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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Radio-TV / Confessioni di un ascoltatore seriale (e non pentito)

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Lunedì 7 Novembre 2016

carosio

di LUCIANO BARRA

Lo sport in Televisione, così come nella Società, è diventato da tempo un fenomeno sociale importante anche se spesso mal offerto e sfruttato solo quando la notizia fa clamore. Lo stesso vale per i giornali. Ma anche per loro sport significa soprattutto calcio e tante trasmissioni televisive e radiofoniche si titolano “sportive” quando invece sono solo “calcistiche”. Ed anche qui non sempre la parte migliore del calcio, come la miglior azione, il miglior passaggio, il gesto sportivo più leale, e tanto altro. Questo perché la parte migliore del calcio è di quelli in mezzo al campo, giocatori ed arbitri. D’altronde non è stato Mourinho a dire “Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio?” E di sport, aggiungerei.

Tutto questo ha portato a storture e ad assiomi, come quello tipico: “ma gli indici d’ascolto dicono che il pubblico vuole questo”. Un falso solenne fino a quando il calcio (e pochissimi altri sport) restano gli unici ad essere trasmessi sulle reti generaliste, anche in prima serata, mentre gli altri sport sono relegati, nel caso della RAI, sui canali sportivi secondari.

Va sottolineato che il Direttore Generale della RAI, Campo dell’Orto, ha indicato nel suo programma editoriale tre concetti base: “Cultura, Educazione e Meritocrazia”. Ma questo non dovrebbe significare maggiore spazio agli sport olimpici e meno per il calcio che, dispiace dirlo, ha poco di cultura, educazione e meritocrazia? Ci tornerò alla conclusione di questo articolo.
 
A tutto questo pensavo mentre guardavo i Giochi di Rio de Janeiro in Televisione e con, tanto tempo a disposizione, ho potuto fare delle riflessioni del tutto personali sui programmi sportivi televisivi e, quindi, sui Radiocronisti e Telecronisti. Di fatto ho capito, e credo che sia per molti la stessa cosa, che scelgo i programmi sportivi da vedere (la maggioranza) o da sentire (di rado) in base ai giornalisti che commentano gli avvenimenti ed anche in base a come i programmi sono confezionati.

Personaggi, e professionisti, da non dimenticare

Ho quindi mentalmente ricostruito cosa le mie orecchie hanno “storicamente” apprezzato in oltre 60 anni di ascolti. Ripeto, la mia è una graduatoria personalissima e ha anche lo scopo di celebrare giornalisti del passato, non tutti sia chiaro, con il solo scopo di ricordare personaggi che non possono essere dimenticati e che hanno fatto anche loro la storia dello sport e del giornalismo, non solo sportivo.
 
E’ doveroso incominciare dai Direttori delle testate sportive, titolazione attuale, ma che nel passato usavano altre dizioni, personaggi spesso dimenticati, ma che hanno il merito di averci proposto prodotti di alta qualità. Cito la mia graduatoria non in ordine di qualità (non ho gli elementi oggettivi né i titoli per farlo), ma in ordine cronologico. E ripeto, questo è un giudizio molto personale ed esclude volutamente molti degli attuali giornalisti che solo il tempo sarà in grado di valutare. Non solo, ma il mio giudizio è estremamente “partigiano” e dettato dalla mia visione Olimpica, con la O maiuscola, dello Sport.

Il primo che mi viene in mente è Guglielmo Moretti, arrivato alla Radio negli anni Cinquanta. Prima di lui esisteva solo una direzione dei Radiocronisti diretta dal Vittorio Veltroni. Guglielmo Moretti è colui che ha inventato “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”, basterebbe questo per dire tutto. Con lui grandi spalle sono stati Roberto Bortoluzzi ed Alfredo Provenzali. Va solo aggiunto che il modello del “Calcio Minuto per Minuto” è rimasto un esempio giornalistico unico e spesso anche oggi (vedi Giochi di Rio in TV) non perseguito. Poi Giorgio Boriani che deve essere considerato il primo direttore di testata Televisiva. Sicuramente ispirato dalla illuminata direzione di Ettore Bernabei.

Ancora, Gilberto Evangelisti: un grande che all’inizio degli anni Novanta ha dato un’importantissima svolta strutturale e giornalistica alla Testata Sportiva. E’ stato lui a far nascere la TGS che così diventa una testata trasversale che raduna in un’unica direzione i giornalisti delle testate giornalistiche della RAI (da Wikipedia, ndr). A lui va il merito di aver lanciato molti radio/telecronisti sia alla radio che alla televisione. Ha avuto la fortuna di avere a fianco personaggi come Gianfranco De Laurentiis, bravo anche come telecronista, e altri meno noti ma essenziali, nel confezionare il prodotto, come Remo Pascucci e Sandro Petrucci.

