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Fatti&Misfatti / Splendori e decadenze per una finale inedita

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Martedì 6 Giugno 2017

venezia

di Oscar Eleni

Dalla clinica dei gatti di Basiglio, non tanto lontano da dove abitava Pino Sacripanti che lunedì sera ha detto addio ai sogni scudetto insieme ad Avellino che non ha retto, fisicamente, mentalmente, questa cadenza che uccide anche i cavalli. Trovata legaiola dove te la spiegano. Sono gli stessi che per la libidine di una diretta sule reti RAI, non solo sport, si guardano orgogliosi nello specchio, nella speranza che Denbinsky o Fanelli trovino una finestra per farceli ascoltare. Un po’ come quelli che negli stadi, nei palazzetti, appena vengono inquadrati e appaiono sul maxi schermo, smettono di essere quello che sono, di fare quello per cui hanno pagato il biglietto e non vedono l’ora di chiamare casa: “Cara mi hai visto, tesoro mio cosa ti sembra del tuo papà, della tua mamma?”.

Lo fanno anche quando ci sarebbe da tacere, minuto di silenzio, inno, insomma il grande fratello li stravolge e allora si capisce perché una finale scudetto spinta più in là nella sera, per entrare nel palinsesto che conta stuzzica queste anime nobili amanti di un altro sport, quelli che non capiranno mai cosa ha scritto il filosofo Bolelli sul mistic river dell’Olimpia, quelli che “tanto per quello che scrivono i giornali” si può giocare benissimo dopo le 21, magari anche alle 22. Ma certo. Perché non spostare tutto all’ora delle dirette notturne per le finali NBA? Tanto per vedere l’effetto che fa.

Insomma lorsignori vogliono apparire, ma hanno avuto anche sfortuna perché le due arene per la finale sono fra le più piccole del contado, posti dove o si vede malissimo, Trento, lo dicono loro stessi in quel palazzo rettangolare che sembra una bocciofila, arene dove si soffoca e si spera che venga suggerito al regista per le partite del Taliercio di non inquadrare la tonnara del settore ospiti perché potrebbe anche intervenire amnesty international che pure ne ha visti di ghetti. Andare in diretta, andare in TV.

La libidine è questa. Non sanno che serve anche qualcosa. Tipo? Beh carissimi in televisione ci andranno anche i ragazzi campioni del mondo di freebasket che giocano a Fossombrone. Hanno anche già prodotto le figurine tipo Panini che sono già meglio del sito Lega. Da un’idea rivoluzionaria di chi rivorrebbe il basket come sport di squadra ad una zingarata da Amici miei. Questo è il catodo, bellezza.

Dicevamo dello splendore di una finale fra due che non ci erano mai arrivate. Una grande storica come la Reyer, ma i suoi scudetti sono stati vinti prima dell’ultima guerra, una giovane Cenerentola che è nata da una fusione 22 anni fa.

Chi ha frequentato Trento per la Nazionale, chi conosce Longhi, Trainotti, quelle aquile, sa da tempo che quella è l’isola che altri non riusciranno mai ad invadere. Certo ogni tanto qualche incrinatura, ma dove non succede?, importante è che poi trovino un posto per brindare, Teroldego o bollicine del Lunelli poco importa. Chi ha seguito il Brugnaro restauratore della Misericordia, prima che sindaco, chi ha guardato nel lavoro fatto alla Reyer in questi anni sa che non siamo davanti ad una sorpresa perché quella è gente che sa lavorare, giovani, bella squadra femminile, che conosce lo sport, da Casarin al nucleo della società. Ora il comune di Trento ha promesso che lavorerà per portare a 5000 la capienza del palazzo. Molti sperano che dopo questa impresa venga finalmente concesso alla Reyer di costruirsi un palazzo nuovo. Vedremo.

