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Focus / CONI e altro: chi consiglia il presidente Malago'?

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Sabato 16 Luglio 2016

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di LUCIANO BARRA

Sono andato ad Amsterdam non solo per seguire i Campionati Europei di atletica (orgoglioso di essere l’unico, ancora in vita, ad aver viste sul campo le ultime 16 edizioni), ma anche per togliermi dalla calura estiva (nei paesi del nord Europa c’è l’aria condizionata H24 anche all’aperto …) e per disintossicarmi dalle miserie italiche. Eppure, appena arrivato allo Stadio Olimpico - quello stesso dei Giochi del 1928, dove, sulle pareti, sono incisi in bronzo i nomi di tutti i campioni olimpici in ogni sport di quella edizione (sette le medaglie d’oro italiane, tre delle quali nel pugilato, ma anche la prestigiosa medaglia d’argento di Romeo Neri e di bronzo dalla squadra di calcio, col famoso trio di difea Combi, Rosetta, Calligaris, … e pensate che all’Olimpico di Roma non c’è ricordo della medaglia d’oro di Livio Berruti), appena arrivato sono stato intercettato da un giornalista che mi ha chiesto: “Ma Malagò chi lo consiglia?“.

Una domanda che durante i cinque giorni dei campionati è stato il “claim” base di molti dirigenti e di alcuni giornalisti Italiani. E la provocazione non era riferita solo alla “baruffe chiozzotte” fra Malagò e Barelli, ma anche alla gestione della Candidatura di Roma per i Giochi del 2024 ed alla situazione del Doping in Italia, tornata di grande attualità. Con vista, neppure tanto secondaria, sulle medaglie di Rio 2016. Vediamo con un po’ d’ordine.

Malagò vs Barelli

Indubbiamente la domanda “Ma Malagò chi lo consiglia”, riferito alla lotta fra il presidente del CONI e quello della Federnuoto, meriterebbe un serio approfondimento. Inutile fare la storia della vicenda che va avanti ormai da più di un anno e che ha visto, nell’ultima Giunta del CONI, un’avvisaglia di spaccatura all’interno della stessa. Alla domanda postami ad Amsterdam è ovviamente seguita la prevedibile sequela di ipotesi. Ci sono di ballo interessi economici? o interessi di potere? o ambizioni di cariche internazionali?

Tuttavia la cosa pare essersi appianata grazie al seguente comunicato dell’11 luglio: “Atteso che la decadenza degli organi apicali della FIN, in vista dell’imminente inizio delle olimpiadi, può comportare un pregiudizio irreparabile all’intera compagine azzurra, viene sospesa la delibera di sospensione del Presidente Barelli”. Leggendo il comunicato ho intravisto subito lo zampino del Membro CIO Mario Pescante, uno che da anni si batte per la tregua olimpica (in materia Pescante ha scritto un interessantissimo libro ripercorrendo la storia dei Giochi Olimpici nell’Antichità), ma sono rimasto deluso quando ho scoperto che il comunicato era stato emesso dal TAR, da Germana Panzironi, il consigliere del TAR. La Gazzetta ha aggiunro: “Un giorno, forse, lo sport italiano la ringrazierà”.

Quindi è toccato al giudice monocratico del TAR ricordare alla Giunta del CONI che fra un mese ci sono i Giochi Olimpici (non le Olimpiadi) e che il tutto avrebbe “comportato un pregiudizio irreparabile all’intera compagine azzurra”. Bella risposta a quelli che criticano la Magistratura e al CONI che parla sempre, e solo, di Casa Italia.

Roma 2024 e il Campidoglio

Qui la domanda “Ma chi lo consiglia?” sembra un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Al riguardo ho scritto (e consigliato molto), ma senza grande successo. Non merita ritornare sulle vuote affermazioni: “Abbiamo già il 70% degli impianti pronti”. Forse già si pensava alla futura copertura del Colosseo, oppure su affermazioni del tipo: “Al Comune di Roma i Giochi non comporteranno alcun costo”, ignorando quanto previsto nel questionario da presentare ad ottobre al CIO dove sono elencate oltre 30 delibere che dovranno essere prese dal Comune.

Ora ci è toccato anche dover apprendere direttamente dalla voce del Presidente del Consiglio: “Roma 2024 è in testa, ritirarsi sarebbe un errore”. Chi ha consigliato tale dichiarazione al Presidente de Consiglio che al momento, in fatto di votazioni, non è certo una sicurezza?

Io non ho certo sulla parete di casa incollate le foto dei Membri del CIO che nel 2017 voteranno a Lima e non ho certo i contatti che ha il Presidente del CONI. Ma qualche contatto all’interno del mondo olimpico ce l’ho e, ogni tanto, faccio un “carotaggio”, giusto per capire. L’ultimo, abbastanza recente, mi dice che Roma 2024 avrebbe difficoltà a superare il primo turno ai danni di Budapest.

