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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fumarola

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ALFONSO FUMAROLA

fumarola

Aveva lasciato la professione medica per dedicarsi a pieno titolo al giornalismo sportivo onorandolo con appassionato rigore – in specie da inviato per tennis e nuoto – seguendo per il Corriere dello Sport-Stadio, dove era entrato alla fine del 1956, una quindicina di edizioni olimpiche. Al giornale romano era rimasto senza interruzione fino al 1992 (ma come collaboratore per altri due anni), attraversandone le diverse stagioni, dalla direzione di Alfonso Ghirelli a Luciano Oppo, da Mario Gismondi a Giorgio Tosatti, in anni nei quali il giornalismo sportivo sapeva fare scuola.

Alfonso Fumarola si è spento a Roma il 3 gennaio all’età di 83 anni. Nato a Rimini il 1° settembre 1932, proprio a Roma si era laureato in Medicina e Chirurgia. Forte di quella laurea, aveva frequentato per cinque anni l’Istituto di Fisiologia Umana all’università. Tra i suoi scritti, il volume “Campionati Internazionali d'Italia - 50 anni di tennis”, commissionatogli dal presidente della federtennis Paolo Galgani. Per le inchieste ha vinto due premi USSI, uno sulle razze nello sport, l’altro sul rapporto dei risultati tra uomo e donna. Lascia i figli Silvia e Guido, entrambi giornalisti, la prima a Repubblica, il secondo al Televideo della RAI.

Di Fumarola, “Fum” per gli amici, Ubaldo Scanagatta ha scritto sul sito Ubitennis: “Oltre ad essere una gran brava persona, sempre super corretta, era anche uno dei pochi giornalisti con una conoscenza davvero enciclopedica per tutti gli sport che aveva seguito con grandissimo scrupolo professionale. Era certamente un’eccellenza, un punto di riferimento in particolare per il nuoto e per il tennis, anche se pure negli sport invernali dopo tante Olimpiadi si era costruito una sicura competenza.

Seconda soltanto a quella giornalistica, una sua passione assolutamente unica, originale: quella per gli squali di cui sapeva di tutto e di più, razze, origini, sviluppo, storie e leggende, ed era instancabile nel raccontartele. Un’altra sua grande passione era il cinema, non c’era regista e attore dagli anni Sessanta in poi su cui lui non ricordasse il film e la scena X per filo e per segno. […]

Il suo stile non era brillante, alla Clerici per intendersi, né così statistico-didascalico, alla Tommasi, ma i suoi articoli erano sempre documentatissimi, precisi, inappuntabili. Eppure era un maestro nella capacità di dettarli a braccio, con punti e virgole perfettamente al loro posto, nei tempi in cui il computer non esisteva, il fax nemmeno e da Wimbledon si trasmettevano gli articoli dettandoli agli stenografi “generalisti” che ascoltavano e ribattevano sui loro tasti articoli di politica internazionale come di sport. Fare lo spelling di tutti i nomi che si citavano, Gorizia, Empoli, Roma, Udine, Livorno, Ancona, Imola, Torino, Imola, Savona per dire Gerulaitis e non perdere né il filo del discorso, né il singolare o il plurale del predicato verbale da coordinare con il soggetto o i soggetti, con la giusta punteggiatura e sapendo che vicini alla dead line nessuno avrebbe poi avuto il tempo per correggerli, era un’impresa. Occorreva essere davvero bravi per non incappare in penose figuracce da analfabeti. […]

Dacché era andato in pensione, si era innamorato della “sua isola”, Pantelleria, dove era andato a vivere quasi in pianta stabile alla morte della moglie, per stare vicino anche al fratello e al mare, … forse nella segreta speranza di incocciare qualche squalo che avrebbe saputo riconoscere a miglia di distanza”.





 

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