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Italian Graffiti / Il calcio verso il gran giorno (e altro ancora)

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Sabato 4 Marzo 2017

mertens

di Gianfranco Colasante

Tutto fermo in attesa della conferma di Carlo Tavecchio alla presidenza della FIGC. Il chè avverrà lunedì prossimo all'Hilton di Roma. Con buona pace di Andrea Abodi che difficilmente potrà mettere assieme le componenti delle varie anime del calcio. Ci vorrebbe la bilancia di un farmacista per rappezzarsi tra le percentuali previste dallo statuto per le elezioni federali (indovinate un po' chi lo ha pensato e imposto?): la Serie A ha il 12%, la B il 5%, la Lega Pro il 17%, la Lega Dilettanti il 34%, i Calciatori il 20%, gli Allenatori il 10% e gli Arbitri, poveretti, solo col 2%. Dichiarazioni della vigilia a parte, in fondo si tratta di un gioco, o meglio di un giuoco: non cambierà nulla, Tavecchio o Abodi per me pari sono.

Il calcio resterà a cuocere nel suo brodo, almeno fino a che non verrà sancito il divorzio tra il comparto dichiaratemente professionistico e il CONI. Il cui presidente, sempre così attivo, nella faccenda ha tenuto un profilo che più basso non si può. A rappresentarlo spedirà il segretario generale (in scadenza) Roberto Fabbricini. Come prassi. E a proposito di CONI, non si può dimenticare che il prossimo 11 maggio si terranno le elezioni anche per il Comitato Olimpico.

Malgrado il rinfocolato conflitto con Paolo Barelli, resta scontata la maggioranza bulgara per una conferma quadriennale di Giovannino Malagò (che dal 31 dicembre non è più presidente del Reale Circolo Aniene, pur restandone l'incontrastato padrone: indovinate un po' chi prenderà il suo posto?).

Ciò detto, non si possono ignorare le voci di cambiamenti al vertice del CONI che si accavallano in queste settimane. Dunque, acclarata la rinuncia alla carica di AD di CONI-Servizi da parte di Alberto Miglietta, che preferirebbe tornare al Badminton, suo grande amore, sulla sua poltrona andrebbe a sedere proprio Fabbricini, che lascerebbe così il posto di segretario a Carlo Mornati, attualmente vice. Mentre la responsabilità della Preparazione Olimpica resterebbe ad Anna Riccardi. Se si tratta solo di voci, lo verificheremo presto.

Poscritto. Si può variamente commentare il volgare ed irridente gesto del calciatore belga del Napoli, Dries Mertens, che ha mimato la pipì di un cane dopo aver segnato la prima delle sue due reti che hanno cancellato la Roma. Un gesto che da noi non s'era ancora visto. E variamente è stato commentato, anche se a prevalere si nota una certa sorridente indulgenza che ormai nel mondo del pallone ha "sdoganato" tutto e di più. (Pensate al Milan e ai magliari cinesi, o allo stadio dimezzato della Roma stessa).

Atteggiamento che è un po' il marchio di fabbrica del nostro calcio malandato che non riesce ad essere adulto, sia che decida di restare con Tavecchio o che invece preferisca affidarsi ad Abodi. Ma, ci chiediamo, proprio nessuno ha qualcosa da ridire sul gestaccio di Mertens, visto che - sia pure momentaneamente affidato alla Roma - si trattava pur sempre dell'Olimpico che dovrebbe essere qualcosa di più di un semplice campo di pallone?  

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