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Piste&Pedane / Ma a prevalere e' il pessimismo della ragione

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Lunedì 11 Settembre 2017

london-17

di Daniele Perboni

Continuano gli incontri fra il vecchio e disilluso cronista e l’asfissiante frequentatore di bar, consumatore feroce di pagine rosa, specialista di tutto un po’…

Come dice, scusi? Che ci ristoriamo ancora una volta davanti allo stesso bancone con una consumazione veloce? Purtroppo dice il vero, anche se non è un incontro voluto e cercato. Come dice? Che le sembro un cicinin velenoso? Ha perfettamente ragione. Oggi, poi, non è giornata. Se le chiedo di lasciarmi in pace riesce ad esaudire il desiderio di chi cerca solo un attimo di solitudine? Come dice, scusi? Che sì, mi lascerà nel tormento solo e soletto. Ripeta prego che non ho compreso l’ultima parte del discorso! Capito, una sola domanda e poi se ne volerà via. Bene, dica pure. Come? Che vorrebbe sapere come è finita la faccenda della crisi nera in cui versano i corridori italiani? Porti pazienza, ma di quali corridori parla?

Ciclisti, motociclisti, uccelli, e sì, anche quelli corrono, le dice nulla la parola struzzo? Finanche l’attaccante nel baseball può esser definito corridore. Quindi, vede che la sua affermazione è piuttosto generica. Come dice scusi? Che intendeva la “congiuntura negativa” dell’atletica italiana? Ora sì che ci intendiamo. Come vuole sia finita. Come le dicevo, tutto è precipitato nel nulla. Dimenticato. Fra pochi giorni si riuniranno i pensatori federali, la crema del movimento, per capire, studiare, analizzare, indagare, ponderare, meditare, mettere a punto la situazione e, di conseguenza, prendere le opportune decisioni o iniziative.

Insomma, l’impressione è che non ci stanno capendo una beata fava e non sanno da che parte girarsi. Sono letteralmente nel guano. Avevano una gran bella idea in testa, cinque, sei anni fa, che si è rivelata una “boiata pazzesca” ed ora sono lì al macero, aspettando che qualcosa accada. Ad esser sinceri dobbiamo ammettere che la cancrena ha un’origine più antica, risalente agli inizi del secolo. Questo secolo attenzione. Meglio esser precisi.

Come dice scusi? Vuol sapere perché tutto questo allarmismo è scoppiato solo ora? Voci critiche si son sempre udite, poche, mai ascoltate però. Poi qualche medaglia è sempre arrivata. Panacea di ogni male … Ora si è toccato il fondo. Sarà dura risalire, quasi come il Gavia o lo Stelvio. Forse meglio il Pordoi. Come dice? Che sto usando gli identici argomenti di tutti gli altri? Forse ha ragione, ma non ci siamo noi nella stanza dei bottoni e mai ci entreremo. Lo vada a raccontare a chi di dovere, quelli la come li chiama lei.

Come dice? Che proprio non sa chi potrebbe risollevare questa baracca? Come dice? Che questa atletica, meglio questa federazione, le sembra come il generale Paulus a Stalingrado? Allora secondo lei meglio arrendersi… Il problema è che in questo paese in caso di disfatta nessuno se ne vuole assumere le responsabilità. La colpa è sempre di qualcun altro, fattori esterni, il pil, gli stranieri, la scuola, famiglie, genitori, figli e giovani sfaticati. Insomma un corollario infinito di possibili cause che consigliano, alla fine, di lasciar perdere tutto e continuare con la solita routine. Qualcosa accadrà. Sarà la buona stella o la provvidenza. Vedremo.

Come dice ancora? Che nel frattempo l’attività sta continuando. Certo che sta continuando. Ora l’attenzione è concentrata sulla strada, maratone, mezze, half, 10 km, giri, cantoni, “quatar pass e na biretta” che accontentano tutti: manager, atleti, organizzatori, federazione. Fino alla prossima vera puntata. E via che si ricomincerà.

Come dice? Che come al solito sono pessimista. Me lo ha già fatto notare la volta scorsa. Che vuol farci, son fatto così. Non posso cambiare troppo velocemente. Alla mia età poi. Non ho la classe e il genio per approntare una nuova offensiva del Têt.

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