Credo che i tre giornalisti sopra citati meritino di venire prima di tutti gli altri, pur bravi, che sono seguiti. Mi piace ricordare soprattutto Marino Bartoletti e Massimo De Luca, che nel loro ruolo di Direttori hanno dato spazio agli altri sport e non solo al calcio, senza dimenticare altri nomi importanti come Sandro Fioravanti, Eugenio De Paolis, Jacopo Volpi, Ivana Vaccari e Franco Lauro.

Sky e RAI, un confronto impari?
 
Una riflessione a parte merita il prodotto sport offerto da Sky. La logica di una rete che vive di abbonamenti, e che non è un servizio pubblico non fruendo del canone, è ben diversa da quella della RAI. Per questo spiace dire che osservato dalla mia visuale “olimpica”, Sky pur essendo molto “calcio dipendente” offre un servizio a vantaggio degli sport olimpici di primissima qualità, sia per le telecronache di cui possiedono i diritti, sia per le News che, dispiace dirlo, hanno un’offerta sportiva molto più variegata e profonda rispetto alla RAI. Il merito di tutto questo è sicuramente di Giovanni Bruno, un vero direttore di testata sportiva, il cui capolavoro è stato quello di riuscire a trasmettere i Giochi Olimpici Invernali di Sochi integralmente da ... Milano. Non ho avuto la possibilità di vedere in TV i Giochi di Londra trasmessi da Sky in quanto ero sul posto, ma non ho dubbi nel credere che la maniera con cui Sky ha confezionato i Giochi di Londra sia stata ben superiore a quanto fatto dalla RAI per Rio. Per questo dispiace che Sky abbia ceduto i diritti dei Giochi di Rio pur di acquisire la Formula 1 che è costata tanto e non ha aumentato il numero degli abbonati.
 
Anche qui il “privato” è meglio del “pubblico” e dispiace perché le potenzialità della RAI, con il patrimonio di esperienze e di giornalisti meriterebbe di meglio. La mia sensazione è che la Testata Sportiva venga considerata al momento delle nomine il settore meno importante e meno appetibile, per poi soddisfare logiche politiche di secondo ordine. Che peccato!
 
Non cito Mediaset perché, a parte il Calcio, lo sport da lì è scomparso.
 
L’occasione permette di ricordare due persone che personalmente ritengo siano state fondamentali nel lavoro della RAI nel periodo degli anni Sessanta/Novanta ed oltre: Serenella Garroni, dirigente RAI, e responsabile delle relazioni con l’Eurovisione, che si è vista spesso nella difficoltà di difendere l’estemporaneità brillante della RAI davanti alle richieste della stessa Eurovisione. Per la Radio non posso non ricordare Gioia Paolini in altro ruolo, ma fondamentale per la radio. Di recente lo stesso Guglielmo Moretti (96 anni ben portati) me ne ha magnificato il lavoro.
 
Più articolato è il giudizio da dare sui radio/telecronisti. Ovviamente qui, più che mai, il giudizio è personalissimo ed è quasi come decidere quale sia il miglior vino. Il gusto non può che essere personale e nel mio caso, consumatore di televisione sportiva all’ossesso, resta legata non solo alle capacità tecniche ma anche alla coloritura (leggi “cazzeggio”) che ciascuno riesce a dare alle proprie cronache e telecronache. E’ come il retro gusto del vino. Ha ragione Aldo Grasso, non amato da molti, quando scrive come il calcio attualmente offerto della RAI sia di scarsissima qualità in quanto offre delle “cronache televisive”. Io ho persino difficoltà a ricordare il nome dei telecronisti della Nazionale, cambiati in maniera vertiginosa negli ultimi cinque anni.
 
Ho volutamente diviso questa categoria fra i radio/telecronisti che hanno svolto la loro funzione da soli (ormai non più in uso) e quelli che lo hanno fatto in coppia, spesso con una spalla tecnica. Per l’Italia questa formula viene considerata da un decennio una novità. Meriterebbe vedere cosa fanno la BBC, la ARD/ZDF e le TF1/FR2 con le loro trasmissioni sportive. Altro che due voci!

Il "principe" dei radiocronisti

Il principe dei radiocronisti rimane Nicolò Carosio, è lui ad aver inventato questo lavoro quando da bordo campo, con un microfono a mano, che portava sopra la scritta EIAR – quella che era la RAI di allora – ha raccontato gesta sportive viste e spesso non viste con terminologie epiche (dal “quasi gol” al “whiskaccio” post partita). E’ stato un maestro per tutti quelli che sono venuti dopo. Faceva (quasi) solo calcio ma le sue radiocronache, e poi telecronache, erano una lezione di attualità e cultura.

