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Londra '17 / Vi racconto io chi e' stato Oscar Barletta

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Venerdì 11 Agosto 2017

barletta

(gfc) Perdonerà Vanni se mi intrometto nel suo commosso ricordo. Ho conosciuto Oscar poco dopo i Giochi di Roma, in quello straordinario laboratorio di umanità che è stata la "Sezione Atletica del CUS Roma", il porto nel quale Alfredo Berra aveva portato ad approdare la navicella del "Centrale" erede dell'antico "Capitolino". Di quel laboratorio, Oscar era una delle anime più autorevoli. Ho sentito dire in Tv che non avesse studi tecnici e allenasse all'impronta. Nulla di più errato. Oscar era capace di "sentire", certo, e quasi mai sbagliava, ma pochi hanno "studiato" come lui la corsa lunga, mai in sintonia con i canoni dominanti. Ancora conservo parte dei suoi studi sulla Maratona, atti finali di lunghe elaborazioni, dispense scritte di notte con una vecchia macchina che faticava a tenere separata la parte nera del nastro da quella rossa. Ma c'era molto di più in Oscar, come imparammo nelle lunghe trasferte di quegli anni, quando si viaggiava in treno e in seconda classe. Come era capitato, a guerra appena conclusa, quando gli avevano affidato la gestione di un campo di profughi dalmati ma senza fornirgli il cibo sufficiente per sostentarli. Usciva appena albeggiava, Oscar, e con la sua bicicletta raggiungeva Roma per il giro delle Sette Chiese, come si diceva, per procurselo con cento sotterfugi. Nessuno patì la fame.

di Vanni Lòriga

Nella notte di San Lorenzo il cielo è solcato di stelle e la voce incalzante di Franco Bragagna c’invita a riconoscerne due: Roberta Brunet ed Oscar Barletta. Il ricordo è pertinente in quanto ci sono in pista le ragazze dei 5000: italiane presenti solo nella memoria di tempi felici. Ed è inevitabile un balzo all’indietro di venti anni, quando Roberta, allenata ed addirittura ricreata da Oscar Barletta, guadagnava nel Mondiale di Atene 1977 l’argento sui 5000 metri. Tempi felicissimi che ricostruiamo con la Brunet, che con tutta la famiglia commossa ha seguito, nella sua casa di Aosta, il tributo dedicato a lei ed a Oscar. In sintesi va ricordato che è stata l’unica atleta italiana ad aver vinto medaglie agli Europei (3000 a Spalato 1990); ai Giochi Olimpici (bronzo sui 5000 di Atlanta 1996) ed il citato argento al Mondiale.

Due successi ai Giochi del Mediterraneo e tuttora sono suoi i record nazionali sui 2000, 3000 e 5000. Hanno superato la ventina d’anni questi primati, sono quasi coetanei con la figlia Dominique, ventiduenne e fidanzata e commossa per questo doveroso tributo alla sua mamma.

Che incontrai l’ultima volta a Civitavecchia il 6 febbraio del 2012 per rendere l’ultimo omaggio proprio ad Oscar Barletta. Eravamo in pochi, presente nessuno della FIDAL perché il Lazio era bloccato da una nevicata. Il contrattempo non impedì l’arrivo di Roberta da Aosta e il mio da Roma, …

Molto è stato detto su Oscar ma ho il dovere e il diritto di riassumere i suoi meriti ed una breve storia. Avrebbe compiuto i 100 anni il 15 maggio scorso. Era rimasto orfano quando aveva nove mesi, in quanto Ulderico, suo padre e macchinista navale, era deceduto nell’affondamento dell’incrociatore ausiliario "Caprera".

Sul lungomare di Civitavecchia la mamma Silvia Fiorelli gestisce un chiosco. Fa studiare il figlio a Roma ed ogni giorno gli da dieci lire per il pranzo. Lui me spende due per un maritozzo e le altre otto per affittare una bicicletta, Gli piace pedalare ma passerà ben presto all’atletica.

A venti anni vestirà la maglia azzurra, Bruno Zauli vede in lui il nuovo Beccali. Poi la guerra, continua a correre e comincia ad allenare. A Civitavecchia ha tre allievi: Stelio Funari, un meno 33’ nei 10000; il promettente giovane Patuzzi che muore per intossicazione alimentare mentre è in servizio alla Maddalena; il sottoscritto. Gareggiamo tutti per il CUS Roma in cui ben presto sarà punto di forza nel settore tecnico.

Ricopre altri incarichi. Quando nel 1960 lascio la nazionale di pentathlon militare, Oscar Barletta subentra per seguire soprattutto la impegnativa corsa finale sugli 8 km di cross. Non ci sono pretattiche: si tratta di una corsa al cronometro. In quel periodo gli affidano alcuni atleti tunisini. Fra questi c’è il giovane caporale e saltatore in lungo Mohammed Gammoudi. Oscar lo trasforma in mezzofondista con la frase ormai famosa: “A bella fata, quale salto de lungo, tu de lungo fai la corsa, …” Sarà oro ed argento olimpico e verrà promosso Colonnello.

Nel 1970 Oscar diventa responsabile della maratona maschile e l’Italia comincia a vincere. I superiori comandi stabiliscono che forse l’incarico è troppo alto per le sue capacità (nulla è più pericoloso che essere bravi) e lo dirottano alla femminile. Che subito vince la Coppa del Mondo, …

Poi la lunga rincorsa della Brunet verso l’eccellenza assoluta. Li lasciano fare, quasi con una certa indulgenza. Dall’eremo di Ostia e poi da quello di Aosta mamma Roberta e nonno Oscar corrono verso la gloria. Il giorno che lo abbiamo salutato per l’ultima volta dopo la cerimonia ci siamo riuniti nel ristorante in cui lui ci invitata spesso, la Bomboniera. Al momento di saldare il conto il proprietario, Giulio Bussu da Ollolai (capitale delle antiche Barbagie) ci ha comunicato: “I signori sono ospiti del Professor Barletta!”

Grande signore, sempre e per sempre, Oscar.
 

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