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I sentieri di Cimbricus / Quarto di miglio sempre piu' corto

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Sabato 15 Luglio 2017

kerley 2

di Giorgio Cimbrico

“E’ giovane e ha poca esperienza ma credo possa correre in meno di 43”. Se non sarà quest’anno, sarà il prossimo”: così Quincy Watts su Fred Kerley. Lontano dall’aver provato rabbia o disappunto per esser stato privato del record NCAA, l’eroe di Barcellona, come venne etichettato in un divertente spot pubblicitario vecchio un quarto di secolo, oggi coach all’amatissima USC (i Troians) ha preso idealmente sotto le ali il 22enne di Taylor, Texas, che alla A&M University ha riservato laceranti acuti primaverili prima di andare a conquistare un posto nella squadra USA per i Mondiali di Londra. In sintesi: 43”70 e settimo posto nella lista di sempre, cinque prestazioni tra quel picco e 44”11 (con il 44”03 che gli ha assicurato la vittoria ai Trials di Sacramento) e quattro “passeggiate” tra 44”30 e 44”85.

Watts ha una solida fiducia in Fred che, per sua disgrazia, troverà sulla sua strada il più grande abbattitore di muri della storia, una gentile e compita macchina da guerra: Wayde van Niekerk. Al 25enne di Città del Capo, non hanno resistito i 10” nei 100, i 20” nei 200, i 31” nei 300. Non è neppure il caso di chiamare in causa la barriera dei 44”: a Rio stava per essere forzata anche quella dei 43”. Con cronometraggio manuale quel 43”03 può gravitare tra 42”8 e 42”9.

La prima esplorazione di Lee Evans e di quel buonanima di Larry James non è lontana dal mezzo secolo: quando quei numeri apparvero sul tabellone di Mexico City (43”8 e 43”9, destinati a trasformarsi in 43”86 e 43”97) sorse forte la sensazione di una nuova alba. Vent’anni dopo, al Letzigrund di Zurigo, a Harry Reynolds, detto "Butch", segni particolari bellissimo, non rimase che trasformarsi in un sole notturno e accecante: 43”29, con una serie di punti esclamativi. Danny Everett incassò 91 centesimi di distacco. Neppure il prodigioso van Niekerk di Rio è stato capace di scavare un fossato così profondo: Kirani James e LaShawn Merritt si spartirono il resto delle spoglie a 73 e a 82 cents.

In questo senso, il primato rimane nelle mani – e nei piedi – di un Michael Johnson in formato sivigliano e dell’annata ‘99: quando il record di Reynolds cadde, tra il 43”18 dell’Espresso di Waco e il 44”29,del sorprendente brasiliano Vanderlei Parrela, corse l’abisso di un secondo e 11 centesimi. Il non meno sorprendente messicano Alejandro Cardenas finì terzo a 1”13.

MJ è lo spunto per un ricerca che investe tutti coloro capaci di offrire una media di qualcosa meno di 11” un segmento di 100 metri dopo l’altro. Per quattro volte, a seguire.   

Tutte le "discese" negli abissi nel meno 44”:

Michael Johnson: 22 tra 43”18 e 43”98
Jeremy Wariner: 9 tra 43”45 e 43”99
LaShawn Merritt: 9 tra 43”65 e 43”97
Kirani James: 7 tra 43”74 e 43”96
Wayde van Niekerk: 4 tra 43”03 e 43”96
Quincy Watts: 4 tra 43”50 e 43”97
Harry “Butch” Reynolds: 3 tra 43”29 e 43”93
Danny Everett: 2 43”81 e 43”98
Fred Kerley: 1 43”70
Isaac Makwala: 2 43”72 e 43"92 (l'ultima, ieri sera a Madrid, assieme a un mirabolante 19"77) 
Lee Evans: 1 43”86
Steve Lewis: 1 43”87
Yusuf Ahmed Masrahi: 1 43”93
Rusheen McDonald: 1 43”93
Larry James: 43”97

NB: delle 68 prestazioni sotto i 44”, 34 - e cioè il 50% esatto - sono state ottenute da atleti texani: Johnson, Wariner, Everett e Kerley.
Per i più provinciali, ... il record europeo è ancora il 44”33 di Thomas Schoenlebe del 3 settembre 1987 - Mondiali di Roma - ormai prossimo al trentesimo anniversario.  

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