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Fatti&Misfatti / Stati generali per il basket senza palazzetti

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Venerdì 19 Maggio 2017

petrucci-1

di Oscar Eleni

Nel festoso viavai del Telefeudo SKY a Rogoredo, periferia di Milano. La nicchia è davanti al venditore di tramezzini veneziani. Un angolo per rifugiati, esagitati, eliminati dal giro. Ci siamo fermati davanti a questo spacciatore di meraviglie sconosciute, eppure conoscenze veneziane ne abbiamo avute, perché la scoperta di una debolezza critica, durante la cosiddetta riunione degli stati generali del nuovo basket, ci ha fatto capire che è venuto il tempo per stare soltanto ad ascoltare. Tanto non rientriamo più neppure nella fascia d’età per le ricerche di mercato, quella dai 16 ai 69 anni. Maledetta sciatica, perfida prostata. Certo avremo deluso un Petrucci bello scattante di fianco ad un Malagò che domina le scene, sa dove colpire, sa dove arrivare, insomma sa. Magari non tutto. Però l’impressione è questa. Da ministro dello sport come in realtà dovrebbe essere il presidente del CONI considerando che la politica, fino a quando si è accorta che il denaro circolava, ha preferito delegare. Pentendosi, ma fregandosene. Infatti avete mai sentito parlare di una vera riforma dello sport nella scuola? Tutti fingono di essersene occupati. Passi avanti fra i banchi? Zero.

Sarà così anche per questo basket che spera un futuro con palazzetti decenti, oltre i 5000 posti, sapendo di contare come il due di briscola davanti alle giunte comunali, quelle che non soltanto scappano da una Olimpiade, ma, se possono, non si fanno sfiorare da cose che non diamo popolarità. Col calcio va un po’ meglio. Sul basket c’è da lavorare. Un movimento che cerca idee, anche se finisce sempre per intrappolarsi davanti al desiderio delle nuove leghe dominanti, quelle che mandano avanti il presidente operaio Bianchi, lui si definisce orgogliosamente così e non si offende se lo mandano in terza fila, se la premiazione dell’MVP stagionale, che dovrebbe essere da cerimonia sacra, viene sbrigata alla stessa velocità dei ragazzini che festeggiano il compleanno in società, avendo in regalo torta e selfie, dicendogli di ripetere questo mantra: la partita va vissuta molto prima in un ambiente adeguato, e commentata molto dopo sempre nell’ambiente adeguato. Costo per famiglia? Non pervenuto.

Certo è difficile partecipare attivamente ad un convegno dove si parla di entrate, uscite, giocatori più o meno italioti, trascurando l’unica cosa che spinge uno ad andare in uno stadio sportivo: vedere la partita. Non diteci che abbellite lo spettacolo con le ballerine, i nani, la musica. Ve lo state inventando perché si è saputo che qualche padre padrone, qualche marito prepotente, qualche moglie sfigata ha costretto altri della famiglia a seguirli. Almeno ballano, sentono musica, si divertono anche loro.

Non ci capiremo mai. Sarà anche per questo che come rappresentante del free basket inventato dagli amici di Willy per Happy Hand abbiamo dovuto tacere. Non ci avrebbero capito. Come futuro proponevamo, in verità, come suggeriscono dall’effe corner oltre viale Toscana, uno sport molto antico. Il basket come gioco di squadra mentre Lebron James urla a tutti gli altri io sono io e voi portatemi la palla.

Non ci piace James? Ma cosa dite. Per chi ha seguito oltre 10 Olimpiadi, fatto mondiali ed europei di atletica, possiamo dirvi che abbiamo visto tanti Lebron, certo lui nello sport individuale avrebbe fatto saltare sulla sedia non soltanto i telecronisti poco compassati di oggi. Sono meravigliosi, come lo era Jordan, anche se restiamo più legati ai tempi in cui Boston-Lakers era sfida di squadre e vi diciamo subito che preferiamo cento volte San Antonio a tutte le altre, per non parlare del sistema Golden State dove comunque hanno quel cobra dorato di Curry che, effettivamente, se ha voglia, ti fa a strisce e ti avvelena con cinque giocate di fila.

Comunque sia siamo usciti dallo studio di SKY dove Mamoli ha fatto un bel lavoro di presentazione, creando gioco, dando spazio, anche se la maggioranza sembra aver scelto di fare un po’ come i favoritissimi dell’Emporio che, come dice Repesa, colpevole a sua volta di non capire quando la barca va e quindi di lasciarla andare come direbbe la Berti, ma eravamo tutti imbambolati dopo Lebron Malagò e Curry Petrucci. Ha provato a risvegliarci Tanjevic, alla sua maniera. Grandissimo cui scarp de tenis a tre strisce come piace adesso all’ex campione di pallavolo Lanfranco che vestirà uomini e donne del nostro basket fornito di un nuovo motore francese come sponsor.

Lui, Boscia, avrebbe dovuto aprire e chiudere la convenzione. Non si poteva. Peccato. Tanto non lo avremmo sentito se avesse chiuso, dovevamo andare a cercare idee altrove, lontano dal feudo Sky che per il basket, oltre una partita al giorno, fa moltissimo, lo studia, cerca di capire dove si possono migliorare le cose, per fortuna che non ce lo hanno chiesto, siamo sopra i 69 anni, ma evita di fare autocritica. Concomitanze, bocce che vanno a sbattere alla stessa ora.

Esemplare la notte della Coppa Italia a Roma, quella dove fra pallone e tennis hanno fatto il record europeo di presenze, perché questi ragazzi mandati dal Cielo, la petulante RAI in carta copiativa, hanno pensato bene che le due partite dei quarti dovessero andare in onda proprio nell’ora di cui 13 milioni stavano guardando la Juventus fare il primo tagliando alla sala trofei. Non parlateci di forza maggiore in giorno feriale. I calendari si studiano, vanno sistemati da specialisti, non da chi si gode la non sapienza di una macchina. Ammettiamo la forza maggiore. Ma vi siete ripetuti, voi di SKY, voi della RAI, tantissime volte nella stagione e questo capestro degli orari in prima serata, ma in seconda per qualsiasi giornale dovrebbe far chiedere ai signorotti legaioli perché i quarti di finale, a parte i giornali sportivi, sono andati quasi sempre nelle brevi.

Comunque bella giornata per rivedersi, almeno quelli che hanno passione. Siamo stati anche bene, non al pranzo veloce, buon cibo, dicono, ma accidenti minerale e bevande gasate, equilibrismo da millenial, quando eravamo noi in quella situazione stavamo soltanto a sentire, adesso guai non ascoltare per fare mercato. Giocare bene non basterebbe? Offrire uno spettacolo sportivo eccitante, non ci sono altri spettacoli che abbiano da proporre un finale sempre differente, potrebbe servire? Un po’ per colpa dei giocatori, tanti, dicono i tagliateste in servizio attivo, per le trovate degli allenatori, moltissimi, se hanno perso, chiedendo paternità e maternità degli arbitri.

Sul discorso play off aspettiamo la chiusura dei quarti. Sono già in sala montaggio per una nuova stagione Sassari, che ha dato quello che aveva, forse anche qualcosa di più, Reggio Emilia dove sembra che molti vogliano fuggire, segno che il malessere c’era e non è mai stato curato bene da chi doveva e poteva e non pensiamo a Menetti. Anche Capo d’Orlando ora si godrà il mare e i filmati di una stagione straordinaria. Sono tre società a cui ci inchiniamo. Hanno fatto meglio loro di tanti giocatori che una volta a Milano chiamavamo barlafus.
 

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