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I sentieri di Cimbricus / "Abbiamo avuto i nostri giorni, ... "

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Martedì 14 Novembre 2017

atlhetic elite

di Giorgio Cimbrico

Oskar Matzerath, nano e pazzo, batteva sul tamburo di latta per narrare gli anni di cani che aveva vissuto e che il mondo stava per vivere. Chi inventò e si servì di questo personaggio allegorico, il premio Nobel Gunther Grass, finì nel tritacarne: da ragazzo, mentre l’Armata Rossa, stava per investire la Prussia Orientale – ma lui preferiva chiamarla Masuria – si era arruolato in un reggimento di SS, venne rivelato tanto per spargere crepe sulla sua militanza di sinistra, sulla sua capacità di evitare l’establishment. Ora tritare la gente, specie se è famosa, è diventato febbrile: quelli che, poveri loro, vivono nei social e dei social, preferiscono l’aggettivo virale, eloquente sui perniciosi effetti della malattia e del contagio.

Tocchi il culo a una donna e lei se ne ricorda trent’anni dopo; investi 113.000 sterline in una banca delle Cayman e siccome sei Carlo, principe di Galles, diventi un mostro, più o meno come tua madre la Regina. Tutti gli altri, a cominciare da Molok onnipotenti che incombono sulle nostre vite, sulle abitudini che la massa ha abbracciato con entusiasmo, rientrano solo sullo sfondo.

Devo dire che noi che amiamo l’atletica e a cui continuiamo a dedicare ore della nostra giornata, certi processi, che ora chiamano la macchina del fango, li abbiamo attraversati, a partire da cinquant’anni e, come Orfeo fa con lo Stige, li abbiamo passati con una certa disinvoltura. Chi ha tentato di spiegarsi le cose, di non udire il battere di una sola campana, ha capito che quei dannati, fottuti comunisti che stavano al di là della Cortina di Ferro praticavano il doping statale ma poi ha capito anche che il doping basato di iniziativa privata, molto liberista, era la dimensione in cui agivano dall’altra parte. Sennò non si spiega perché la DDR avesse una donna (sessantenne viva e vegeta) che correva i 400 in poco più di 47” e gli USA, a un certo punto, ne abbiano tirato fuori un’altra (defunta prima dei 39 anni) che, con crono manuale, abbia volato in 10”3. Insieme a molti altri anniversari che ci sono cari, il 2018 presenterà anche quei picchi degni di cime tempestose.

Il fatto è che chi è più potente, chi ha in mano la macchina della propaganda, ha sempre la meglio. E così i demoni stavano sempre da una parte e le vittime dall’altra, ed è in questo scenario manicheo che sono nati nuovi strumenti che in realtà sono molto vecchi.

La Serenissima Repubblica di Venezia aveva istituito delle buche per le denunce anonime, fatte a bocca di leone: bastava una lettera e uno finiva davanti al tribunale, rischiava i tratti di corda e spesso finiva per confessare anche quel che non aveva fatto. Nel nostro mondo le bocche di leone si sono moltiplicate: si chiamano blog, email, facebook. Attacchi violenti, accuse, sdegno a comando, isteria, volgarità, insoddisfazione che diventa odio. Il mondo – e chi lo popola – è diventato la salita al calvario di Hyeronimusch Bosch: ceffi che offrono il volto dell’anima, se c’è.

Basta poco per scatenare cadute luciferine: una delazione, quanto sincera non si sa, è sufficiente per trasformarsi nei barili delle polveri che Guy Fawkes piazzò sotto il Parlamento inglese l’anno del Signore 1605. E chi, passivo e ben connesso, assiste a tutto questo, è convinto di vivere e di far parte di quel che chi comanda chiama progresso, in nome di una chiarezza che è sempre stata negata. Non è così, naturalmente.

Forse aveva ragione Shakespeare, a cui di solito di ricorre per una bella frase ad effetto, di quelle che ormai usano anche quelli che pubblicizzano automobili o creme di bellezza: "La vita è il racconto narrato da un idiota, pieno di strepiti e di furore, che non significano niente". E negli strepiti e nel furore, e senza memoria, stanno vivendo quelli che hanno accettato il nuovo ordine stabilito. Affari loro, come loro sono questi anni di cani. Come disse un poeta irlandese, abbiamo avuto i nostri giorni e ne siamo felici.
 

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