Intanto è l’ora del congedo per l’Avellino che ha onorato la stagione, che ha galoppato abbastanza come nei progetti di un manager di qualità, perché Alberani sa lavorare e, magari Roma, che con lui era arrivata alla finale scudetto, avrebbe fatto bene a tenerselo, anche se la vicenda Calvani ci ha fatto capire che non tutto è oro ciò che luccica.

Per Pino Sacripanti doppia amarezza. Quella sul campo la assorbirà, ma gli resta la dolorosa sensazione di aver buttato via qualcosa in gara quattro e non glielo hanno mandato a dire. Deve aver visto gli spettri mentre si domandava perché Sandro Gamba nel giorno dei suoi 85 anni quando gli hanno chiesto chi vedrebbe bene dopo Messina ha detto alto e forte: Romeo Sacchetti facendo cadere dalla sedia chi a Sassari sta ancora aspettando spiegazioni, la famosa promessa delle verità nascoste.

Avellino aveva forza per un play off corto. La panchina non era abbastanza solida, i lupi in campo avevano qualche anno di troppo e non deve essere andato bene neppure il rapporto con Cusin, l’uomo dei blocchi semoventi, se alla fine ha giocato otto minuti, se si parla già di un suo nuovo trasferimento con arrivo a Brescia. Fesenko faceva davvero paura, ma non ha resistito alla fatica. Forse Jones doveva essere sfruttato prima. Chissà. Facile parlare dopo anche se a Venezia sostengono che la sfuriata padronale per la rinuncia in gara uno al Batista grande e grosso, peccato che poi nelle danze sotto canestro perda spesso il piede perno, ha dato risultati considerando che mettendo lui al centro la Reyer ha prima recuperato fiducia e poi tirato il colpo, anche se i so tutto a troppe stelle potrebbero comunque dire che in stagione Reyer-Avellino era già finita 4-0. Due in campionato, due in coppa.

Mentre a Milano aspettano che torni da Gerusalemme il messia Pianigiani, dopo che Repesa è stato portato con la corona di spine alla colonna infame, si passeggia sulla Darsena dei decadenti nella città che era convinta di poter suonare tutti e invece è stata suonata. Calcio e basket. Unico scudetto il solito, quello della Quanta di hockey-in-line del cavalier Quintavalle dove lavora ancora Cappellari. Certo quel Minucci deve aver lasciato una traccia indelebile nella dolorosa via crucis del gruppo Armani in questi nove anni dove, se ci fate caso, hanno chiesto spesso la dignità a quelli che dovevano dimettersi pur avendo contratti già firmati per l’anno seguente, mai a chi era al comando dalla corazzata, dove, se rileggete le formazioni hanno davvero preso quasi tutti dalla Mens Sana che non ha più un Monte alle sue spalle ora che c’è carestia di mezzi.

Pianigiani ritorna. Libero dall’obbligo, leggendo i giornali Olimpia, non importa il colore, di inventarsi qualcosa per reintegrare nel gruppo Alessandro Gentile. Ci ha provato a Gerusalemme e si era capito che quella sarebbe stata la prima mossa per dare scacco matto agli increduli, ai perfidi, al Repesa che era stato indicato come boia ingrato del pibe gentilizio. Cotto Repesa nel suo brodo primordiale non c’è stato bisogno di altro. Qui il tamburino della Lupa senese troverà anche il preparatore atletico che aveva alla Mens Sana, il conte Danesi che ha passato un anno d’inferno con tutti quegli infortunati, potrà chiedere altre notti senza sonno al videoanalista Fioretti che la servitù di ieri e di oggi aveva chiamato Spielberg. Repesa dove guardavi? Non sappiamo come andrà con Cancelliere la sua barba vegana. La cosa importante è che non squillino troppe volte i telefonini mentre fa allenamento. Per il resto cosa c’è di meglio che bonificare dove ci sono macerie. Attenti a quello che gira intorno, splendore e decadenza giocano spesso sullo stesso catrame.

