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Impianti / Lo stadio della AS Roma: vizi privati e pubbliche virtu'

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Domenica 26 Giugno 2016

stadio roma

Toccherà al nuovo Consiglio sedente in Campidoglio dopo le elezioni dello scorso 19 affrontare (risolvere?) lo spinoso argomento: stadio della AS Roma a Tor di Valle. E, soprattutto, tutto il connesso, spazi pubblici e commerciali compresi. Interesse pubblico e fondi privati. "No al mattone", si grida da qualche tempo. Preoccupazione concreta, ma che deve essere affrontata con meno partecipazione emotiva, per non richiamare altri interessi. Così come non si dovrebbe invitare alla mobilitazione dei tifosi quale potente e irrefrenabile arma di pressione. Piaccia o non piacca, la questione stadio travalica i confini della gestione urbanistica cittadina, per investire altri ambiti. In primis, da quanto pare di capire, quelli di un regolamento dei conti di stretta marca politica.

Non si spiegherebbe altrimenti il clima che alcunii giornali della Capitale stanno creando attorno al sindaco Virginia Raggi, nei cui confronti si ricorre più all'ironia dissacratoria che alla critica (peraltro immotivata, ad appena due/tre giorni dalla sua elezione avvenuta in forma plebiscitaria).

Si dimentica che la questione stadio (il terzo della città, in attesa del decollo del quarto, quello della SS Lazio, in cerca di un terreno meno problematico rispetto a quello alluvionale già individuato), in uno con la candidatura ai Giochi del 2024, è stato l'argomento centrale del ballottaggio tra la signora Raggi e Roberto Giachetti, la sua controparte di sinistra. Dibattito che ha assunto toni accesi e provocatori. Ma che è stato chiuso dalle oltre 770.mila preferenze che i romani hanno affidato al nuovo sindaco, la prima donna a tae incarico. Un referendum "sportivo", inserito in un contesto più ampio. Casomai faccia mea culpa chi l'ha indirizzato su quella strada.

L'interesse di parte attorno alla vicenda è lievitata dopo le dichiarazioni dell'urbanista Antonio Blandini a Radio Radicale, in pectore per entrare a far parte della squadra Raggi, su stadio e ritorno delle Olimpiadi. Dunque, secondo Berdini ha chiarito il progetto già presentato in Campidoglio andrebbe cambiato: "Non si possono regalare un milione di metri cubi di cemento in cambio di servizi che restano un atto dovuto". Posizione che si può ritenere coincidente con quella del sindaco e del Consiglio. Da qui le bordate alzo zero, che si fa fatica a ritenere equidistanti.

Dato per scontato che resti invariata la volontà dei committenti (AS Roma e James Pallotta, il suo presidente americano), malgrado ora il coinvolgimento di costruttori diversi da quelli di partenza, la soluzione del problema sta tutto nel rispetto delle regole già scritte. C'è una legge sugli stadi, molto precisa su obblighi e diritti, ci sono norme urbanistiche da rispettare, c'è prioritario l'obbligo a dare servizi e migliorie alla cittadinanza. Quindi, si seguano regole, impegni e tempi, e si vada avanti se lo si ritiene. Di incompiute Roma ne ha già troppe, dalle Vele di Calatrava alla Città del Rugby a Spinaceto.

Incompiute che attingono tutte dalle stesse tasche: quelle esauste dei cittadini romani.  

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