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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Londra '17 / (4) Quando i millesimi giocano a nostro favore

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Lunedì 7 Agosto 2017

1500-londra

di Gianfranco Colasante

Il Mondiale londinese tradito dalla tecnologia - si tratta forse dei residuati dei Giochi 2012? - dipana lentamente il suo programma. Dieci giorni sono lunghi assai, anche se poi lo stadio è sempre al colmo della capienza. Per la quarta giornata non più di quattro titoli in palio, tre al femminile. E proprio dalla donne arriva la gara più spettacolare, almeno quanto a contenuti agonistici. Per quelli tecnici, ripassare. Così nel duello tutto sudamericano nel triplo, l'elegante e solida colombiana Caterine Ibarguen da un lato e la venezolana Yulimar Rojas dall'altro, alla fine a prevalere è stata quest'ultima. Lungo fenicottero dagli arti che sembrano tenuti assieme col fil di ferro, sgraziata nella corsa ma capace di atterrare nei pressi dei 15 metri, in barba a tutte le leggi della tecnica e della dinamica.

A guardarla non si capisce come possa andare tanto lontano, con quello step appena abbozzato e la tendenza a finire in piedi, ma senza sforzo apparente, quasi casuale. Tutta da costruire: quando avrà capito il gesto, sarà pronta per i 15.50 dell'ucraina Kravets. Una "sudaca" - il termine dispregiativo che gli spagnoli riservano a chi si trasferisce tra loro dal Sud America - che da un paio d'anni vive in Spagna, dove è seguita da quell'Ivan Pedroso che nel 1995 fu costretto a restituire la Ferrari che aveva vinto al Sestriere col record mondiale del lungo, 8.96, un centimetro più di Powell. Una questione finita davanti al congresso IAAF, ma che la FIDAL risolse sostenendo che qualcuno aveva interferito sull'anemometro al momento del salto. Storie di una atletica del secolo scorso.

RECORD - E a proposito di primati mondiali per quel che si è visto il solo candidato a cadere pare quello sul "giro" (43"03), impresa affascinante ma difficile da realizzare dopo che il sorridente Wayde Van Niekerk ha deciso di tentare una doppietta storica 400/200 (Mike Johnsson nel 1995, 19"79 e 43"39). Da libri di storia, ma che potrebbe costare a Van Niekerk i 100.000 $ messi sul tappeto dalla IAAF per i neo-primatisti. Vedremo.

Per il resto, la gara più bella, i feroci 1500 delle ragazze, col terreno strappato a morsi (foto IAAF), quattro atlete aggruppate in 38/100. La più incerta, i 110 che hanno dato il primo oro alla Giamaica, col massiccio Omar McLeod, poi scioltosi in una commossa dedica a Usain Bolt (qui con Aries Merritt ancora in grado di esserci, sia pure non più in prima fila). Infine il duello polacco-cinese mel martello delle donne risolto dall'immancabile Wlodarczyk, ma lontano dagli standard stagionali.

CRONO - Per la prima volta ai Mondiali londinesi si è fatto ricorso, e in maniera palese, alla lettura millesimale dei cronometraggi, criterio risultato decisivo in diverse circostanze. Il tema era stato posto già nei primi anni Novanta, all'epoca dei continui cambi di proprietà del record dei 100, ma adesso - con il costante livellamento al vertice - sarebbe opportuno che la IAAF valutasse se accettare, almeno per le gare fino ai 200 metri, ostacoli compresi, l'omogolazione dei primati solo con lettura centesimale.

CERIMONIALE - Qualche novità gli organizzatori sono riusciti comunque ad introdurla, per di più in un ambito - nelle premiazioni - molto legato alla tradizione. Per la prima volta è stata abolita l'alzabandiera che, in tempi di globalizzazione, aveva fatto il suo tempo (per nostro conto l'aboliremmo del tutto, inni compresi). Più semplicemente le bandiere nazionali vengono portate accanto al podio ed abbassate alla consegna delle medaglie. Una prima volta anche per la presentazione degli atleti, chiamati in campo uno alla volta e accolti da piccoli getti intermittenti di fontane luminose (più o meno come accade nel nuoto). Anche se poi, a scanso di equivoci, gli organizzatori hanno preferito scrivere sul terreno una frase/istruzione: "Stop, Smile and Wave". Un sorriso ed un saluto non andrebbero mai negati.
  
CONSOLINI - Il 2 agosto 1948 Adolfo Consolini vinse a Londra il titolo olimpico superando - sotto la pioggia battente - Giuseppe Tosi e Fortune Gordien. Una delle pagine storiche dello sport italiano. Il favorito della gara era però Tosi - il quale nei mesi precedenti aveva battutto il connazionale sei volte di seguito e stabilito due primati europei, un 54.80 che distava 13 cm dal mondiale -, ma per il corazziere piemontese la pedana gonfia di pioggia risultò avversaria insuperabile. Col 52.78 realizzato al secondo turno, Consolini si prese la rivincita ed entrò nella storia. Ora un bel libro di 248 pagine, ricco di testi e foto originali, realizzato - con la consueta passione e competenza - da Carlo Santi in occasione della nascita del "gigante di Costermano" (ma che poi tanto gigante non era), rievoca quel giorno memorabile e molto altro. Il volume è stato presentato a Casa Italia dal presidente Giomi: "un giusto tributo ad un atleta simbolo dello sport italiano".

