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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fatti&Misfatti / Asini e buoi. Da dove cominciamo?

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Martedì 14 Novembre 2017

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di Oscar Eleni

Carissimi che avete la pazienza di leggere, sono Oscar Eleni collaboratore di siti senza padroni. Notte cupa per l’Italia del pallone fuori dal mondiale. Da dove cominciamo? Dal bue che dà del cornuto all’asino? Beh sembra questa la strada. Rifondare dai vivai. Dai genitori che erano a San Siro e hanno fischiato l’inno della Svezia? Dalle dimissioni di chi comanda adesso. Dovrebbero andare via in tanti e in molti sport nell’Italia che cincischia sempre appena si parla di sport nella scuola. Li avete visti i “migliori” calciatori italiani nelle qualificazioni e poi nel letale spareggio per non andare al mondiale? Tre passaggi in fila? Mai. Cross, mai riusciti, per nano attaccanti. Confusione.

Quando Ventura dice di essere orgoglioso degli uomini che ha selezionato e mai guidato ci viene in mente il solito pifferaio con i topi della corte che vanno verso il fiume. Gli spareggi con la Svezia ci hanno detto che siamo attori da spettacoli nelle piazze. Sceneggiate che offendono il vero sacrificio richiesto dallo sport di qualità. Si ricomincia dai vivai se hanno lo stesso rigore per lo studio e l’allenamento che aveva Formia per l’atletica, che ha avuto per il nuoto, prima con Castagnetti, e, adesso, dal laboratorio Morini e la Verona della Pellegrini.

Se gli imbonitori televisivi potessero tacere, fermandosi a pensare, insistono ad urlare per vendere ciò che è già stato venduto, dicendo agli asini che sono tali, magari potremmo fare qualche passo avanti. Nella sfida persa contro una Svezia che non è parente di quella del mondiale che ha beatificato Pelè ci è rimasta in mente soltanto la qualità degli attori in campo. Molti guitti. Ora tutti vogliono dimissioni, per ricominciare in maniera gattopardesca: cambiare tutto perché nulla cambi davvero.

Scusate lo sfogo, ma in questo Paese destrorso e sfasciato, dove un guitto fa il saluto fascista a Marzabotto, ci sentiamo soffocare. E, si dice, non è neppure una dittatura.

 

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