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Londra '17 / (2) Justin Gatlin costringe Bolt alla resa

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Sabato 5 Agosto 2017

bolt-4

di Gianfranco Colasante

Se qualcosa non torna nella sconfitta di Usain Bolt - annunciato all'ultima passerella (ma sarà poi vero?) - è la maniera imprevedibile con la quale è arrivata. Inattesa, forse, dipanata secondo un copione che nessuno immaginava. Tanto più dopo aver visto l'ex fulmine giamaicano superato dalla novità Coleman in semifinale, dove era parso concludere col freno a mano tirato. In finale è stata tutta un'altra cosa. Partito male, quasi impacciato dalla sua stessa stazza, Bolt ha stentato a trovare un assetto di corsa decente, costretto dopo una trentina ad inseguire in affanno il ventunenne Coleman, il più rapido allo sparo, che correva alla sua destra. Forse sta proprio in quel differenziale allo stacco - 0,183 per Bolt, 0,123 per l'americano - la spiegazione di quanto si è visto in uno stadio più colmo del solito. Alla fine, tra i due, è spuntato Justin Gatlin che ha messo tutti d'accordo. Per la più clamorosa delle rivincite.

GATLIN - Dopo aver attraversato i lunghi tunnel di due squalifiche per doping, a 35 anni - cinque più del rivale che spesso lo aveva umiliato (ricordate Pechino 2015?) - il reprobo Gatlin ha fatto la corsa della vita, perfetta e dipanata secondo una regia covata per anni, tornando a dieci anni prima - ben prima di Bolt - quando fu campione olimpico (Atene 2004) e mondiale (Helsinki 2005). Tenutosi coperto nei due turni precedenti, ha vinto la finale sul lanciato, proprio dove era lecito aspettarsi l'esplosione di Bolt. Il quale, costretto ad inseguire, è tornato sulla terra, scendendo - meglio, rovinando - dal trono dal quale aveva dominato per anni lo sprint mondiale e l'atletica in genere. In tal modo Gatlin diventa il primo a vincere quattro medaglie mondiali.

Dopo aver rinunciato ai 200, ora Bolt è attesa all'ultima frazione della 4x100 per cercare di integrare la sua collezione che adesso ai Mondiali vanta solo un bronzo a fronte di due medaglie d'argento e 11 medaglie d'oro (a Daegu 2011 fu messo fuori gioco da una "falsa"). Se sarà stata davvero l'ultima sua apparizione lo vedremo: ma di certo la sua macchina - una perfetta simbiosi tra tecnica e potenza - non gli consentirà grandi margini di ripresa.

OVAZIONE - Dopo l'arrivo, Gatlin si è inginocchiato davanti al re appena detronizzato e gli ha reso omaggio oltre il dovuto. Un gesto inatteso e canciliante che non è bastato a placare un pubblico che non gli ha mai perdonato (ma perchè solo a lui, vista la pletora di ex-drogati che affollano le piste di tutto il mondo?) il peccato di doping, dall'aprile 2006 pagato con una squalifica di quattro anni. Lo stesso pubblico inglese che ha invece tributato una lunga ovazione allo sconfitto, avrebbe molto da guardare in casa propria. E che invece ha esaltato Usain Bolt, lo sconfitto, nel suo giro di campo, oltre il tripudio che di certo la "leggenda" meritava, ma che è parso quasi un affronto per il vincitore.

In tale accavallarsi di emozioni e sensazioni, è passato quasi sotto silenzio il secondo posto di Christian Coleman, suo il miglior tempo dell'anno, conquistato con una reattività sul traguardo che Bolt ha mostrato di aver perso, impettito e digrignante com'era all'arrivo. Sceso dal trono il re (e azzerato per ora il suo appannaggio da 250.mila dollari a ingaggio) si cerca l'erede. L'atletica ne ha un disperato bisogno. Il futuro della velocità sarà di questo 22enne giovanotto della Georgia? Presto per dirlo con certezza, ma sembrano esserci tutte le premesse.

AYALA - Campionessa olimpica e primatista mondiale a Rio, la ragazza dell'Etiopia (foto IAAF) ha aggiunto una terza perla al suo diadema. Lo ha fatto a suo modo, senza criteri tattici, ma sbaragliando di forza il campo delle rivali (33 al via, un po' troppo), lasciando ad oltre 46" la molto più titolata connazionale Tirunesh Dibaba. Dell'assoluto controllo testimoniano le due frazioni di gara.

In testa già dal quarto chilometro, la 26enne Ayala ha messo le cose a posto con due consecutivi chilometri sul piede di 2'50"/2'51", continuando poi a guadagnare una decina di secondi per giro conclusi a ritmo di 67"/68" e i tre chilometri finali in 8'38"65. Impossibile tenerle testa, tanto più che i suoi secondi 5000 - percorsi in 14'24"94 - le avrebbe permesso di vincere tutte le precedenti edizioni dei Mondiali su quella distanza.

ANA - Un acronimo che la IAAF ha mutuato da quelli che il CIO inventa in occasione dei Giochi. Si tratta in breve di "Authorised Neutral Athlete". Cioè 19 russi (tra i 58 che avevano fatto richiesta) ai quali è stato consentito di gareggiare a Londra, ma senza alcun segno distintivo che ricordi il loro paese. Neppure un ciondolo o, chessò, l'inno come suoneria del cellulare. Severi censori vegliano sul rispetto delle regole (ma sempre un po' a posteriori).

