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Saro' greve / Australia: il Cavallino Rampante riparte al galoppo

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Lunedì 27 Marzo 2017

baracca-1

di Vanni Lòriga

Al solito sarò “greve” e, come premesso la settimana scorsa, cercherò di chiarire, una volta per tutte, l’origine del Cavallino Rampante che è il simbolo della Ferrari. Ricordiamo che la vettura di Maranello, ieri vittoriosa a Melbourne, ha appena celebrato i settanta anni di vita e tutti sanno che fu la mamma di Francesco Baracca, la contessa Paolina de Biancoli, a donare al Drake il famoso cavallino che contrassegnava l’aereo di suo figlio. Francesco Baracca fu l’eroe eponimo della nostra nascente aviazione durante la prima guerra mondiale. Sottotenente in “Piemonte Reale” frequentò nel 1909-1910 il corso alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo: su 57 allievi solo lui ed altri tre colleghi conseguirono il massimo punteggio di venti ventesimi.

Fra i compagni di corso c’era anche Raffaele Cadorna, poi comandante del Comitato Nazionale di Liberazione. Baracca era ottimo cavaliere “dallo stile corretto…in una ceduta perfetta ed in un assieme totale col cavallo” (Giuseppe Veneziani Santonio, Storia della Equitazione Italiana).

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Un cavaliere del cielo

Nel 1912 si reca a Betheny per frequentare un corso di pilotaggio. Durante il conflitto abbatte trentaquattro aerei nemici, confermando sempre il suo stile cavalleresco. “Ha duellato nel cielo con i suoi avversari – scrisse R. Poletti – e per onorare i nemici abbattuti li visitava in ospedale se feriti e, se deceduti, scendeva o planava per recare una corona di fiori ed un saluto sul luogo dell’impatto a terra”. Non si batteva mai contro l’uomo, ma contro il suo mezzo.

Come ho accennato una settimana fa, nel giugno 1953 il Battaglione Bersaglieri di Roma fu comandato in servizio elettorale presso i seggi della provincia di Ravenna. Il mio reparto fu dislocato fra Lugo e Bagnacavallo. Alla vigilia della tornata elettorale fui invitato a cena dalla nobile famiglia dei Biancoli.

Ed in quella occasione appresi (e tutto è noto) che esistono due tipi di cavallino rampante. Il primo è quello di "Piemonte Cavalleria", con la coda rivolta verso il basso. Il secondo è quello araldico della famiglia Baracca, “Cavallo nero allegro ed inalberato” e con la coda rivolta verso l’alto. Basterà guardare il simbolo della Ferrari per capire che “Piemonte Reale” non c’entra. Si trova invece ricordato sulla carlinga dell’aereo di Baracca, lo SPAD VII (Societè pour l’aviation et les dèrivès) con motore Hispano-Suiza esposto nel museo di Lugo.

In ricordo dell’avversario caduto

E opportuno sottolineare che il Cavallino rampante è anche il simbolo della città di Stoccarda e delle macchine della Porsche. Si sostiene che Baracca, per onorare il pilota tedesco che aveva abbattuto nel suo quinto combattimento vittorioso, riportò sulla carlinga del suo aereo il simbolo della città di cui era originario, cioè proprio Stoccarda.

Il blasone della famiglia Baracca risale al 1927, quando Vittorio Emanuele III concesse ad Enrico, padre di Francesco, il titolo di conte. In quella occasione venne ufficializzato il blasone di famiglia, con il Cavallino rampante uguale a quello di Stoccarda, ad onorare un uomo caduto in combattimento.

Intanto la Ferrari, come detto, torna al successo. Sul podio australiano si afferma Sebastian Vettel, nato ad Heppenheim, città che dista da Stoccarda poco più di 150 chilometri. Kimi Raikkonen è quarto e sulla linea del traguardo ecco un nuovo pilota italiano, Antonio Giovinazzi, terza guida della Ferrari e prestato alla Sauber.

La storia del Cavallino rampante sfoglia un’altra pagina del suo libro d’oro.
 

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