Pagelle per l’ultimo congedo prima dello scudetto da assegnare:

10 - A Walter De RAFFAELE che non ha mai dimenticato di ricordarci che se ha camminato bene lo ha fatto perché il sentiero glielo aveva indicato Carlo Recalcati. Forse il primo caso di allenatore subentrante che ancora venera chi ha sostituito e viene elogiato dall’uomo di cui ha preso il posto.

9 - A FILLOY e FORRAY i maestri del tango che in Italia hanno mangiato polvere, giocando da leoni ovunque li abbiano chiamati. Ora sono finalisti scudetto l’uomo di Cordoba e quello di Buenos Aires. Meritano ogni elogio e ci associamo nel suggerire a Messina di dare uno sguardo nella Pampa se cerca gente di garra, uomini che amano l’Italia molto più di qualche azzurro cicisbeo.

8 - A LOGAN e LEUNEN anche se il finale di stagione non è stato come sognavano. Il professore ha pagato l’età, la difesa ben fatta di Venezia, il biondo che Sacripanti aveva visto a Cantù è stato il pilastro, ma anche lui ha sofferto.

7 - A CASARIN e ALBERANI che hanno portato Venezia ed Avellino al massimo dei risultati, scegliendo bene anche gli uomini. Certo ora uno ride e l’altro non può farlo, ma lavorando in questo modo si creano le basi per restare.

6 - Al PERIC che in trasferta sembrava sempre un ‘anima in fuga. In gara sei ha messo il suo sigillo, soprattutto dopo i 2 falli lampo di Leunen, ha lavorato bene, anche se ogni tanto va verso il mare della sua Dubrovnik, onda su onda, anche quando dovrebbe soltanto galleggiare come in quel finale ad Avellino dove la mucca Reyer stava tirando un calcio al secchio riempito così bene in 38 minuti.

5 - Al BUSCAGLIA CORDOBES, primo torero nell’arena dei play off perché quando gli hanno ricordato, Curierun, Vanettun, quadriglia Dallerun, che questa Cenerentola trentina potrebbe ricordare il Leicester ha fatto scongiuri. Secondo lui il dopo titolo di Sassari e della squadra di Reineri sono state catastrofi. Si sbaglia. Poi a Trento ha il muro Trainotti alle spalle.

4 - Richiamato al centro della scena DE RAFFAELE che nello scaramantico giardino del mistero agonistico chiamato sport dice a tutti che i favoriti per il titolo sono quelli di Trento. Motivo? Beh, dice lui, hanno eliminato Milano che non poteva perdere. Vero, ma il fattore campo conterà moltissimo e la panchina lunga, anche nella finale, deciderà se non ci saranno amnesie al primo sabato del villaggio.

3 - Alla LEGA che ha deciso di riunirsi a Milano, fedele al servo encomio, invece di organizzare tutto in Laguna, in omaggio a Venezia e alla finale delle sue due migliori squadre. Se la sede è ancora Bologna cosa vuol dire trovarsi a Milano? Migliori connessioni? Ah, è vero.

2 - A REPESA se nel momento in cui si allontanerà da Milano non ci dirà tutta la verità, quella che è passata sotto i ponti di un Naviglio coperto dove in molti hanno giocato a nascondino. Certo la dignità imporrebbe le dimissioni dopo Caporetto. A tutti, però, ma si sa, chiedere a Gelsomino è facile, a chi paga un po’ meno.

1 - Alla LEGA che trova in finale due squadre con palazzi ben sotto i 5000 posti, ben oltre la decenza strutturale. Poteva capitare, è accaduto. O pensavano davvero che fosse scritto il successo di Milano in modo da poter strombazzare che anche il piccolo basket italiano ha la sua grande arena.

0 - AGLI ITALIANI ERRANTI che in questo momento stanno cercando nuove collocazioni, con una smania che neanche Rajola, con una convinzione di aver fatto bene dove potevano e male dove avevano cattivi allenatori. Senza timore di querele dall’associazione giocatori andremmo a riguardare i filmati di questi play off perché non è sempre primavera se Tonut fa progressi e Flaccadori sembra diventato più uomo e giocatore.
 

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