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Saro' greve / Zero in condotta a nostra Matrigna RAI

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Lunedì 6 Marzo 2017

yashenko

di Vanni Lòriga

Sarò ancora “greve”, ma prima ho il dovere di essere lieve. Ho anche il piacere di esserlo con me stesso per aver avvicinato, pochi giorni prima degli Europei di Belgrado, il quartiere di allenamento di Fabrizio Donato e di Andrew Howe in località Castelporziano. Lì si lavora seriamente, non alla ricerca di miracoli ma solo della giusta strada. Fabrizio mi spiegò la sua nuova via al miglioramento, con una decisione maturata dopo la delusione di Rio de Janeiro. “Era il 15 agosto, il giorno dopo il mio quarantesimo compleanno – raccontò – e dissi a me stesso che proprio da un salto nullo che valeva 17 metri doveva ripartire la mia terza stagione”.

Le altre svolte in una carriera, sempre in crescendo,coincisero con l’agnizione di nuove ispirazioni ritmiche suggerite dal sinfonico misticismo di Jonathan Edwards e con l’ intuizione che forza e velocità dovessero integrarsi in un nuovo rapporto di reciproca convivenza.

Fabrizio Donato mi confessò anche di avvertire un certo fastidio al femorale destro, ma non rinunciò alla partecipazione, magari accontentandosi del ruolo di capitano, … Non si è limitato al prestigioso incarico e, dopo essersi qualificato stringendo non solo i denti, al secondo salto di finale ha sparato il 17.13 che gli ha garantito l’argento, dopo avergli fatto sognare l’oro.

Chi pensa che la esemplare vicenda, per certi versi storica, sia stata seguita da Matrigna RAI, erra. Zero minuti e zero in condotta. Bravi.!!!

L'uomo che sapeva volare

In compenso nei giorni precedenti si è parlato a lungo di altri salti ed anche di Vladimir Il'ič Jaščenko (in ucraino di frare Ященко Володимир Ілліч), nel 1978 campione europeo indoor a Milano ed all’aperto a Praga. Ci è stato spiegato, notizia verissima, che fu l’ultimo interprete dello stile ventrale, capace con l’elegantissimo “Belly straddle” di stabilire un record mondiale nell’epoca di Fosbury Flop (2.33 il 2 giugno 1977 a Richmond).

Il telecronista RAI ha avanzato una sua legittima ipotesi, sostenendo che la brevitĂ  della carriera di Vladimir abbia decretato la scomparsa dello stile ventrale.

In realtà lo stesso saltatore ucraino non era dello medesimo parere. Ebbi la ventura di intervistarlo a Milano dopo la sua vittoria nel campionato indoor del 12 marzo 1978. Era inavvicinabile, ma un colpo di fortuna mi consentì di realizzare quello che in gergo giornalistico si chiama scoop.

Il regista Romolo Marcellini, lo stesso de “La grande Olimpiade”, docu-film dedicato ai Giochi di Roma, era stato incaricato di realizzare un documentario dedicato alla presentazione delle Olimpiadi 1980 a Mosca. Nel realizzarlo inserì nel contesto una intervista di un giornalista al grande saltatore in alto subito dopo il trionfo milanese. Il giornalista prescelto fu chi firma queste righe.

Non persi l’occasione per chiedere a Vladimir come mai non praticasse il Fosbury, ormai adottato da tutti e che dà sicuri vantaggi. La sua risposta fu sorprendente ma non evasiva: “Ci ho provato, ma non ci riesco perché ho la scoliosi, …”.

Ecco il vero motivo per il quale un uomo che sapeva veramente volare non abbandonò mai lo stile conosciuto anche come “calcio di rana”. Senza scoliosi sarebbe magari stato l’uomo capace di saltare 2.50 metri.

Perché lo stile dorsale, come ci ricordano Carrozza&Villani, “presenta una maggiore esplosività nella fase di stacco (13-15 cent/sec) rispetto al ventrale (18-24 cent/sec) con una velocità di rincorsa più elevata.“ Ecco tutto.

Alla prossima.

 

 



 

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