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Italian Graffiti / Un fantasma si aggira per l'Italia, l'Olimpiade

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Venerdì 17 Marzo 2017

milano-2028

di Gianfranco Colasante

Oddio, ci risiamo. Un fantasma di nome Olimpiade s'aggira per l'Italia, e ha lasciato il Tevere per il Lambro, tanto a inquinamento siamo lì. Neppure a Cesare Zavattini, che pure di miracoli a Milano se ne intendeva, sarebbe venuto in mente. Ecco spuntare, con grande risalto mediatico e le solite adesioni entusiastiche, la (presunta) candidatura di Milano ai Giochi del 2028. Avete letto bene. Non paghi di aver tenuto in ansia il paese per anni con Roma 2024, progetto gettato nel cestino dalla preveggenza del sindaco Virginia Raggi (a quando una statua per lei allo Stadio dei Marmi eretta dalla riconoscenza dei romani?), ora si lascia filtrare subdolamente il nome di Milano.

Con tanto di torta e taglio a tre tra Malagò (CONI), Sala (sindaco Milano) e Maroni (governatore Lombardia). Tutti assieme appassionatamente, superate le differenze e le diffidenze politiche (Malagò in maglietta verde è una casualità), sia pure dietro il paravento di una sessione del CIO da portare nella capitale economica, motivo per cui è stata nominata una "Project Leader" (in inglese fa più effetto). Sul biglietto da visita si richiama l'Expo, la gigantesca festa paesana di cui, assieme a conti e i costi, restano misteriosi il futuro e la destinazione: polo universitario?, centro internazionale di ricerca?, hub di transito per gli immigrati? Se ne sono dette e lette tante, ma intanto perfino dell'albero della vita si sono perse le tracce.

Ecco, ora, l'Expo sarebbe la chiave di volta della nuova proposta. Chi faceva sommessamente notare che il presidente di Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo, proprio in queste ore è stato costretto a lasciare l'Alitalia (anzi l'Alitaglia, dopo il doloroso "taglio" di 2400 posti di lavoro) portata al disastro, è stato zittito. Incidenti di percorso, ha reagito il gruppo della candidatura in servizio permanente effettivo. Roma non ci merita, ma con Milano sarà tutt'altra musica. Volete mettere, la vocazione olimpica di Milano? Avete visto con quanta rapidità è stato ricostruito il tetto del Palazzo dello Sport crollato per la neve nel gennaio 1985?

Qualche disfattista ha provato anche a ricordare l'ingloriosa fine della candidatura di Milano per il 2000 portata avanti in tandem da Gianni Brera e Massimo Moratti (tanti anziani giornalisti ancora ricordano le gigantesche abbuffate di aragoste e caviale nel 1992 sullo yacht affittato dall'ex-presidente dell'Inter e ormeggiato a Barcelloneta), ma fieramente osteggiata dalla Gazzetta dello Sport e dal suo storico direttore Candido Cannavò che contro quell'ipotesi scriveva editoriali di fuoco. Ma si può andare più avanti e ricordare quando l'allora sindaco di Milano, Letizia Moratti, incontrava Walter Veltroni, sindaco di Roma, per studiare i termini di una candidatura ... comune.

Ma, ci si chiede, da che nasce questa febbre da candidatura? Chi ci guadagna e chi ci rimette? Pur accantonando malignità e sospetti, resta difficile farsene una ragione: sono anni e anni che non si parla d'altro, e pure di argomenti diversi per impegnarsi nello sport ce ne sarebbero a iosa. Tanto più che da tempo il CIO medita di accorpare l'assegnazione congiunta dei Giochi 2024 e 2028 (Parigi o Los Angeles o viceversa, fate voi) e per questo ha convocato "una sessione straordinaria" da tenersi in estate. La decisione a settembre, a Lima.

Ma se dovesse andare bene (per noi) - come dire con le due prossime edizioni assegnate in simultanea - volete scommettere che qualcuno rilancerà per il 2032? Casomai proponendo Amatrice, così finalmente - accanto al liceo sportivo - si potrà consegnare qualche altra casetta oltre le 15/20 già arrivate a sollievo dei terremotati.  

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