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Londra '17 / L'8.90 di Beamon? Una vera combinazione ...

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Sabato 12 Agosto 2017

beamon

di Vanni Lòriga

Forse abusando del mio ruolo di “libero” mi permetto di divagare, arricchendo o precisando alcune affermazioni sentite in Tv in occasione di questi Mondiali londinesi. Partiamo del Tartan e delle piste e pedane in materiale “coerente”. La prima affermazione che mi permetto di rettificare e che questi prodotti, che hanno sostituto la vecchia terra rossa detta tennisolite, siano stati introdotti nel 1968. Non è esatto, il Tartan fece debuttò durante la “preolimpica” del 1967. Lo testimoniò Eddy Ottoz che era colà, insieme ad altri. per studiare i segreti della temutissima altura.

Egli ci dichiarò: “Assistemmo a tutto il lavoro di preparazione, di colatura, di posa ed a metà ottobre ci corremmo sopra. Ovviamente ci piacque molto ma fu subito chiaro che erano necessari adattamenti tecnici. Soprattutto uno schift , cioè dell’attenzione dalla spinta al rimbalzo. C’era la possibilità di un attacco più deciso, più violento per cui il problema dei tre passi, in particolare nei primi ostacoli, risultò azzerato”.

Ci è stato anche detto (con una certa ironia, quasi che si parlasse a nuora perché suocera intendesse) che il Tartan questi grossi vantaggi non li fornisse e che, in particolare, il famoso volo di 8.90 di Beamon fosse dovuto a ben altre componenti. Entrerò nel merito subito non senza aver prima consigliato ai periti settori delle prestazioni atletiche di verificare (magari su questo sito se non su quello IAAF) quali siano stati i progressi in ogni specialità, soprattutto veloce con annessi e derivati, da quando si usano le pavimentazioni omogenee. Sono migliaia, fra cui quelli dovuti alla possibilità dei tredici passi, se non meno, sul giro di pista con barriere.

Tornando al salto-volo di Beamon mi affido ad una dichiarazione che Igor Ter Ovanessian rese in occasione dei Campionati Europei di Atene 1969. A chi gli chiedeva un parere sull’8.90 il “principe” rispose (mi ricordo che il più interessato era Gian Paolo Ormezzano, che sentiva “puzza di titolo buono”) con la abituale signorilità che il fenomenale balzo era dovuto alla combinazione di svariate circostanze: classe dell’atleta, altitudine con relativa bassa pressione, vento al limite del consentito, altitudine di Mexico City.

Naturalmente noi giornalisti usammo il lemma “combinazione” con il significato di “fatto accidentale” e non coincidenza di vari fattori (in inglese combination …). I titolisti ci misero del loro, e forzarono il concetto, e uscirono molto titoli simili al nostro odierno. Considerato che parliamo di uno dei più grandi o almeno famosi lunghisti della storia mi sembra doveroso rivelare il significato del suo nome.

Premesso che Igor è la versione russa di un più modesto Gregorio, e che in entrambe le lingue significa “lesto, sveglio”, passiamo al cognome. In Armenia, da cui proviene la famiglia del nostro personaggio, il prefisso Ter sta a testimoniare che fra i suoi ascendenti c’è stato un religioso. Il suffisso finale indica il patronimico, quello che in italiano è il “di”. Ovan è una deformazione di Ivan. Per cui abbiamo a che fare con un certo Gregorio (sveglio…) Di Giovanni, figlio o nipote di un prete …

Concludo con una notazione di natura tecnica. Vedo con piacere che mi stanno erudendo il novizio. Luca Di Bella era incorso in una imprecisione definendo flessioni gli esercizi effettuati da Isaac Makwala dopo la batteria solitaria sui 200. È stato subito corretto: “Trattasi di piegamenti!”. In realtà la differenza tra i primi ed i secondi dipende dalla posizione del “centro di massa” (stavo per scrivere baricentro che sembra la stessa cosa e forse lo è..) rispetto al punto di appoggio delle mani … Per esempio se siete attaccati ad una sbarra o agli anelli, allora sì che sono flessioni.

Spero che Jury Chechi queste cose le sapesse già: altrimenti rischia che gli tolgano le medaglie d’oro.
 

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