Subito dopo, non per demerito perché forse sono stati superiori a Carosio, metto Sergio Zavoli ed Alberto Giubilo. Offenderei chi legge nel provare a citare cosa ha rappresentato Zavoli per la RAI, non solo grazie al famoso “Processo alla Tappa”. Parlare di lui come radio/telecronista è sicuramente riduttivo, considerando cosa ha fatto dopo come scrittore e politico. Il mio primo ricordo sportivo, a poco più di 10 anni, è legato a Zatopek che vince la sua terza medaglia d’oro ai Giochi del 1952 di Helsinki. Credo che fosse la sua voce a raccontare quel gesto epico, mi si accapponò la pelle. L’eleganza e lo stile di Alberto Giubilo hanno accompagnato la storia dell’equitazione Italiana, non solo quella Olimpica, nei suoi momenti migliori, dai fratelli D’Inzeo a Mancinelli, da Ribot a Tornese, e le sue telecronache hanno lasciato segni anche nel nostro linguaggio.

Per me questi tre professionisti restano i principi dei radio/telecronisti. Ma non sono i soli che meritano di essere ricordati e cercherò, in maniera forzatamente sintetica, di elencarli in un possibile ordine cronologico con alcune note e solo quelle che sono in grado di citare. Mario Ferretti (basta ricordare il celeberrimo “un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”); Giorgio Bellani (inventò tutte le terminologie del tennis con eleganza e semplicità); Maurizio Barendson: a lui la RAI deve molto essendo stato un grande innovatore, con Paolo Valenti sono stati i grandi conduttori di “90° Minuto”, ma sarebbe riduttivo ricordarli solamente per quello. Paolo Valenti lo si sente ancora ogni qualvolta viene riproposta il video con la vittoria di Livio BERRUTI ai Giochi di Roma. Cosa strana perché lui aveva commentato quella gara alla Radio, mentre il commento televisivo, evidentemente andato perso, era di Paolo Rosi, al debutto, e come poi ricordato da Zavoli nel suo libro, costituì la sua fortuna professionale.

Ancora Rino Icardi, una voce ed una cultura sportiva, non solo legata all’Ippica, di prim’ordine. Enrico Ameri e Sandro Ciotti: la loro bravura come radiocronisti, e non solo, ha offuscato tutti quelli che sono succeduti. Adriano Dezan, capace di parlare di ciclismo per delle ore senza mai annoiare. Claudio Ferretti, erede del padre nel ciclismo ma bravissimo anche nell’atletica. Paolo Rosi, poliedrico per il pugilato, per il rugby, suo primo amore (fu l’unico giocatore Italiano a far parte della squadra d’Europa che affrontò l’Inghilterra a Twickenham) e per l’atletica. Su Paolo potrei scrivere un libro avendo vissuto al suo fianco lo sport per oltre venti anni. Oggi viene spesso riproposto il suo “Cova, Cova, Cova” della vittoria mondiale di Alberto nei mondiali di Helsinki 1983. Ma meriterebbe risentire la sua telecronaca degli ultimi due km della Maratona vinta da Gelindo Bordin ai Giochi di Seul 1988.

Come si può poi dimenticare Beppe Viola: anche per lui va ricordato che, come altri, non fu solo un eccellente telecronista, con un grane senso dell’humor, ma capace di spaziare altrove. Alfredo Pigna che con il suo accento napoletano ci ha raccontato le gesta della Valanga azzurra (e rosa) dello sci, capace anche lui di spaziare in altri settori artistici. Dan Peterson, che ha avuto la sfortuna di non vivere come telecronista il momento d’oro della pallacanestro Italiana (vedi Simmenthal & Ignis), ma che ha saputo “marchiare” con il suo accento americano tutte le moderne terminologie del basket.

Come si può non citare Giampiero Galeazzi e ricordare le sue telecronache del canottaggio? Ero seduto al suo fianco a Sydney 2000 ed ho temuto che gli pigliasse un collasso quando il nostro Quattro Senza mancò di pochi centesimi l’oro dietro ai mitici Redgrave & Pinsent. Bruno Gattai, prestato allo sci dalla sua professione, confinato fra Capodistria e Tele Montecarlo, fortunato nel raccontare con molta bravura le gesta d’oro del nostro sci maschile negli anni Ottanta.