Così, almeno si ritiene nei "piani alti", si trasmette un segnale di intolleranza verso tutti i magheggi chimici assurti a sistema-paese. Sarà proprio così? Lecito avanzare qualche dubbio. Tanto più che i segnali di una decisione che va oltre la "politica" sportiva hanno più d'una ragione d'essere. Il primo degli ANA (che ricorda tanto il nome di una tribu di nativi giapponesi) è stato il lunghista Aleksandr Menkov, sul podio fino all'ultimo salto del sudafricano Ruswahi Samaai. Giustizia è fatta.

AZZURRI - Per la verità si trattava di uno soltanto, il ligure Davide Re, che da assoluto comprimario ha compiuto l'impresa (tale va ritenuta) di accedere alle semifinali dei 400. Penultimo col suo 45"71 tra i 24 ammessi, può tornare a casa più che soddisfatto dopo il secondo posto ottenuto in batteria alle spalle del fenomeno van Niekerk, assieme all'infortunato De Grasse l'indicato successore di Bolt.

Meno gratificante la perfida ironia diffusa dalla TV di Stato sulle vicende che hanno portato Re fino a Londra, tempo di qualificazione ottenuto nell'altura del Terminillo. Salvo poi doversi rimangiare tutto. Brandire il microfono come un corpo contuntende, specie dal pulpito di una TV pubblica, non è mai buona politica. Diciamo che al verboso Bragagna sia un po' scappata la frizione. E chiudiamola qui.


XVI CAMPIONATI MONDIALI
Londra, GBR - 4/13 Agosto 2017

2. Giornata (5 Agosto) - Finali

Uomini
100 METRI (22,45) - -0,8
[RM: 9"58 Usain Bolt, Jam, 2009]
1. (8) Justin Gatlin (Usa) 9"92 [0,138]
2. (5) Christian Coleman (Usa) 9"94 [0,123]
3. (4) Usain Bolt (Jam) 9"95 [0,183]
4. (7) Yohan Blake (Jam) 9"99 [0,137]
5. (6) Akani Simbine (Rsa) 10"01 [0,141]
6. (3) Jimmy Vicaut (Fra) 10"08 [0,152]
7. (9) Reece Prescod (Gbr) 10"17 [0,145]
8. (2) Su Bingtian (Chn) 10"27 [0,224]

Sf.: I-(-0,5) 1. Simbine 10"05, 2. Gatlin 10"09; II-(-0,2) 1. Blake 10"04, 2. Prescod 10"05, 3. Su 10"10; III-(+0,4) 1. Coleman 9"97, 2. Bolt 9"98, 3. Vicaut 10"09.

LUNGO (21,05)
[RM: 8.95 Mike Powell, USA, 1991]
1. Luvo Manyonga (Rsa) 8.48 (+0,4)
2. Jarrion Lawson (Usa) 8.44 (+0,6)
3. Ruswahi Samaai (Rsa) 8.32 (-0,1)
4. Aleksandr Menkov (Ana) 8.27 (0,0)
5. Maykel Masso (Cub) 8.26 (+0,8)
6. Yuhao Shi (Chn) 8.23 (-0,3) / 8.17 (+0,8)
7. Wang Jianan (Chn) 8.23 (+0,6) / 8.14 (-0,1)
8. Michel Tornéus (Swe) 8.18 (+0,4)

Qlf. (8.05): Radek Juska (Cze) 8.24, Masso 8.15, Samaai 8.14, Manyoga 8.12, Tornéus 8.07, Menkov 8.07, Shi 8.06, Lawson 8.05; ... 18. Kevin Oijaku 7.82.  

DISCO (20,26)
[RM: 74.08 Jurgen Schult, Gdr, 1986]
1. Andrius Gydzius (Ltu) 69.21 RP
2. Daniel Stahl (Swe) 69.19
3. Mason Finley (Usa) 68.03 RP
4. Fedrick Dacres (Jam) 65.93
5. Piotr Malachowski (Pol) 65.24
6. Robert Harting (Ger) 65.10
7. Robert Urbanek (Pol) 64.15
8. Traves Smikle (Jam) 64.04

Qlf. (64.50): Stahl 67.84, Gudzius 67.01, Harting 65.32, Malachowski 65.13, Dacres 64.82, Finley 64.76.

Donne
10.000 METRI (21,10)
[RM: 29'17"45 Almaz Ayana, Eth, 2016]
1. Almaz Ayana (Eth) 30'16"32 WL
    (15'51"38 + 14'24"94)
2. Tirunesh Dibaba (Eth) 31'02"69
3. Agnes Jebet Tirop (Ken) 31'03"50 RP
4. Alice Aprot Nawowuna (Ken) 31'11"86
5. Susan Krumins (Ned) 31'20"24 RP
6. Emily Infeld (Usa) 31'20"45 RP
7. Irene Chepet Cheptai (Ken) 31'21"11
8. Molly Huddle (Usa) 31'24"78


 

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