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Moretti

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Guglielmo MORETTI


moretti 2


Ultima espressione di un giornalismo fatto di accuratezza d’informazione ed elegante inventiva, Guglielmo Moretti si è spento a Roma il 18 maggio, nella sua casa sulla Cassia, dopo alcuni anni di vedovanza. Aveva 96 anni. Era nato a Forlì il 27 dicembre del 1920. Il suo nome resta legato soprattutto (ma gli fa torto) ad una celebre trasmissione radiofonica dedicata al calcio, sul modello di quella che in Francia aveva successo mescolando calcio, rugby e basket. Una trasmissione – "Tutto il calcio minuto per minuto" alla cui definizione contribuirono Sergio Zavoli e Roberto Bortoluzzi (con Gioia Paolini segretaria di redazione) - che ha segnato un’epoca, cambiato abitudini di milioni di italiani ed ha arricchito la memoria collettiva di almeno tre generazioni di tifosi.

Il calcio nelle case, ascoltato nelle strade e nelle piazze, nel flusso di una cronaca ininterrotta, che all'inizio riguardava solo tre partite e si fermava ai primi tempi, poi estesa ai 90 minuti e a tutte le squadre, ma solo quando la FIGC si convinse che la cosa non avrebbe svuotato gli stadi, come allora si temeva. Altri tempi, quando le notizie si leggevano il giorno dopo. Ma tutto è nato da lì, da quel 10 gennaio 1960 quando il calcio cominciò a farsi racconto radiofonico.

La vita di Guglielmo Moretti è stata avventurosa come quella del suo programma. Pilota d’aereo prima dei 17 anni, volontario in guerra, mille mestieri dopo il conflitto, il rifugio in Francia. Poi l’approdo felice al giornalismo, la lunga esperienza alla RAI, conclusasi solo nel 1984 dopo i Giochi di Los Angeles, punteggiata dal lancio di numerosi altri programmi di successo come “Domenica sport”.

Forte anche l’impegno a livello sindacale, avviato inizialmente nel direttivo dell’AGIRT, la prima associazione dei giornalisti radio-televisivi. Moretti è stato per anni il presidente dell’INPGI, l’Istituto di Previdenza dei giornalisti, e di Stampa Romana. Professionista attento, severo, oculato, pretendeva dagli altri il rigore che applicava lui stesso nel lavoro, pur restando sempre dietro le quinte. “Un personaggio d’altri tempi, che forse oggi non sarebbe compreso. Era rigoroso e un po’ burbero. Lo chiamavamo il Federale perché aveva un passato legato alla Repubblica di Salò”, ha ricordato uno degli ultimi allievi, Riccardo Cucchi.

Alla sua scuola sono cresciuti numerosi radiocronisti di successo. Pochi anni addietro, in una delle ultime interviste, si era divertito a stilare una sorta di pagella di qualità. “Enrico Ameri? Il migliore di tutti. Sandro Ciotti? eccezionale raccontatore. Nicolò Carosio? Un mito. Che si incrinò, all'avvento delle radio a transistor, quando allo stadio la gente poté verificare l'attendibilità delle sue radiocronache. Ma l’uomo che ho davvero nel cuore resta Beppe Viola”.

Ora si sono tutti ritrovati in cielo.

(una foto storica: Moretti dirige una riunione di redazione, in piedi Gilberto Evangelisti e Gioia Paolini)






 

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