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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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De Luca

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Bruno DE LUCA

de luca

(gfc)
Non stava bene da molto tempo, Bruno, ma non per questo aveva smesso di seguire ed occuparsi del suo mondo: l’atletica a tutti i livelli. Si può affermare, per lui che non s’era mai sposato, che l’atletica sia stato il vero grande amore, l’amore di una vita. Da quando l’aveva incrociata, nel 1949, da giovane mezzofondista in quel laboratorio di umanità che era l’US Aterno (per chi non lo sapesse dal nome del fiume che, incrociando il Pescara alle gole di Popoli, attraversa e divide la città), piccola società che aveva la sede nella pasticceria di Ciro Quaranta, un grande tecnico e organizzatore, tra quanti nel 1934 avevano frequentato il primo corso per allenatori indetto da Zauli. In anni nei quali l’atletica a Pescara si celebrava sulla ridotta pista in terra del vecchio Rampigna, il campetto a ridosso del fiume dove giocava la squadra di calcio cittadina, oggi solo uno spazio mutilato e schiacciato tra i palazzoni della periferia

Se ne è andato in silenzio, Bruno, com’era nel suo carattere, spegnendosi nella notte tra il 4 il 5 novembre. Aveva 84 anni, nato com’era nel 1933, e poteva ben dirsi pescarese puro sangue, una specie forse estinta. In questi casi ci si rifugia nelle tappe del curriculum, che per Bruno è lunghissimo e copre gran parte della storia atletica non solo abruzzese, ma si fa così torto alla persona e soprattutto alle sue qualità e a quello che ha saputo dare a chi ha avuto la ventura di incrociarne la strada. Qualità che erano tante, oltre la razionalità e la dedizione, quasi la ferocia, con la quale affrontava il suo lavoro cui dedicava ogni minuto del proprio tempo.

Per conto del suo club, al tempo dei Giochi di Roma, era entrato nel Comitato Regionale che allora aveva sede in un appartamento di Corso Umberto, in pieno centro cittadino, prima di spostarsi in Piazza della Rinascita (che tutti oggi conoscono come piazza Salotto). Allora, e lo sarebbe stato per molti anni a venire, il Comitato era presieduto dal geometra Antonio Filippo Carboni, un piemontese dalla fibra robusta e dalla personalitĂ  prorompente che amava esprimersi in dialetto pescarese meglio dei nativi.

Molti i nomi importanti in quel Comitato: con lo storico professore teramano Carlo Eugeni c’erano, tra gli altri, Livio Lucianetti, tra i primi cronometristi italiani, l’anziano sulmonese Nicola Serafini, uno dei pionieri, Roberto Zuccaro, ex-saltatore con l'asta e falegname di qualità, l’indimenticato e signorile Pietro Mezzazappa fino a Paolo Parere e a Ludovico Sponsilli, un uomo che divideva il suo impegno tra il canottaggio e l’atletica, mio insegnante d’educazione fisica al liceo (fu lui a regalarmi la prima copia del settimanale Atletica, forse segnando la mia vita). E altri ancora che non ricordo. Bruno, ch’era il più giovane di tutti, nel 1962 divenne segretario, dando il cambio ad Anselmo Di Michele che lasciava per andare a lavorare al Nord (e che, di poco, l’ha anche preceduto nella tomba). Una scelta che parve naturale. E segretario e motore del Comitato lo è rimasto fino alla morte, per oltre mezzo secolo.

Insegnante di educazione fisica, Bruno è stato – riprendo dal necrologio apparso sui giornali cittadini – “dirigente e giudice di gara, fino a ricoprire l’incarico di ufficiale tecnico internazionale dal 1985 al 1987, mentre dal 1972 al 1987 è stato componente della Giunta Nazionale GGG. Tanti i ruoli di responsabilità come giudice e le onorificenze ricevute: Stella d’Oro del CONI, Quercia di III grado della FIDAL, Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica. Tra gli altri incarichi ricoperti, quelli di Fiduciario Regionale del Gruppo Giudici Gare e componente della Commissione Carte Federali”. Posso aggiungere solo la vice-presidenza del CONI provinciale tenuta dal 1976 al 1984.

Aveva tanti amici ed estimatori, Bruno, soprattutto nelle istituzioni romane. E sono stati in tanti tra loro a rammaricarsi di aver saputo della sua scomparsa solo ad esequie avvenute. A me, pescarese in esilio, mancheranno molto le sue telefonate che negli ultimi anni s’erano molto diradate e ridotte al solo Natale, ed ascoltare quel rammarico nostalgico per come fosse cambiato il nostro mondo. Rimpiangendo il tempo nel quale l’atletica era un arricchimento dell’animo e una fucina di amicizia e molta altra umanità. Addio, vecchio amico.

Roma, 18 marzo 1966: un giovane Bruno, con gli occhiali scuri,
al Consiglio Nazionale del GGG.

 

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