Infine voglio ricordare tre personaggi a cui sono personalmente molto legato: Giacomo Mazzochi che lanciò l’America’s Cup su Tele Montecarlo con la sua irruenza e grande esperienza sportiva. Giacomo Crosa, non solo in TV a Mediaset, ma soprattutto lanciato da Gilberto Evangelisti alla Radio. Ero al suo fianco quando da Formia commentò sulla radio il primo 400 di Pietro Mennea o da Praga quando, durante i Campionati Europei del 1978, esaltò le quattro medaglie d’oro di Simeoni, Mennea ed Ortis. E Franco Bragagna che, oltre all’atletica, sopporta i miei SMS quando commenta sci di fondo e cerimonia d’apertura delle Olimpiadi.

Io credo che meriterebbe così come vengo riproposti filmati delle gesta sportive dei nostri campioni del passato, fare altrettanto per alcune lectio magistralis di nostri radio-telecronisti del passato.

La comunicazione del terzo millennio

Dai primi anni Duemila anche la Televisione italiana ha adottato il commento a due voci, un telecronista ed una spalla tecnica. In verità il primo ad introdurre il “doppio” fu Paolo Rosi con Attilio Monetti ben prima del Duemila ed in maniera un po’ artigianale. Anche qui non mi sottraggo al rischio di apparire diplomatico e dico subito che i “mejo” per me rimangono Rino Tommasi e Gianni Clerici con le loro telecronache del tennis: professionali, divertenti, informati ed elegantemente pettegoli. D’altronde va capito e va detto a tutti i telecronisti “seriosi” che oggi un telespettatore non riesce a stare più di un’ora davanti al televisore, se non trattenuto da qualcosa di più del puro commento tecnico.

A seguire, senza una graduatoria di merito, metto Mario Camicia e Silvio Grappasoni: a loro, ma soprattutto a Camicia, va il merito di aver fatto scoprire il golf agli Italiani. Più che mai, per delle telecronache di 2/3 ore, era ed è necessario sapere variare dall’aspetto tecnico a tanto altro e di più. Non posso ignorare i “duetti” recenti del calcio. Su tutti Fabio Caressa e Beppe Bergomi: il loro “Andiamo a Berlino! Andiamo a Berlino!”, gridato dopo la vittoria nella semifinale con la Germania al mondiale del 2006, rimane storico. Ma sarebbe ingiusto ignorare tutti gli altri commentatori di calcio di Sky: da Maurizio Compagnoni, Riccardo Trevisani, Riccardo Gentile, Massimo Marianella, Nicola Roggero, accompagnati dalle valenti spalle tecniche come Marchegiani, Adani, Costacurta, Mauro, Del Piero, Ambrosini e tanti altri ben condotti da Cattaneo ed Ilaria D’Amico. Dei commentatori del calcio della RAI salvo in particolare Stefano Bizzotto, e guarda caso parlo di un giornalista con grande cultura sportiva e, soprattutto, Olimpica.
 
Non si possono dimenticare altri duetti di sport olimpici, a partire da quelli del nuoto con Sandro Fioravanti, e poi Tommaso Mecarozzi, accompagnati da Luca Sacchi. Hanno il merito di aver reso il nuoto, sport a cronometro e con la testa sempre sotto l’acqua, più umano e più interessante, grazie anche alle interviste di Elisabetta Caporale. Per passare al rugby e ad Antonio Raimondi e Vittorio Munari, bravi e divertenti. Per il Tennis ecco oggi Elena Pero e Paolo Bertolucci, un doppio misto di ottima qualità. Per gli sport invernali meritano di essere ricordati Dario Puppo e Massimiliano Ambesi, quest’ultimo un super della neve, che grazie ad Eurosport ci offrono tutte le immagini di questi sport, in primis il biathlon, il più bello ed attraente di tutti: un esempio di come si fa a passare da sport “minore” a grande attrazione, sport che in Germania per indici d’ascolto (spesso 8 milioni) supera anche il calcio.
 
So che lascio scontenti molti, soprattutto i telecronisti di oggi, ma avevo anticipato che non mi sarei cimentato in un giudizio su di loro. Come il vino, anche loro devono restare a lungo nelle botti prima di essere imbottigliati. A chi poi piacciono le “bollicine” non vi perdete Lucky Lucchetta!

Avevo promesso una conclusione. Eccola, Io credo che sia giunto il momento che il CONI, con il suo energetico presidente in testa, intervenga su tutti i "media" a difesa degli sport olimpici. Basta fermarsi ad analizzare quanto è accaduto dopo Rio dei Janeiro e quanti hanno saputo sfruttato il traino delle Olimpiadi per promuovere lo sport, per celebrare i nostri campioni e per motivare quelli del futuro. Se si esclude la Gazzetta dello Sport ben poco esiste. Non è certo la nascita di un nuovo Canale Televisivo (di cui ogni tanto si sente parlare) che possa aiutare, ma servono altri tipi di investimenti culturali e, mi si permetta, etici.
 

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