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Londra '17 / (6) E venne il giorno delle verita' nascoste

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Mercoledì 9 Agosto 2017

warholm

di Gianfranco Colasante

Nel timore di esaurire troppo presto il programma, dopo le cinque finali di ieri gli organizzatori londinesi le hanno ridotte subito a tre. Per di più messi a dura prova dall'irrompere di quello che, una volta, si chiamava tempo inglese. Nel senso metereologico. Poi, con grande immaginazione, s'erano spinti oltre, mandando in scena una pieche teatrale come non se n'erano ancora viste. Da "signora in giallo", come nella buona tradizione britannica. Ma con tutti gli elementi della farsa più che del poliziesco. Capitava così che in poche ore l'apocalittica epidemia d'infezione virale che sembrava minacciare tutto il Regno Unito, affollandone oltre misura bagni e ritirate, venisse ridimensionato a semplice fastidio di stomaco e tutto poteva rientrava nella norma. Salvo il ridicolo.

Capitava così che Isaak Makwala passava in poche ore da appestato a reprobo da recupare, ammesso ad un esame di riparazione rappresentato da un 20"53 da correre in solitudine. Detto fatto, sia pure in una atmosfera spettrale e con la settima corsia, quella incriminata, assegnatagli d'ufficio. Benchè fosse quella dove maggiormente ristagnava l'acqua, il giovanotto del Botswana faceva 20"20. Tempo che andrebbe omologato dalla IAAF come record mondiale dell'inefficienza. Potere della politica e della mediazione, ma soprattutto della minaccia di milionarie cause risarcitorie.

MAKWALA (UNO) - Un po' di storia. Nella notte il sito della IAAF aveva pubblicato un comunicato ufficiale su Isaak Makwala, ma retrodandolo di qualche ora. Succede anche sul web. Sostanzialmente, come si era letto nelle scorse ore su molte fonti e siti, il quattrocentista era stato colpito da una forma di intossicazione intestinale - il novovirus - che causa fastidiosi fenomeni di diarrea e vomito, ma che seppure contagioso è sostanzialmente innocuo, tanto che si supera di norma in un paio di giorni di isolamento (le 48 ore di Isaac, "raccomandate" ma non obbligatorie, garda un po', scadevano oggi alle 14,00, quindi in tempo per la 4x400 e altro) e senza necessità di farmaci, come aveva tenuto a precisare la responsabile sanitaria di zona, la dottoressa Deborah Torbitt.

Nel comunicato, il cui tono sembrava soprattutto preoccupato di allontanare ogni responsabilità dagli organizzatori, si diceva chiaramente che Makwala era stato già "fermato" prima delle batterie dei 200 ("The decision to withdraw him from the 200 heats last nigh, ecc."). Ma allora perchè non è stato detto subito, dando così corpo alle illazioni più varie? E ancora, se è vero che gli atleti colpiti sarebbero una trentina (per lo più canadesi, tedeschi e irlandesi, si è sentito anche di Davide Re), dove sono "ufficialmente" i loro nomi?.

MAKWALA (DUE) - Fermi tutti, la IAAF ci ha ripensato. Niente di quanto avete letto è vero: tutto azzerato. Dopo averlo costretto a tornarsene in albergo, ora il ragazzo del Botswana poteva tornare a godere della compagnia degli altri. Il circo ha le sue regole, anche se con la rete sempre tesa. Ammesso così a correre quella semifinale che gli era stata negata ore prima, Makwala scendeva fino a 20"14, spaventando oltre misura proprio il rivale designato al titolo, lo spento Wayde van Niekerk, brutta copia di se stesso che rischiava addirittura di restare fuori da quella finale che aveva già in tasca. Tutto rimandato a stasera. E se a vincere la sfida fosse proprio l'untore?

ALTRO - L'uomo del giorno è lo spavaldo norvegese Karsten Warholm (nella foto IAAF), un 21enne che non abbandona la gomma da masticare neppure quando va a dormire. Al centro della pista si installa subito in testa e va a prendersi il titolo mondiale dei 400 ostacoli mettendo a profitto la velocità da meno 45" sul piano. Nessun norvegese, mai, aveva corso una finale mondiale sugli ostacoli, alti o bassi che fossero. Dietro di lui, secondo, il cubano di Turchia Yasmani Copello (già sesto due anni fa) seguito da Salerno da Massimo Matrone, marito ed allenatore di Yadisleidy Pedroso. Uno spicchio d'Italia, direbbero quelli più attenti ai dettagli.

