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Saro' greve! / Benvenuti Mondiale? “Ar Corriere gia' ce lo sapevano!”

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Lunedì 17 Aprile 2017

benvenuti

di Vanni Lòriga

Sarò “greve” e questa volta addirittura Supergreve. Per i lettori niente è più pesante da digerire che gli altrui ricordi: ed invece proprio questi voglio proporre per celebrare il cinquantesimo anniversario della conquista del titolo mondiale dei pesi medi da parte di Giovanni Nino Benvenuti. Perché ne voglio parlare? Per tanti motivi che vado ad elencare. Il primo è che quell’incontro con Emil Griffith si disputò a New York, sul ring del Madison Square Garden, esattamente 50 anni fa, il giorno 17 aprile 1967 con inizio alle ore 22,00 locali corrispondenti alle ore 4,00 italiane del giorno 18 aprile. Per me fu il battesimo del fuoco come giornalista in servizio notturno al Corriere dello Sport.

Il secondo motivo è legato ad alcuni particolari della vita di Nino che non tutti conoscono e che ritengo interessante rendere pubblici. Il terzo è per ricordare che fra pochi giorni, esattamente il 26 aprile, Benvenuti compirà 79 anni e voglio anticipare gli auguri per il suo avvio verso il mondo degli ottuagenari.

Beppe Cuccotti ed Enzo Rossi, i miei DT

Partiamo dalle origini. Durante i Giochi di Melbourne 1956 segui con molta attenzione il torneo di pugilato. Ebbi ripetuti contatti con Natalino Rea (allora braccio destro di Steve Klaus che avrebbe sostituito l’anno dopo) e con cui in seguito avrei diviso molti anni della mia vita. Da lui ebbi le prime entusiastiche notizie su Nino Benvenuti, allora diciottenne e del quale solo ricordavo che aveva vinto un titolo nel tricolore per juniores, ospitato nella Cavallerizza della Direzione di Artiglieria in via Etruria a Roma.

Considerato che qui parliamo di vero sport ricorderò che presso quella Direzione lavorava come impiegato Giuseppe Cuccotti, che era stato mio allenatore al CUS Roma e che poi ebbi come DT al Centro Sportivo Esercito. Pure Enzo Rossi fu a tempo debito assunto nella stessa Direzione ed anche lui fu DT nell’Esercito, prima di esserlo della Nazionale italiana.

Il Guanto d’Oro di Natalino Rea

Chiusa questa parentesi atletica vado avanti con il pugilato. Nel 1957 venni assegnato alla Scuola Militare di Educazione Fisica di Orvieto dove si allenava la Nazionale di boxe. Il Direttore Tecnico era come già detto il citato Natalino Rea.

Rea era stato un pugile di alto livello. Fra l’altro nel 1937 aveva vinto a New York il “Guanto d’Oro” (manifestazione che metteva a confronto i migliori pugili dilettanti d'Europa e degli USA) davanti a 70.000 spettatori affluiti allo Yankee Stadium, quello del baseball e di Baby Ruth.

Come allenatore aveva frequentato un corso diretto da Steve Klaus, il maestro ugro-statunitense che Bruno Mussolini (figlio di Benito e Presidente della FederBoxe) aveva chiamato in Italia. Natalino si classificò al primo posto e divenne l’erede dello stesso Klaus. Proprio con Rea nel 1958 mi recai a Terni per i Campionati dilettanti di boxe. E lì vidi per la prima volta un biondino esile, avvolto in una vestaglia di raso. “Dove va questo ragazzino? Lo massacrano!” pensai.

Era Nino Benvenuti e vinse il titolo. Da quel giorno lo seguii come frequentare il Centro di Orvieto.

Nessuno voleva fare i guanti con Nino

Natalino Rea mi spiegò: “Questo è un fenomeno. Nessuno vuole fare i guanti con lui perché li massacra lavorandoli sotto. Se affronta un avversario sconosciuto, per tutta la prima ripresa se lo studia e poi torna all’angolo e mi dice: ‘Signor Rea, adesso gli faccio una finta al mento con il sinistro e poi lo sdraio con un gancio di destro’. E così invariabilmente va a finire”

Natalino Rea aveva le idee molto chiare, Cultore fondamentalista della tecnica e acuto conoscitore degli uomini, era anche estremamente astuto. Nel 1960, alcuni mesi prima dei Giochi di Roma, si tennero a Wiesbaden i campionati mondiali militari che videro gli Azzurri dominatori, Benvenuti, comunque in servizio di leva come Vigile del Fuoco, non partecipò. Nella sua categoria dei superwelter la vittoria andò allo statunitense Wilbert McClure che suscitò grandissima impressione.

Rea ne parlò con Nino e fu deciso di rientrare, non senza sofferenza e sacrifici. nella categoria dei welter. Allora non si avevano idee chiare sulla dietetica: magari si stava attenti, quando ci si puliva i denti, a non inghiottire una goccia d’acqua: faceva ingrassare! Tutti sanno che Nino Benvenuti vinse poi il titolo olimpico. Cosi come McClure che in seguito avrebbe insegnato all’Università.

Quella notte del 17 aprile 1967

Dobbiamo tornare alla notte del 17 aprile 1967. Il Corriere dello Sport ha il suo inviato a New York. E’ il grande Franco Dominici, piazzato a bordo ring del Madison e munito di telefono, ininterrottamente collegato con gli stenografi (per l’esattezza dimafonisti) del giornale. Al termine di ogni ripresa detta la cronaca che pochi secondi dopo in tipografia è trasformata in piombo. I dimafonisti ed i linotipisti sono strepitosi; il proto ha già preparato il titolo per la prima pagina:

“BENVENUTI MONDIALE!” La radiocronaca di Paolo Valenti (anche lui allievo di Beppe Cuccotti, tanto per rimanere in tema di ricordi) è avvincente è finalmente lancia l’urlo liberatore.

Andiamo in macchina. Mentre le rotative girano frenetiche e sfornano centinaia di migliaia di copie in redazione si brinda, Abbiamo vinto tutti insieme a Nino. E’ già prima mattina quando esco dalla redazione in Piazza Indipendenza e mi avvio verso la Stazione Termini. Gli strilloni urlano la vittoria di Nino Benvenuti sbandierando il Corriere. Un pendolare appena sceso dal treno si rivolge al suo compagno di viaggio: “Te l’avevo detto io che era tutto combinato? Lo vedi: ar Corriere già ce lo sapevano!”

Lo avrei strangolato. Invece l’altro giorno avrei abbracciato Nino Benvenuti incontrato alla presentazione del libro scritto da Abdon Pamich e dal compianto (e da poco scomparso) Roberto Roberti sullo sport fiumano.

“Nino – gli ho detto – ci conosciamo ormai da sessant’anni. Mi vuoi finalmente dire chi è stato il tuo vero Maestro ? Chi ti ha insegnato i segreti della boxe?” Ineffabile la risposta dell’inimitabile campione: “Il vero maestro? Lo specchio: lui non mente mai e ti dice sempre la verità”.

Amen. Auguri, Nino!

 

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