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Saro' greve / Quando Ottoz rischio' di correre per la Molinari

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Lunedì 10 Luglio 2017

ottoz

di Vanni Lòriga

Siamo entrati a vele spiegate nella stagione balneare e perciò non sarò “greve” ma parlerò di atletica estiva, cercando di raccontare qualcosa di divertente e forse di inedito. Stimolato dal commento del direttore sui recenti campionati assoluti di Trieste ed in contemporaneità con la tredicesima edizione del Trofeo Sandro Calvesi, tratterò della accoppiata vincente Calvesi-Ottoz. Gianfranco Colasante ha ricordato le vittorie nel 1968 di Berruti ed Ottoz e questo è un prezioso “assist” per rievocare un simpatico episodio. Arrivai a Trieste inviato del Corriere dello Sport, accompagnato dal mio braccio destro (allora …) Augusto Frasca. I primi atleti che incontrammo furono proprio Berruti ed Ottoz e quest’ultimo si presentò molto compuntamente a Frasca: “Piacere, sono Livio Berruti!”

Ed Augusto prontamente replicò. “Il piacere è tutto mio! Debbo arguire che l’altro signore è certamente Eddy Ottoz!” Uno a zero per Frasca. Non sempre era facile prendere in castagna Ottoz, con cui ho un ottimo rapporto che dura ormai da oltre mezzo secolo. Aggiungo che mi chiama Comandante, ed in realtà lo sono stato quando prestò servizio di leva presso la Prima Compagnia Speciale Atleti alla Cecchignola.

E arrivati a questo punto è necessario spiegare come mai l’Alpino Eddy Ottoz fu assegnato alla Compagnia Atleti. Studente universitario. rinunciò al rinvio e inoltrò domanda per essere arruolato quale Carabiniere Ausiliario. La Direzione Generale Sottufficiali e Truppa del Ministro Difesa-Esercito in questi casi doveva dare il suo assenso, Che gli fu negato in quanto di “reclutamento alpino …” Ho sempre sospettato che il vero motivo non fosse quello ma debbo solennemente affermare che seppi della decisione solo quando venne predestinato al reparto che comandavo. Tutti sanno che la volpe non sono io …

Conta piĂą un Maresciallo o un Generale?

Era il 1964 ed il 10 di maggio allo Stadio dei Pini di Sassari si disputava la prima edizione del “Trofeo Urigo”, intitolato al velocista Vittorio. Anche lui aveva militato nel CS Esercito per cui la mia Sezione atletica si presentò al completo, in testa a tutti Sergio Ottolina che corse i 100 metri in 10”3, preludio al 20”4 del primato europeo sui 200 di Saarbrucken. E proprio a Sassari incappai nel Professor Calvesi che apostrofava il Maggiore Carmine Giansante, responsabile dell’Atletica al CS Carabinieri, con un certo vigore.

“Sin dai tempi della mia più tenera infanzia – affermò – ho sempre saputo che un Maresciallo dell’Arma conta più di un Colonello dell’Esercito. Ora debbo scoprire a mie spese che un semplice capitano conta più di tutti …”. Cercai di intervenire mai fui subito zittito: “Lei per favore non parli. Eddy forse arriverà all’Esercito ma non farà gli ostacoli. Nessuno può obbligarlo. Magari pulirà i gabinetti, ma ostacoli niente, …” Io mi limitati ad assentire: “Magari!”

Ovviamente Eddy Ottoz, finalmente arruolato, giunse da noi esattamente il 10 luglio 1965. Ricordo la data esatta perché il giorno dopo avrebbe partecipato ai 110 ostacoli degli Assoluti. Era atteso con ansia dagli anziani della compagnia che non apprezzavano le sue battute ironiche, Per cui era tutti schierati sul terrazzo della casermetta, ciascuno armato di apposito sacchetto pieno d’acqua, Il famoso “bidone”. Quando Eddy uscì dal camioncino (che era andato a prelevarlo alla stazione) con un impeccabile volteggio venne fatto segno ad un lancio di decine di “gavettoni”. Tanta era la frenesia che nessuno riuscì a fare centro. Ed allora l’ineffabile provocatore non perse l’occasione per ricordare a tutti chi egli fosse: “Quando uno ha classe, non riescono neanche i bidoni …”

L’infallibile lancio del marciatore Contrada

Non l’avesse mai detto. Infatti il marciatore napoletano Contrada non aveva ancora scagliato il suo proietto idrico. Lo effettuò con calma partenopea e centrò in pieno volto il malcapitato i cui occhiali, nel giubilo generale, volarono a terra.