Nella pochezza generale, le altre due finali al femminile. Saltando a piè pari il getto del peso, specialità sempre più orfana della Adams e non solo, oggi in mano a lanciatrici cinesi più larghe che alte, diciamo della vera novità del giorno. Si registra nei 400 metri, gara dal finale a sorpresa che al secondo posto vede una ragazzina del Bahrein nata in Nigeria - Salwa Eid Naser, dopo aver rinunciato al nome originale: Ebelechukwu Agbapuonwu - diciannove anni da un paio di mesi e che, sostituito il hijab con una ardita mèche giallo paglia, ha riscritto il record del suo paese: 50"08 in semifinale e 50"06 in finale. Soprattutto capace nei dieci metri conclusivi di raccogliere un paio di scalpi, il più illustre dei quali appartenente alla ex-titolata Allyson Felix. Che più? Semmai c'è da chiedersi, con le otto finaliste accomunate da un 50"6 di media, chissà se in casa azzurra qualcuno si è ricordato di quella certa Grenot che sverna in Florida.

IAAF - Certo che se Coe pensava a questi Mondiali in casa propria, come la nuova vetrina della federazione internazionale che oggi presiede, dovrebbe ritenersi deluso se non amareggiato. Non ancora chiariti gli aspetti di corruzione della gestione Lamine Diack (di cui Coe, in ogni caso, era il vice), in specie nelle assegnazioni delle rassegne mondiali (Qatar 2019?), non risolta la vicenda doping della Russia, per ora accantonata con un compromesso un po' discutibile, sullo sfondo si va materializzando un duro confronto con il CIO in materia di distribuzione dei contributi (con la pallavolo che scalpita per avere una fetta più grande).

E' stato al riguardo fatto notare che - mentre lo stesso CIO da tre anni pubblica un rapporto istituzionale nel quale figura un'ampia sezione "economica" sul dare ed avere (qualcosa del genere fa anche la FINA) - sui conti della IAAF permane un assoluto silenzio. Non un dettaglio.

RECORD - La faccenda della revisione dei primati, causa (palese) sospetto di doping e aiutini vari, pare per ora accantonata. Se vogliamo, anche la FINA, la federazione internazionale di nuoto, evita di infilarsi in un ginepraio simile e continua a considerare validi i record ottenuti con costumi gommosi (e tra questi l'1'52"98 di Federica Pellegrini sui 200) seppure banditi dopo il 2009. Ma qualcosa andrebbe fatto: proprio le gare della serata inalberavano due primati "intoccabili" destinati all'eternità, il 22.63 della Lisovskaya (tre o quattro metri superiore allo standard attuale) e il 47"60 di Marita Koch. Sui 400 il miglior risultato dell'anno è un 49"65 della predetta Allyson Felix. 

Lord Coe, se ci sei batti un colpo.


XVI CAMPIONATI MONDIALI
Londra, GBR - 4/13 Agosto 2017

6. Giornata (9 Agosto) - Le finali

Uomini
400 METRI OST. (22,33)
[RM: 46"78 Kevin Young, USA, 1992]
1. Karsten Warholm (Nor) 48"35
2. Yasmani Copello (Tur) 48"49
3. Kerron Clement (Usa) 48"52
4. Kemar Mowatt (Jam) 48"99
5. TJ Holmes (Usa) 49"00
6. Juander Santos (Dom) 49"04
7. Abderrahaman Samba (Qat) 49"74
8. Kariem Hussein (Sui) 50"07

Sf.: I-1. Clement 48"35, 2. Warholm 48"43, 3. Santos 48"59, 4. Mowatt 48"66; II-1. Holmes 49"12, 2. Hussein 49"13; III-1. Samba 48"75, 2. Copello 48"91.

Donne
400 METRI (22,50)
[RM: 47"60 Marita Koch, Gdr, 1985]
1. Phyllips Francis (Usa) 49"92 RP
2. Salwa Eid Naser (Brn) 50"06 RN
3. Allyson Felix (Usa) 50"08
4. Shaunae Miller-Uibo (Bah) 50"49
5. Shericka Jackson (Jam) 50"76
6. Stephenie Ann McPherson (Jam) 50"86
7. Kabange Mupopo (Zam) 51.15
8. Novlene Wlliams-Mills (Jam) 51"48

Sf.: I-1. Miller-Uibo 50"36, 2. McPherson 50"56; II-1. Naser 50"08 RN, 2. Felix 50"12, 3. Wlliams-Mills 50"67, 4. Jackson 50"70; III-1. Francis 50"37, 2. Mupopo 50"60.

PESO (21,25)
[RM: 22.63 Natalya Kisovskaya, Urs/Rus, 1987]
1. Gong Lijiao (Chn) 19.94
2. Anita Marton (Hun) 19.49
3. Michelle Carter (Usa) 19.14
4. Danniel Thomas-Dodd (Jam) 18.91
5. Gao Yang (Chn) 18.25
6. Brittany Crew (Can) 18.21
7. Yuliya Leantsiuk (Blr) 18.12
8. Yaniuvis Lopez (Cub) 18.03

Qlf. (18,30): Gong 18.97, Carter 18.92, Marton 18.76, Raven Saunders (Usa) 18.63, Thomas-Dodd 18.42.  

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