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Saro' greve! / Silvio, rimembri ancor i tempi d'oro della Polisportiva?

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Lunedì 24 Aprile 2017

berlusconi

di Vanni Lòriga

Sarò “greve” dedicando la mia attenzione a Silvio Berlusconi, Non parlerò del personaggio politico ma di quello sportivo. Nei giorni scorsi intere pagine di giornale sono state dedicate alla cessione del Milan dopo 31 anni di dominio del dottor Berlusconi, esaltando i 29 trofei conquistati a vari livelli (nella foto, l'arrivo di Berlusconi all'Arena). Dalle ore 14.55 del 13 aprile il novantanove virgola nove per cento del gruppo passa ai cinesi e diventa “Rossoneri Sport investment Luxembourg” di tal Li Yang Hong. Tutto perfetto, si leva un coro di osanna (parola ebraica che significa “sàlvaci”). Ma, ...

Se lo chiedeva anche Leopardi

... arrivati a questo punto mi viene in mente un verso di Giacomo (Leopardi) che trascurando, per un momento, le sudate carte poneva il quesito: “Silvio, rimembri ancora quel tuo tempo di vita mortal …” Forse ho sbagliato il genere ma questa è la domanda che giro a Lui ed a tutti colleghi che di Lui hanno cantato. Non vi sovviene, per caso, che quella catena di medaglie di successi aveva un suo rovescio?

Se non vi ritorna in mente, ve ne parlo io. Mi riferisco alla "Polisportiva Mediolanum". Fu istituita nel 1989 e visse per un lustro. Nei progetti aveva l’ambizione di diventare la più importante e variegata d’Italia. Si articolava in un ventaglio che andava dal baseball all’hockey ghiaccio, dalla pallavolo al rugby per approdare al calcio.

Quando Lui (Silvio) era interista ...

Ovviamente si parla del Milan, anche se è noto che il primo amore di Silvio fosse l’Inter, di cui aveva tentato l’acquisto nel 1976 (No di Fraizzoli) e nel 1986 (No di Pellegrini e super-No di Prisco). Perché parlo di compera? Perché il dottor Berlusconi costituì la sua Iper-Polisportiva sborsando molti quattrini per acquistare il Milano Baseball 1946, l’Hockey Club Deviis, il Volley Gonzaga, l’Amatori Rugby ed il Milan Calcio. Quanto costò l’impresa? Una valutazione venne fornita su Repubblica da Enrico Currò: si parla di 80 miliardi, ovviamente di lire.

Lo stesso articolista ricorda che l’ingresso di tanti soldi stravolse le regole del mercato. Fa l’esempio degli 800 milioni corrisposti ad Andrea Zorzi e ricorda le accuse di chi sostemeva “che si pagasse cento ciò che valeva dieci”.

Il barbiere del Consiglio

Ad un certo momento qualcuno si accorse che si trattava di soldi mal impiegati. E venne incaricato il “Barbiere del Consiglio” (cito sempre Currò), al secolo Franco Tatò, di dargli un taglio.

In una conferenza stampa improvvisamente convocata il 29 maggio 1994 Tatò annunciò lo smantellamento della Polisportiva. Venne comunicato che “non rendeva”. Per cui via tutti, salvo il calcio che certo costava ma dava, in cambio, popolarità e prestigio.

La decisione suscitò generale (e platonica) indignazione e lasciò un mondo inquinato per sempre. Ormezzano, su La Stampa, scrisse un pezzo storico dal titolo “Mecenati? No, grazie!”. Segnalava che il denaro seminato in un mondo che non ne ha provoca solo sconquassi, risalendo ai tempi dell’Ignis del cav. Borghi (Giovanni).

Dove sono finite le squadre industriali?

A cui mi permetto di aggiungere quelli di Montezemolo (Luca) e dell’Iveco (ricordate?), Per non parlare delle famose squadre industriali (Pirelli, Snia, Alco, Snam e, addirittura, Carrelli Elevatori). Che fine hanno fatto?

I derivati micidiali dell’età delle grandi polisportive ricche di soldi sono anche individuabili in certe decisioni federali. Per premiare i pallavolisti di Velasco il povero presidente Borghi (questa volta Paolo, recentemente scomparso) fu costretto a contrarre un mutuo con le banche. Iniziativa che non ha precedenti e (speriamo) non verrà emulata. Almeno ce lo auguriamo. Ma non si sa mai …

 

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