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FuoriOnda / Storie di Olimpia: la fede di Del Potro ed il campione

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Martedì 9 Agosto 2016

del proto-1

di FIAMMETTA SCIMONELLI

Juan Martin del Potro, gigante argentino del tennis, ha sconfitto al primo turno in due set conclusi entrambi al tie-break, dopo oltre due ore di gioco , Novak Djokovic, numero uno del ranking mondiale. E il campione serbo, che sulla fierezza, talvolta perfino fastidiosa, imposta tutto il suo stile, è uscito con le lacrime agli occhi, frustrato e incredulo di aver perduto ancora una volta e così presto l’occasione tanto pensata e desiderata. Era già successo a Londra 2012, quella volta nell’incontro per la medaglia di bronzo, sempre contro del Potro. E ormai, punito nell’orgoglio e scarico per la delusione, Nole Djokovic, in coppia con Nedad Zimonijc, ha perso anche il doppio in due set contro il binomio brasiliano Mercelo Melo e Bruno Soares, lasciando definitivamente l’Olimpiade.

Del Potro, ragazzo argentino di ventisette anni, 1.98 di altezza per 97 chilogrammi, in passato fra i primi giocatori del mondo e dopo tanti infortuni, operazioni e oltre un anno di assenza dalle gare rientrato come numero 145, ha giustiziato ancora una volta in sede olimpica il numero 1 del mondo, in un incontro bellissimo, che perfino i brasiliani, storici avversari degli argentini, hanno applaudito. "Delpo", come lo hanno ribattezzato tutti, che è tanto alto quanto timido, non ha nascosto la gioia e dopo aver abbracciato il rivale sconfitto, si è offerto al pubblico con il sorriso più largo dell’intero viso. Senza dimenticare il segno della croce guardando il cielo, gesto diventato suo costume dal rientro in gara dopo i tanti episodi negativi che l’hanno costretto a lunghi periodi di inattività.

Non sempre i grandi campioni che vincono tanto riescono ad affrontare i Giochi Olimpici con la serenità necessaria. Eppure aspirano a conquistare una medaglia, si preparano seriamente, sognano come tutti gli atleti che non sono mai sulle prime pagine e che vivono per conquistare l’esperienza dell’Olimpiade. E’ successo anche a Roger Federer, che pur avendo vinto il doppio con Stan Wawrinka a Pechino 2008, a Londra 2012 si è dovuto accontentare dell’argento, battuto da Andy Murray. E che a Rio non c’è perché i problemi fisici di quest’anno gli hanno impedito di partecipare al torneo che desiderava di più. Succede, è doloroso, perfino ingiusto. Come perdere al primo turno o cadere per terra lungo la discesa a 11 chilometri dal traguardo come Vincenzo Nibali o la ciclista olandese Van Veutlen

Juan Martin del Potro, non la sua fede indistruttibile, che l’ha certamente aiutato a riprendersi dopo i guai, ha esordito con successo, aprendo anche speranze ad altri atleti che non dovranno più confrontarsi con Djokovic, sempre pericolo per tutti. Inoltre l’argentino, nel secondo turno di gare, ha battuto in tre set il portoghese Sousa, risultato che conferma la sua resistenza alla fatica. Vedremo come continuerà la sua corsa.
 

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