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I sentieri di Cimbricus / Mariya, per la IAAF da regina a cenerentola

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GiovedĂŹ 9 Novembre 2017

kuchina-2 2

di Giorgio Cimbrico

Un po’ di tempo fa avevo spedito per piccione viaggiatore a herr direktor un paio di profili, arricchiti da compendio statistico, sui due atleti che avevano forti possibilità di esser nominati dalla IAAF Atleta uomo e Atleta donna dell’anno: Mutaz Essa Barshim e Mariya Kuchina Lasitskene, l’uno e l’altra saltatori in alto, campioni del mondo e capaci di chiudere l’anno da imbattuti. Puntualmente pubblicati. Ora Barshim compare nel terzetto dei finalisti, in compagnia di Mohamed Farah e di Wayde van Niekerk che nel 2017 imbattuti non sono. Mariya no: al ballottaggio finale, prima dell’annuncio del 24 novembre, sono state ammesse Almaz Ayana, mezzofondista etiope, Ekaterini Stefanidi, astista greca, e Nafissatou Thiam, eptathleta belga.

In un mondo che ricorre ormai a etichette estreme, a messaggi che intendono provocare rumore, a definizioni rozzamente urticanti, si fa largo il desiderio di dire che l’esclusione è scandalosa. O sospetta. O dettata da una delle peggiori malattie che albergano in questo nostro tempo: l’ipocrisia, da legare con robusti tralci d’edera all’atteggiamento, da parte di chi comanda, di non dire mai la verità, tutta la verità.

Io l’ho votata, al primo posto, e so per certo che l’ha fatto anche un’amica e collega di lungo corso. A palmi credo che lo abbiano fatto anche altri chiamati a pronunciarsi spingendo con l’indice su un tasto. Appare strano che non appaia nel trio, formato da chi è stata vista soltanto ai Mondiali (Ayana), da chi (Stefanidi) ha fornito senza dubbio una stagione esemplare ma senza spingersi a quote stellari e da chi (Thiam) non ha fatto che confermare le sue poliedriche abilità.

Vedo di andare al dunque senza usare quel condizionale che sta diventando un tormento inquinante: Kuchina non può essere nominata atleta dell’anno perché ha la colpa di essere russa, di appartenere a una federazione messa al bando, sino a quando non si sa. È stato sotto la sigla Ana, Authorised Neutral Athlete, che la ragazza nata nel Kabardino-Barkalia ha visto dischiudersi i cancelli che le hanno permesso di saltare per il mondo, di vincere sempre, di attaccare in tre occasioni il trentennale record del mondo di Stefka Kostadinova, di superare 19 volte asticelle poste a 2,00 o più, di offrire, con 2,06, un risultato non più pervenuto da sei anni, di regalare un nitore tecnico dai pochi riscontri anche confrontandola con le grandi del passato. Mariya è la corda dell’arco. Pizzicala, e la freccia partirà.

Ana, a questo punto, può anche essere la sigla di Atleta non Autorizzata a stringere tra le mani l’Oscar che meritava per quel che ha fatto, per quel che ha detto – commuovendosi e facendo commuovere – quando ricordava la rabbia provata e le lacrime sparse quando, prima gli Europei di Amsterdam, poi i Giochi di Rio, scomparvero dal suo carnet di impegni, dal registro delle sue ambizioni.

“Ci rivedremo nel 2018”, ha comunicato al mondo attraverso messaggio. Per un’Ana, per un’Altezza non Attesa. Perché tutti aspettano banalmente 2.10 e lei magari ha in animo di proiettarsi a 2.11. I caucasici sono tipi balzani, imprevedibili.

 

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