Questo perché la Candidatura, in questo momento, è come un toro sperduto nell’arena infilzato continuamente dalle “banderillas”. Tutti mi ripetono: “Ma come si fa a pensare di avere speranze se non si ha a bordo, sin dall’inizio, la Città di Roma fortemente convinta dell’utilità dei Giochi?”

Da parte mia, invece di consigliare a Matteo Renzi di lanciarsi in previsioni elettorali difficili ed improbabili, gli avrei fatto invece un’altra domanda: “Ma scusa, se pianificate 10 miliardi per bonificare Bagnoli perché non potete pianificare 10 miliardi, da diluire in 10 anni, per Giochi e Giubileo per cambiare l’intera città di Roma e toglierla dall’attuale situazione?“

Un’affermazione del genere non servirebbe a sgomberare ogni incertezza e convincere la sindaca attuale a sposare l’avventura olimpica, anche turandosi il naso, ma sfruttando a pieno la situazione?

L’Italia e il Doping

Tralascio, per carità di Patria, l’aver sponsorizzato con 500 milioni di denaro pubblico l’organizzazione della Coppa del Mondo di Marcia in Italia solo per facilitare il rientro di un atleta squalificato per doping, al fine di rimpinguare il bottino di medaglie previste a Rio.

Mi riferisco invece ad altro. Alcuni mesi or sono è apparsa la seguente statistica della WADA sui casi riscontrati “positivi” nel 2014 (grafico pubblicato sul nostro giornale già lo scorso 3 maggio):

wada-2014          

Ai primi di maggio il presidente del CONI, in audizione alla Commissione Cultura del Senato, per giustificare il fatto di essere secondi alla sola Russia ha aggermato: “Siamo una Paese che controlla; dove c’è un setaccio e una maglia non si passa. Anche qui, però, possiamo crescere”, e ha proseguito illustrando ai Senatori terzietà ed autonomia della nuova struttura Nado Italia.”

L’altro giorno, commentando i quattro anni di squalifica inflitti ad un canottiere tesserato per l’Aniene, società di cui è presidente (almeno fino alla conclusione dell’anno), ha detto: “La squalifica conferma che il CONI non fa sconti a nessuno. Tutto si può dire, tranne che ci sia stata una forma di privilegio o, tanto meno, un favoritismo nei confronti di una atleta”.
 

E’ innegabile che l’istituzione del Nado Italia, con la nomina di personaggi al di sopra di ogni sospetto, ha reso la struttura dei controlli doping in Italia autonoma e credibile. Credo che fosse uno degli obiettivi primari di Malagò dopo la sua elezione. Non è stato facile, qualche giornale lo ha anche attaccato e a volte pungolato, ma alla fine - a settembre 2015 - la nuova struttura è stata varata. Evviva.

Ma, considerate le due dichiarazioni su riportate, mi pongo delle domande non illogiche:

Cosa c’entrano i commenti fatti alla Commissione Cultura del Senato, riferiti alle statistiche del 2014, quando la nuova struttura è nata solo circa un anno dopo? Perché, invece, non avere il coraggio di affrontare il problema del doping che evidentemente in Italia esiste?
Come in altre occasioni, l’affermazione nasconde il dubbio che, prima della sua elezione, le strutture antidoping del CONI ed il Laboratorio dell’Acqua Acetosa non facessero bene il loro lavoro?
Nel caso del Canottiere squalificato, di cui volutamente non faccio il nome, che vuol dire l’affermazione del presidente del CONI? Ma allora la struttura Nado non è autonoma ed indipendente? Che bisogno c’è di dire “La squalifica conferma che il CONI non fa sconti a nessuno. Tutto si può dire tranne che ci sia stata una forma di privilegio e tanto meno favoritismo nei confronti di una atleta”.

Questo fa quasi pendant con la richiesta fatta l’altro giorno dal Sandro Donati su un intervento di Sebastian Coe sul caso Schwazer. Ma come, proprio lui che ha combattuto da anni perché le strutture dell’antidoping restino slegate dai poteri politici degli organismi sportivi, chiede ora l’intervento di un organismo politico? Forse ignora che, dopo quanto scoperto sulle nefandezze del suo predecessore, Coe ha attivato una serie di meccanismi che lo tengono completamente al di fuori dalle vicende del Doping?

Per ora tralascio l’ultima domanda, la più pressante, su chi consiglia Malagò sulle previsioni olimpiche, riservandomi di tornarci appena le qualificazioni saranno terminate.
 

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