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Mercoledì 15 Marzo 2017

corsa

di Daniele Perboni

Schermo acceso del fido Mac, anche se datato. Pronti a pestare sui tasti per mandare il solito compitino al “Grande Vecchio” che siede sulla tolda di comando di questo giornale online. Dal cellulare esce la musica di Another Brick In The Wall dei Pink Floyd. Che volete farci, siamo vecchi nostalgici, … ma non del crapa pelata di Predappio, chiariamo subito! Un amico mi racconta un po’ di cosette d’atletica e chiede: «Ci vediamo alla Stramilano?». «Manco morto» rispondiamo. Insomma tutto sto po’ po’ di parole per informarvi che grazie, o per colpa, di quella telefonata abbiamo deciso un’inversione a U e cambiare il tema del solito componimento che i nostri cinque lettori aspettano sempre con ansia. Almeno così ci illudiamo, …

Due sono gli argomenti che vorremmo affrontare. E almeno uno di questi sicuramente ci vomiterà addosso palate di guano. Ma siamo anche convinti che molti la pensano come noi, pur non avendo il coraggio di esprimersi liberamente. Però ogni tanto è bello andare contro corrente. Poi, giunti alla nostra età, chissenefrega dei giudizi. Non abbiamo ambizioni di carriera.

Uno - Giuseppe Ottaviani. Chi non conosce questo splendido signore centenario? Detentore di un numero imprecisato di record master? Lo confessiamo, non avevamo mai sentito parlare di lui sino a quando Carlo Conti non lo presentò al Festival di Sanremo. Da allora è stato un susseguirsi di apparizioni e interviste, diventando una vera star, osannato sui social e in ogni dove, l’ambasciatore dell’atletica italiana. L’ultima sua impresa è stato il nuovo record del mondo nel salto in lungo. Tutto bello, tutto positivo. Tanto di cappello a questo vegliardo che non si arrende e vuole vivere, vivere, vivere intensamente. Come è giusto che sia. Da prendere ad esempio. Ma, …

C’è sempre un ma, … Non veniteci a raccontare che l’Ottaviani atleta potrebbe essere preso a simbolo dell’atletica italiana. L’agonista da prendere come esempio per propagandare il nostro sport, specialmente fra le nuove generazioni. Dopo settimane ci siamo arresi e abbiamo guardato il filmato dell’impresa di Ancona, quella del record mondiale del salto in lungo, un metro e pochi centimetri. Possiamo dirlo? Semplicemente malinconico. Osiamo? Imbarazzante. Un tredicenne, con quale chiave di lettura potrebbe interpretare questo messaggio? Eppure di campioni “più vicini” l’atletica nostrana ne ha a bizzeffe da presentare “sul mercato”. Che facciamo, li lasciamo nell’angolo oscuro come ormai avviene da tanti, troppi anni? Stop, preferiamo non andare oltre. Lasciamo l’incombenza alla Federazione che ha un apposito settore dedicato, appunto, al marketing e all’informazione.

Master e Amatori: parliamo ancora di atletica?

Due - master e amatori. Un settore, questo, in continua espansione, con “numeri” importanti se è vero che in Italia nel 2016 almeno in 39.000 hanno terminato una maratona. Inoltre i tesserati, se non andiamo errati, solo fra i Senior/Master (dai 35 anni in su) sono la bellezza di 95.000 e passa, mentre i Senior raggiungono a malapena le 15.000 unità. E che problema c’è, dirà qualcuno! Il problema, come sempre, o quasi, è finanziario. Sì, perché, come molti sanno, codesto movimento genera un fiume di denaro.

Non scopriamo certo l’acqua calda, ma forse in pochi sanno che gran parte delle manifestazioni podistiche (dalla Maratona di Roma alla Stramilano, dalla Unesco Cities Marathon di Cividale all’ultima strapaesana, tanto per fare alcuni esempi) inserite in calendario pagano una tassa alla Federazione (come è giusto che sia) e per ogni partecipante viene versato un euro sempre alla FIDAL. Numeri importanti, come si può ben capire.

Il Comitato Provinciale di Milano, che per tesserati potrebbe esser paragonato alla quinta regione italiana, solo nel 2016 ha “raccolto” ben 46.000 euro da tutte queste manifestazioni. Soldi serviti per finanziare l’attività giovanile e pagare giudici e cronometristi. Denari, che potevano anche essere molti di più (si ipotizzano 60-70.000 euro) se … se molti organizzatori non mettessero in atto un piccolo trucco. Tutto legale, sia chiaro, alla luce dei regolamenti odierni. Di cosa si tratta? È presto detto. Piccolo ed esemplificativo esempio.

Il sottoscritto organizza, poniamo, la “Quatar pass e una birretta con la siüra Tommasina”. Gara non competitiva aperta a tutti. Non inserita in calendario, senza l’avallo ufficiale della Federazione, dunque senza alcun vincolo, anche medico. I podisti si iscrivono (anche senza certificato medico), hanno a disposizione 30 minuti per partire (partenza libera si chiama) e alla fine nessuna classifica ufficiale. Solo pacco gara (pagato all’atto dell’iscrizione) e medaglia di partecipazione. Stop. E dove sta l’inghippo?

Sta nel fatto che la partenza potrebbe non essere libera, che i partecipanti sono dotati di chip per rilevare il tempo, che io sono così bravo da portare 20.000 persone a partecipare. Fatevi i conti: 20.000 per 20 euro di pacco gara, più eventuali sponsor. Quanto riesco a portare a casa? E alla Federazione non va una beata minchia, non faccio promozione sportiva e via di questo passo. E manifestazioni come quella ipotizzata ne esistono moltissime, credeteci. Non per nulla ogni settimana, su e giù per la penisola, è tutto un gran correre e sudare. E tutto tace. Un bel business, …

Ultima annotazione, che ci sta particolarmente a cuore, ma forse siamo troppo incattiviti, fate voi. Il settore Master, specialmente i runner, costituisce un mondo a se stante. Nulla da spartire con l’atletica agonistica. Vanno, corrono, ripartono e arrivederci alla prossima. Dopo di loro gareggiano i giovani o le stelle dell’atletica? Chi se ne importa, manco li conoscono i campioni. Né ci tengo a conoscerli. Provare per credere.
 

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