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Londra '17 / (7) Al terzo incomodo i 200 della discordia

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Giovedì 10 Agosto 2017

guliyev-londra

di Gianfranco Colasante

Superato il giro di boa, è già tempo di primi bilanci. Le gare londinesi non hanno mostrato grandi riscontri tecnici, con il livello generale che mostra un certo arretramento, anche se con qualche picco nelle realtà regionali (Bahrein, Venezuela, ecc.). Si conferma una certa "stanchezza" che andrebbe esaminata e affrontata. Specie guardando al futuro. E qui non vale tirare ancora in ballo Usain Bolt e il suo prossimo ritiro e che, a quanto si è visto, resterà senza eredi (d'altra parte non ne ha mai indicato uno). Per di più uno sport corale come l'atletica non può affidarsi in toto ad un solo atleta, per quanto inarrivabile sia o sia stato. O insostituibile. Resta invece intatta la solidità dell'impianto atletico degli USA.

Con 19 podii, uno in più di Pechino 2015, gli statunitensi stanno monopolizzando il medagliere lasciando lontanissimo la concorrenza, seguiti come sono dal Kenya (7 contro le 16 di Pechino) e dal nuovo Sud Africa (5), poi Cina e Polonia (4). Di contro, più di un passo indietro ha fatto la Giamaica, non solo a causa di Bolt, arretrando a 3 medaglie dalle 12 di due anni fa. Per ora sono 35 i paesi che hanno vinto almeno una medaglia (erano stati 43 in Cina).

E noi? Lo diciamo più avanti, ma il quadro è preoccupante assai. Colpisce soprattutto, e in negativo, un certo atteggiamento da parte dei nostri atleti che non convince. Andrebbe loro chiarito che a questo livello devono considerarsi dei professionisti e, di conseguenza, come tali dovrebbero comportarsi. Anche nelle giustificazioni davanti ai microfoni, a volte francamente imbarazzanti.

IAAF - Non so quanto credito si possa dare alla voce che vorrebbe imminente il cambio del nome, con l'adozione di un World Athletics o qualcosa del genere. Un segnale di cambiamento, esigenza che per ora si avverte più nelle intenzioni che nella realtà. Di certo non si può dare tutta la colpa a Seb Coe, ma è un fatto che restano ancora molti i nodi da sciogliere.

Si va dai postumi della corruzione eretta a sistema, i cui effetti permangono, ad alri che incidono più direttamente sulle competizioni. Tra questi il doping, sempre in agguato e che non può risolversi col bando a tempo per l'atletica russa (anche se i fischi a Gatlin non si giustificano), e un chiarimento sui livelli di testosterone tollerabili per le atlete.

Nel primo caso Coe ha le sue idee e la ha più volte espresse. Punta ad una sorta di gentleman agreement da sottoscrivere, premessa alle violazioni. C'è invece una sola strada da percorrere, anche se alcuni la ritengono legalmente impossibile: la squalifica a vita dei delinquenti che ingannano gli avversari e il pubblico (spesso pagante) e, in definitiva, se stessi. Se ti fai beffe delle leggi del mondo in cui sei entrato, stai fuori. Nel secondo, dove la confusione è ai massimi livelli, vedremo.

Ma qualche fugace segno esteriore di nuova frontiera si è però visto anche a Londra. Per la prima volta è stato introdotto un podio "democratico", nel senso che sono scomparsi i tre numeri che hanno sempre contraddistinto i gradoni. E, non si sa quanto casualmente, non sono contemplate sui pettorali le sigle delle nazioni, ma appaiono solo i nomi degli atleti. Nella filosofia di una riconosciuta internazionalità. Può bastare?

GULIYEV - Ha vinto a sorpresa i 200 metri mettendo la parola fine alla querelle che ha animato le ultime ore, impedendo a Wayne Van Niekerk quella doppietta 400/200 che era uno dei temi annunciati del programma e che resta (e forse lo resterò a lungo) prerogativa del solo Michael Johnson. Ramil Guliyev (foto IAAF), che è nativo dell'Azerbaijan, il ricchissimo "paese del fuoco" guidato da un sistema oligarchico con molte ambizioni nello sport (dalla candidatura olimpica ai Giochi Europei 2015), ma che dal 2011 si è trasferito in Turchia, ha corso in 20"09 lasciandosi alle spalle la coppia Van Niekerk e Richards divisa sul traguardo virtuale solo ... da 1/1000. Per trovare una finale più lenta nella storia dei Mondiali bisogna risalire al 2003: tanto per ricordare a Pechino in quattro scesero sotto i 20", si andava dal 19"55 di Bolt al 19"87 del panamense Edward. Molto più indietro, e furibondo, Issac Makwala, involontario e penalizzato protagonista di tutta la storia.

ALTRO - Le altre due finali di giornata - 400 ostacoli donne e Triplo uomini - hanno entrambe messo in vetrina una doppietta USA. La sorprendente Kori Carter ha superato in 53"07 la favorita Dalilah Muhammad, con tempi degni: 53"07 e 53"50. Nel triplo si è ripetuta la eterna lotta tra Christian Taylor e Will Claye, duello dal risultato annunciato, ormai scritto nella tradizione a favore del primo che a Pechino vinse con 18.21. La storia era iniziata a Londra 2012, sulla stessa pedana, con Taylor a 17.81 e Clay a 17.62, ma allora si trattò di un esaltante confronto Stati Uniti-Italia con Fabrizio Donato terzo (17.48) e Daniele Greco quarto (17.34). I due americani ci sono ancora.