AZZURRI - Salvati dai millesimi, quello spazio infinesimale che divide il possibile dalla tragedia. Ne ha beneficiato soprattutto il giovanissimo Filippo Tortu, terzo all'arrivo nei confronti del giamaicano Warren Weir e con l'assenza di Isaac Makwala. Sulle ancora fragili spalle del ragazzino sono state caricate molte responsabilità non sue. Va certamente apprezzata la sua condotta in gara (20"59, secondo miglior tempo dell'anno e in carriera) che lo ha portato, sia pure con qualche affanno, alle semifinali. Ma sarà necessario in futuro dosare per lui attese e pretese. Tortu non è (ancora) nè Berruti nè Mennea. Facciamolo crescere. Del poco azzurro che resta, in specie le quattrocentiste ad ostacoli, si è salvata soltanto Ayomide Folorunso.


XVI CAMPIONATI MONDIALI
Londra, GBR - 4/13 Agosto 2017

4. Giornata (7 Agosto) - Le finali

Uomini
110 METRI OST. (22,30) (0,0)
[RM: 12"80 Aries Merritt, Usa, 2012]
1. (4) Omar McLeod (Jam) 13"04
2. (2) Sergey Shubenkov (ANA) 13"14
3. (5) Balasz Baji (Hun) 13"28
4. (6) Garfield Darien (Fra) 13"30
5. (9) Aries Merritt (Usa) 13"31
6. (7) Shane Brathwaite (Bar) 13"32
7. (3) Orlando Ortega (Esp) 13"37 (.361)
8. (8) Hansle Parchment (Jam) 13"37 (.365) 

Sf.: I-(+0,2) 1. McLeod 13"10, 2. Darien (Fra) 13"17, 3. Shubenkov 13"22, 4. Ortega 13"23; II-(+0,6) 1. Brathwaite 13"26, 2. Parchment (Jam) 13"27 [.262], 3. Devon Allen (Usa) 13"27 [.265]; III-(+0,3) 1. Baji 13"23, 2. A.Merritt 13"25.

Donne
1500 METRI (22,50)
[RM: 3'50"07 Genzebe Dibaba, Eth, 2015]
1. Faith Chepngetich Kipyegon (Ken) 4'02"59
2. Jennifer Simpson (Usa) 4'02"76
3. Caster Semenya (Rsa) 4'02"90
4. Laura Muir (Gbr) 4'02"97
5. Sifan Hassan (Ned) 4'03"34
6. Laura Weightman (Gbr) 4'04"11
7. Angelika Cichocka (Pol) 4'04"16
8. Rababe Arafi (Mar) 4'04"35

Sf.: I-1. Kipyegon 4'03"54, 2. Muir 4'03"64, 3. Semenya 4'03"80, 4. Cichocka 4'03"96, 5. Hanna Klein (Ger) 4'04"50; II-1. Hassan 4'03"77, 2. Meraf Bahta (Swe) 4'04"04, 3. Simpson 4'05"40, 4. Weightman 4'05"63, 5. Malika Akkaoui (Mar) 4'05"73.
 
TRIPLO (21,25)
[RM: 15.50 Inessa Kravets, Ukr, 1995]
1. Yulimar Rojas (Ven) 14.91 (+0,4)
2. Caterine Ibarguen (Col) 14.89 (+0,9)
3. Olga Rypakova (Kaz) 14.77 (+0,9)
4. Hanna Knyazyeva-Minenko (Isr) 14.42 (+1,2)
5. Kristin Gierisch (Ger) 14.33 (+0,3)
6. Anna Jagaciak (Pol) 14.25 (+0,7)
7. Ana Peleteiro (Esp) 14.23 (+1,4) RP
8. Shanieka Ricketts (Jam) 14.13 (+0,3)

Qlf. (14.20): Rypakova 14.57, Rojas 14.52, Susuna Costa (Por) 14.35 RP, Patricia Mamona (Por) 14.29, Gierisch 14.25 Ricketts 14.21, Ibarguen 14.21.

MARTELLO (20,00)
[RM: 82.98 Anita Wlodarczyk, Pol, 2016]
1. Anita Wlodarczyk (Pol) 77.90
2. Wang Zheng (Chn) 75.98
3. Malwina Kopron (Pol) 74.76
4. Zhang Wenxiu (Chn) 74.53
5. Hanna Skydan (Aze) 73.38
6. Joanna Fiodorow (Pol) 73.04
7. Sophie Hitchon (Gbr) 72.32
8. Katerina Safrankova (Cze) 71.34 

Qlf. (71.50): Kopron 74.97, Wlodarczyk 74.61, Hitchon 73.05, Hanna Malyshik (Blr) 72.79, DeAnna Price (Usa) 72.78, Alexandra Tavernier (Fra) 72.69, Wang 71.89, Skydan 71.78, Fiodorow 71.72.  

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