) sia sconsigliabile in qualsiasi bisca.

Amo comunque i numeri e chi si diletta a giocare con gli stessi. E mi domando perché non li abbiano usati durante le fasi di qualificazione al Mondiale di calcio. Sarebbe bastato dedicarsi allo studio di tutti i precedenti campionati del Mondo, accertando quale fosse l’età media delle squadre che hanno vinto quella che si chiamava Coppa Rimet; fare la media ponderata dell’altezza e del peso dei loro giocatori. Dati che avrebbero consentito a Tavecchio di non andare alla ventura e di permettere a Ventura di non dover riconsegnare le chiavi a Tavecchio.

Così ancora una volta i numeri avrebbero potuto dare pregio al nostro calcio. E mi rimprovero per non averlo segnalato al momento opportuno.


 

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