GRASSO - Non l'aggettivo, ma trattasi di Aldo Grasso titolare della rubrica televisiva "A fil di rete" del Corriere della Sera. Prendendo in esame l'estate di RaiSport ("un'occasione persa") e con essa i Mondiali d'atletica, Grasso scrive: "Certo, è sciocco generalizzare. Anche a RaiSport c'è chi sa fare il suo mestiere con quello che passa il convento. Ma l'estate non sarebbe l'occasione giusta per tentare qualche esperimento, per provare qualcosa di nuovo e di meno triste e melanconico?". Pare di no.

Sotto la lente di Grasso finisce in particolare Elisabetta Caporale, "le cui interviste sono ormai materia di studio". La quale Caporale si ingegna di fornire nuovi elementi rivolgendosi a Pierre-Ambroise Bosse, vincitore degli 800, con una domanda stillante contenuti tecnici: "Quanto sei contento?". Bosse, attento a non cadere nel tranello, evita l'insidia e si commiata con un solare "Grazie, tesoro!". Come dare torto a Grasso e a chi cambia canale?

AZZURRI - Meglio sarebbe dire azzurre. Si tratta delle due saltatrici in alto e dell'italo-cubana Yusneysi Santiusti impegnata sugli 800, mai in gara e assolutamente inguardabile. Risultati negativi che confermano la tendenza generale al ribasso. La più deludente è Alessia Trost, quinta lo scorso anno a Rio, che qui trova invalicabile la barriera degli 1.92 dopo aver penato contro gli 1.89. Colpa di una evoluzione (involuzione?) nella tecnica di salto dopo il passaggio con Tamberi padre? Possibile, ma difficile da giustificare.

Al momento possiamo sperare solo in qualcosa di nuovo, visto che tutta la squadra (36 atleti e 33 tecnici e dirigenti) resta aggrappata al sesto posto di Daniele Meucci e alla finale raggiunta da Marco Lingua, ultimo posto utile nella qualificazione del martello. Niente altro. A questo punto anche una medaglia d'oro di Antonella Palmisano poco cambierebbe.


XVI CAMPIONATI EUROPEI
Londra, GBR - 4/13 Agosto 2017
Premi per il podio: 60.000 $, 30.000 $, 20.000 $
Staffette: 80.000 $, 40.000 $, 20.000 $

6. Giornata (10 Agosto 2017) - Le finali

Uomini
200 METRI (22,52) (-0,1)
[RM: 19"19 Usain Bolt, Jam, 2009]
1. (5) Ramil Guliyev (Tur) 20"09
2. (3) Wayde Van Niekerk (Rsa) 20"11 [.106]
3. (7) Jereem Richards (Tto) 20"11 [.107]
4. (2) Nethaneel Mitchell-Blake (Gbr) 20"24
5. (9) Ameer Webb (Usa) 20"26
6. (6) Isaac Makwala (Bot) 20"44
7. (8) Abdul Hakim Sani Brown (Jpn) 20"63
8. (4) Isiah Young (Usa) 20"64

Sf.: I-1. Young 20"12, 2. Makwala 20"14, 3. Mitchell-Blake 20"19, ... 6. Tortu 20"62; II-1. Richards 20"14, 2. Sani Brown 20"43; III-1. Guliney 20"17, 2. Webb 20"22, 3. Van Niekerk 20"28.

TRIPLO (21,20)
[RM: 18.29 Jonathan Edwards, Gbr, 1995]
1. Christian Taylor (Usa) 17.68 (+0,2)
2. Will Clay (Usa) 17.63 (-0,1)
3. Nelson Evora (Por) 17.19 (-0,1)
4. Cristian Napoles (Cub) 17.16 (-0,1) [17.16]
5. Alexis Copello (Aze) 17.16 (+0,2) [17.06]
6. Chris Benard (Usa) 17.16 (+0,2) [16.94]
7. Andy Diaz (Cub) 17.13 (+0,2)
8. Jean-Marc Pontvianne (Fra) 16.79 (+0,1)

Qlf. (17,00): Benard 17.20, Taylor 17.15, Napoles 17.06, Diaz 16.96, Claye 16.95, Evora 16.94.

Donne
400 METRI OST. (22,35)
[RM: 52"34 Yuliya Pechonkina, Rus, 2003]
1. Koti Carter (Usa) 53"07
2. Dalilah Muhammad (Usa) 53"50
3. Ristananna Tracey (Jam) 53"74 RP
4. Zuzana Hejnova (Cze) 54"20
5. Léa Sprunger (Sui) 54"59
6. Sage Watson (Can) 54"92
7. Cassandra Tate (Usa) 55"43
8. Eilidh Doyle (Gbr) 55"71

Sf.: I-1. Hejnova 54"59, 2. Carter 54"92; II-1. Tracey 54"79, 2. Sprunger 54"82, 3. Tate 55"31, ... 5. Folorunso 56"47; III-1. Muhammad 55"00, 2. Watson 55"05, 3. Doyle 55"33, ... 4. Pedroso 55"95.  

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