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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Lunedì 8 Agosto 2016

longo borghini

di OSCAR ELENI

Intossicato dal melenso televisivo a cinque cerchi, imbonitori del catodo unitevi, per la verità sono già uniti dalla malsana idea di vendere il venduto a prezzi di balocchi gastronomici, senza riuscire a spiegarlo, legato ad una sedia per evitare di rompere lo schermo, trascinato da anime buone verso Sondrio. Ci siamo andati volentieri nel ricordo del balivo Diego Pini, che con Tanjevic inventò il partito anarchico fascista, l’uomo del Valtellina Circuit, il genio che si era inventato una valle cestistica prima che il Trentino si prendesse la Nazionale.
Sondrio per vedere mostra dedicata a Massimo Dolcini, grafico “condotto” come si definiva lui, quello dei manifesti “Da soli si muore” (vero, ma se le famiglie vanno in vacanza e ti lasciano solo non è poi così brutto), del manifesto contro il disastro nucleare “Prima che sia troppo tardi”, quello curioso sugli abiti della rivoluzione.

Una sosta breve, ma necessaria per la purificazione dello spirito nello stesso giorno in cui l’Italia da Paese dei balocchi dove lo sport è soltanto vetrina calciocentrica anche in piena olimpiade è diventato quello della domenica sensazionale.

Secondo cultura e conoscenze c’è chi ha trovato le risposte sulla partenza del premier da Rio, altri sulle congiunzioni astrali dal judo alla scherma, dove hanno vinto campioni italiani inattesi, portati per fare esperienza  pensando a Tokio 2020. Succede così in questo Bel Paese dove se ti danno favorito fai splash, a meno che non ci siano di mezzo campioni veri come Cagnotto DallapĂ©, Detti, dove si canta troppo prima, si fanno persino messaggini agli atleti in gara, ma dai, eppure è accaduto e dicono che la Fiamingo sia stata tormentata dall’ex boy scout che ha contro proprio tutti, persino quelli che un tempo mangiarono la sinistra per prendersi il caviale della destra.

I conti veri si faranno alla fine, ma confessiamo che nel nome di Guidina Dal Sasso, grande fondista con gli sci, e della Longoborghini che sussurrava alle solette dei grandi delle nostre squadre bianche, abbiamo gioito per il bronzo della loro figlia nel ciclismo dove la discesa dalla vista cinese ha fatto strage. Per la finta rabbia di chi finge di pensare agli atleti. Alle Olimpiadi e ai grandi giri.

Serve la passione vera, non la divisa griffata

Sui due ragazzi d’oro, al judo e al fioretto basterebbe leggerne le storie per capire che le buone stelle non esistono. Serve la passione vera, non la divisa griffata, c’è bisogno di amore per portare la gente a sacrificarsi, rinunciando al porco mondo dove una diciassettenne spaccia bombe mortali nella Darsena milanese, giovani, indeboliti dai nuovi sistemi di vita senza rispetto per le regole della convivenza , si massacrano per strada, si rovinano. Servirebbe una scuola a garantire tutto questo. Ma, come sapete, del famoso progetto per portare più attività motoria dalle elementari ai licei, se ne parla sempre ad inizio di un mandato, poi alla fine resta il nulla.

Ora godiamoci la domenica da super potenza, ma chi ci crede davvero dovrebbe essere messo ai ceppi. Certo ci pensano i cantori melensi di una televisione di Stato che ha mandato verso Rio tutto quello che aveva. Poco come qualità, competenza, a parte rare eccezioni, ma si sapeva. Ci hanno sfinito in pochi giorni. Dalla sobrietà della cerimonia d’apertura commentata bene, siamo caduti nel cloro del nuoto dove tutto è offuscato da chi chiede agli spettatori adrenalina, foto sulla pelle d’oca, togliendo spazio alla competenza di un Sacchi che ne avrebbe di cose da dire e raccontare. Ma non solo. Ovunque berci e Carolina Invernizio. Un tormento che ci ha fatto persino tifare contro le vittorie italiane perché tutte quelle esagerazioni sono un po’ come le dichiarazioni di chi vorrebbe cambiare il mondo, dicendo sono contro, e poi sbatte sul primo sacco d’immondizia o, magari, organizza feste vegetariane fra libri perduti.

Lasciandovi alle poche ore di riposo, l’olimpiade merita di essere vista, magari senza audio, vi diciamo subito che la vittoria della Croazia di Petrovic sulla Spagna di Scariolo non cambia i giudizi su Azzurra tenera e farlocca. Il basket olimpico sarà americano. Niente dubbi anche se Durant, in omaggio ai grandi argentini, chiede di fare attenzione alla squadra dove Ginobili è ancora il grande guru e Scola è così grande da portare la bandiera nazionale nella sfilata. Siamo felici che Michelini e Dembinski siano sul basket olimpico, peccato che non si sappia mai quando vanno in onda. La Federbasket potrebbe darci una mano, alla Lega neanche lo chiediamo. E’ agosto, ma anche se fosse settembre.

Abdul Jeelani, una vita finita male

Chiusura col basket per notizie interessanti che rivalutano ai nostri occhi questi agenti che viziano e giustificano troppo i giocatori a cui sarebbe bene ricordare che prima della vetrina, della luce artificiale, del grande contratto, serve il lavoro in miniera come dicevano a Trieste ai tempi di Stefanel, del Boscia e del suo figliastro Bonic che resta sempre lontano dal maestro anche se sarebbe ora di mangiarlo insieme il vitello grasso dieenticando la rometta che fu, soprattutto adesso che alla Fortitudo si chiameranno Kontatto.

Dicevamo degli agenti che pensano alla cosa principale per assistiti che li rendono comunque già abbastanza ricchi: lavorare di più, studiare i propri difetti. Per questo siamo contenti che Della Valle e Polonara siano andati in Slavonia, certo in maniera meno romantica di Conti e Attruia arrivati sotto le bombe per studiare con Vujoisevic come raccontato in maniera sublima dal Sani di “Vale tutto”, siamo felici che i fratelli Gentile siano andati a studiare da Mike Penberthy in questa nuova collaborazione fra Fadini e Sbezzi. Bene.

Male, malissimo, invece, dover raccontare della fine di Abdul Jeelani che la Lazio salvò da una vita finita male, randagia, campione con la Libertas Livorno che ancora lo onora, anche se, purtroppo, nella città dove hanno un palazzo vero, passione autentica, mancano imprenditori per tenere al vertice una scuola che, al momento, fornisce soltanto eccellenti allenatori. Quello che ha fatto il presidente della Lazio, il suo sforzo per ricoinvolgere il talento che Asteo aveva presentato al nostro basket, ci dice che nella Capitale c’è vita dietro a quanto accaduto alla Roma di Toti. Fra Stella Azzurra ed Eurosport si dovrebbe trovare presto la forza per ridarle la serie A.

Chiusura ferragostana sullo sforzo del dottor Papetti, giocatore di qualità delle due Milano, per allestire un museo delle scarpette rosse. Sandro Gamba, senza girare intorno al problema, come ha fatto sempre nella sua vita da Spartacus, ha parlato chiaro: “Se il sindaco Sala mette a disposizione uno spazio io donerò i miei cimeli, …” Già, ma lo spazio dove si trova? Andrebbe bene il Palalido, se restituissero almeno quello allo sport milanese.
 

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