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I sentieri di Cimbricus / Cricket e vita per due miliardi di anime

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Giovedì 30 Novembre 2017

cricket 3

di Giorgio Cimbrico

Alla fine della settimana scorsa il Times ha presentato l’appuntamento con 11 magnifiche pagine e non passa giorno che, aprendo lo sconfinato sito sportivo del Guardian, la prima notizia riguardi solo e soltanto "The Ashes", le Ceneri. Da noi, ovviamente, nessuno pubblica una riga su Australia-Inghilterra di cricket, quell’antico passatempo, quel curioso costume di vita, quell’abito mentale (etichettarlo sport sarebbe riduttivo) che riguarda un paio di miliardi di uomini, donne e bambini  - provate voi a sommare gli abitanti di Inghilterra, Irlanda, Sudafrica, Zimbabwe, India, Pakistan, Bangla Desh, Chistimas, Cocos and Keeling, Norfolk, Fiji, Nuova Zelanda e Australia – e che ha avuto il suo Abramo, il suo MosĂ©: dei profeti William Gilbert Grace aveva la barba, la forza e un mazza che sembrava donata da Dio.

Chi non segue quello che per i popoli di lingua inglese è un’attività che investe la vita stessa, o pensa che quello che viene considerato l’avo del baseball sia un rito lungo e noioso, buono per l’ora del tè sostenuto da tramezzini con i cetriolini, è autorizzato a domandare cosa siano le Ceneri, perché abbiano un nome così quaresimale e soprattutto perché siano così importanti.

La prima risposta è che con Australia-Inghilterra del 1877 iniziano i confronti tra squadre di continenti diversi (nel 1871 e nel 1872 rugby e calcio avevano dato il via ai faccia a faccia limitatamente a Inghilterra e Scozia) ma le Ceneri ancora non c’entrano. La vera storia parte nel 1882, 45° anno di regno di Victoria, la Vedova per i militari in servizio nella vastità dell’Impero, la Nonna per i pellerossa che in Canada non dovevano soffrire il disinvolto genocidio praticato dai liberi e democratici americani.

All’Oval di Londra, quartiere di Kennington, gli australiani, alla prima visita e accolti con una certa sufficienza (erano dei colonials, dopotutto), ebbero la meglio sugli inglesi, inventori e depositari, e Reginald Brooks detto Bloobs, pubblicò sullo Sporting Times uno dei più beffardi necrologi nella storia delle commemorazioni: “Nel ricordo amorevole del cricket inglese scomparso il 29 agosto 1882. Il corpo verrà cremato e le ceneri portate in Australia”.

Gli australiani presero la cosa dannatamente, e sportivamente, sul serio e quando sei mesi dopo furono gli inglesi a render visita in fondo al solito viaggio interminabile, al capitano (e conte) Ivo Bligh eleganti dame della buona societĂ  dello Stato di Victoria (tra cui Florence Morphy che piĂą tardi sposerĂ  proprio l’aristocratico giocatore inglese), consegnarono una piccola urna – stile lacrimatoio dell’antica Grecia â€“ che conteneva le ceneri di una palla e di una delle “porte”, gli wicket, che stanno alle spalle del battitore: dopo una vittoria che aveva il sapore della vendetta, gli inglesi avevano diritto a riportare in patria le spoglie.

L’urna rimane in casa di Bligh, diventato nel frattempo Lord Darnley, e alla sua morte viene trasferita al museo del cricket di Lord’s che, ristrutturato in vista della coppa del mondo del 2019, ha ricevuto l’ultima visita inaugurale di Filippo duca d’Edinburgo prima dell’autopensionamento. L’urna non viene messa mai in palio, ma si è sempre giocato in nome del suo spirito e di ciò che in essa è contenuto: un piccolo pugno di ceneri, una grande massa di storia e un formato di sport che appartiene a un mondo perduto e conservato.

Perché le Ceneri riescono a tener duro con la loro smisurata lunghezza, un mese e mezzo abbondante: dentro quella serie di sette test potrebbero abitare tre Giochi Olimpici e una Coppa del Mondo e mezza di calcio o di rugby. All’apparenza ingombranti, ma anche preda ambita dai network: per 48 giorni, il palinsesto di un canale è fatto: cricket, dal mattino alla sera, con i suoi strani, lenti ritmi, le sue accensioni improvvise, uno spaventoso bagaglio statistico che rinvia a eroi per un giorno, ad angeli vendicatori. In Australia, la frase di Fred Spofforth (“Si può fare”), pronunciata in quel giorno di 135 anni fa, è diventata simbolo del brusco realismo degli “aussies”. Da quelle parti si gioca da quando arrivarono i primi galeotti, in Inghilterra da settecento anni, tornando dai campi, preparandosi a scontrarsi con i francesi ad Agincourt.

 

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