Arrivò il vice comandante Tenente Ozzola (io mi trovo in Abruzzo impegnato nel campo d’arme con i calciatori che avevano terminato da poco i loro campionati). Invitò Ottoz a sbrigarsi ed a recarsi in magazzino per ritirare la maglia Esercito con cui dovrà gareggiare il giorno dopo.

Dialogo fra i due.
“Signor Tenente, io vado subito a prendere la maglia. Ma domani non potrò gareggiare.,.”
“Davvero? E perchè?”
“Perché gli occhiali si sono rotti ed io senza non posso gareggiare”.
“Davvero, non puoi correre? E chi se ne frega, ...”
Ed Eddy, come al solito serafico, ribatte: “OK, ma chissà cosa ne penserà il capitano…”

Il tenente Ozzola ci pensa un po’ e poi carica Ottoz sulla campagnola. Visita ai migliori ottici della Capitale ma il nostro magnifico ostacolista ha bisogno di lenti speciali che vanno ordinate e ci vuole una settimana per averle.

Ritorno mesto in caserma. Il tenente non parla ed Eddy è partecipe: “Signor tenente, la vedo un po’ preoccupato, …”
“Beh, certo era meglio se avessi potuto correre, …”
“Ma signor tenente, lei pensa che uno che ha i miei problemi non porti sempre con se un paio d’occhiali di riserva?”
E ciò detto sfodera i famosi occhiali di scorta.

Narrarono alcuni testimoni che videro un ufficiale dei granatieri fermare di botto la macchina e poi “menare” un povero soldatino … Non so se ciò corrisponda al vero. So soltanto che il predetto Eddy Ottoz il giorno successivo vinse il primo dei suoi cinque titoli italiani nei 110 ostacoli. Soltanto cinque? si chiederanno gli attenti lettori. Non tutti ricordano che Ottoz si ritirò all’età di 25 anni, dopo un bronzo olimpico, cinque titoli europei fra indoor e outdoor, due vittorie alle Universiadi ed una ai Mondiali militari (quando di Mondiali non c'era ancora l'ombra)-.

Storie alcoliche: Genepy contro Sambuca

Quando Angelo Molinari, il liquoriere della famosa Sambuca di Civitavecchia, fondò una squadra di atletica (fra i suoi tesserati Gabriella Dorio e DT Oscar Barletta) invitò Eddy a tornare alle gare lui, come al solito serafico, rispose: “Dite al Commendator Molinari che anche noi della Genepy facciamo una squadra e siamo pronti a tesserarlo”. Il Commendatore era ultraottantenne ed allora non c’erano i Master…

Non abbiamo ancora parlato dei famosi gabinetti auspicati da Calvesi. Debbo dire che quando fu comandato di corvée l’alpino Eddy Ottoz pensò di mortificarmi eseguendo il suo lavoro di fatica in maniera esemplare. Si mise in ginocchio sul pavimento ed usando un sapone di Marsiglia, da lui personalmente acquistato al libero mercato, lustrò mirabilmente alcune mattonelle. Non mortificato ma ammirato non potei fare a meno di battezzarle “piastrelle Ottoz”. Ci sono ancora e conservano quella denominazione.

Mi accorgo di essermi dilungato troppo. Per cui, caro Direttore, nel caso queste storielle di altri tempi dovessero interessare qualcuno, provvederò a completarle nelle prossime puntate. Parlando soprattutto del Professor Sandro Calvesi, che era nato in provincia di Brescia ma aveva radici in Sabina.
 

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