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Piste&Pedane / Crescono i giovani, ma a livello assoluto si stenta ancora

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Mercoledì 22 Giugno 2016

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di DANIELE PERBONI

In un precedente articolo avevamo accennato a quanto l’atletismo nostrano debba dire “grazie” al nuovo vigore proveniente da chi non ha radici espressamente nazionali. Con molto ritardo, alla fine, anche la piccola Italia (in senso strettamente sportivo e atletico in particolare) si è aperta al mondo. Ragazzi e ragazze originari di ogni angolo del pianeta, di diversa estrazione sociale e culturale, stanno snocciolando risultati di una certa caratura, soprattutto a livello giovanile. Giovani che stanno facendo uscire l'atletica (almeno si spera per il futuro più prossimo) dalle secche in cui si è impantanata e da cui fatica a liberarsi. Argomento sul quale bisognerà tornare, anche per trovare motivazione alla scarsa vocazione dei giovani italiani.

Insomma, dando per scontato che qualcosa si sta muovendo, possiamo azzardare che ai prossimi Europei di Amsterdam (6/10 luglio) il medagliere nostrano potrebbe arricchirsi in modo sostanzioso. Attenzione però ai facili entusiasmi. Gli altri paesi del Vecchio Continente, specie con le attuali difficoltà degli atleti russi, non staranno certo a guardare. Il palcoscenico europeo, seppur secondario rispetto alle Olimpiadi, fa pur sempre gola, … Inoltre, occorre tener presente che i migliori al mondo hanno mente e occhi verso i Giochi di Rio e difficilmente li vedremo ad Amsterdam. Dunque, una eventuale messe di medaglie non è detto che sia la fotografia della reale salute del movimento azzurro.

Fra i risultati assoluti stiamo ancora latitando. Fatta eccezione per il solito Tamberi (un poco in ombra nelle uscite all'aperto), e poche altre certezze (Libania Grenot nei 200/400 col nuovo record nazionale sulla distanza più corta, Alessia Trost nell’alto, Gloria Hooper nella velocità?), non sembra si stiano facendo grandi passi in avanti. Abbiamo gioito per il recente 8.48w (+2,8) dell'italo-texano Lamont Marcel Jacobs nel lungo, dell’1.97 in alto della friulana Desirée Rossit, che l’ha proiettata ai vertici mondiali stagionali (richiamata poi alla realtà dalla gara di Stoccolma, dove non ha superato la misura d’entrata: tre nulli a 1.81).

Più recente il lancio di Roberto Bertolini che nel giavellotto ha toccato 81.05 (Nembro, 18 giugno), risultato eccellente in chiave italiana, ma anche misura che non va oltre il quarantesimo posto nel ranking 2016. E davanti ha ben 25 atleti europei. Attenzione però. Questi risultati per ora sono frutto di exploit isolati. Non basta una fiammata ogni tanto per far grande un atleta. Continuità a certi livelli, ecco a cui occorre aspirare e che si chiede ai nostri atleti di punta. Specialmente se vestono le maglie di società militari che permettono loro di fare atletica a tempo pieno e che possono soddisfare ogni genere di necessità: dall’allenatore al medico, dal fisioterapista al dietologo, fino allo psicologo.

Parliamo di atleti professionisti a tutti gli effetti che devono pensare solo ad allenarsi, allenarsi e allenarsi. Argomento, militari sì, militari no, dibattuto da decenni e che ha sempre diviso l’atletica italiana fra sostenitori e contrari e che, per ora, non ha trovato argomenti in grado di mettere tutti d'accordo.

Insomma, se fra i giovani possiamo dirci moderatamente ottimisti, a livello assoluto siamo messi ancora maluccio. Prova ne sua che nei diversi meeting di alto livello la presenza dei nostri è sempre ridotta e scarsamente incisiva.



 

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