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Focus / Settimana di cattivi pensieri tra stupore e afrore, ...

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Lunedì 11 Luglio 2016

basket preol

di OSCAR ELENI

Viandante avvilito, deluso, scoperto senza ombrellone da altri pensionati di passaggio con l'occhio stupito davanti ai giornali. Eh sì, siamo ancora al cartaceo. Stupore e anche afrore, cioè puzza di chi si lava poco, non si lava affatto, le ascelle e la coscienza, in una settimana sportiva del villaggio dove abbiamo scoperto il bene e il male dello sport italiano che prepara le valige per Rio.

Primo sussulto del mattino. Repubblica mette in prima pagina l'intervista al prof. Donati con cui, certo, siamo tutti solidali, se davvero ha subito minacce, personali e per la famiglia, ma che certo avrebbe potuto essere pubblicata o il giorno prima o il giorno dopo e, comunque, se doveva proprio andare in prima sembrava almeno logico che avesse lo stesso rilievo dell'oro del salto in alto del Tamberi che non ha mai nascosto di trovare sgradevole tutta la vicenda legata a Schwazer e al professore che ne ha cercato la redenzione fra congiure e bistecche.

Casi della vita redazionale? Forse. Certo quando Donati dice che il suo marciatore purificato avrebbe potuto vincere a Rio non ci racconta nulla di nuovo. Un talento che ha già vinto a Pechino 2008 con Damilano come maestro zen. Non era truccato quel motore, lo ha detto l'atleta, non può smentirlo chi lo ha trovato all'inferno e cerca di portarlo almeno nel purgatorio degli ex dopati.

Secondo sussulto pensando al bicchiere mezzo pieno dell'Europeo ad Amsterdam, sognando che a fine mese, sulla pista di Saint Christophe ci siano tanti talenti per ricordare Sandro Calvesi, un maestro che manca a questa atletica come Carlo Vittori che si sarebbe divertito con Tortu e i nuovi velocisti.

Dicevamo del disagio a temperatura ambiente, insopportabile per quello che ha detto Gianni Petrucci, presidente della federbasket, ex numero uno del CONI, dopo l'eliminazione della sua Azzurra tenera dalla corsa per arrivare a Rio che ci era costata 2 milioni di euro per poterla avere in casa nostra, un vantaggio non da poco. L'ansia di far sapere che a Torino i cestisti erano popolari come i grandi calciatori, un tormento che assilla, confonde, ha cercato di spiegare il flop paragonandolo all'eliminazione della nazionale di calcio contro la Germania dopo i rigori.

Il preolimpico era una cosa davvero piccola per avere un posto in un torneo grande dove andranno le migliori d'Europa e fra queste non doveva esserci la Croazia, grande scuola, ma selezione incompleta. L'Europeo di calcio, lo dice la stessa etichetta, rappresentava qualcosa di molto diverso.

Strana questa voglia di sovrapporre, fingendosi sportivamente emancipati. In atletica e nel basket. Torniamo alle granite.  

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