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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Opinioni / Accademia Olimpica: chissa' cosa ne avrebbe detto Zauli?

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Mercoledì 11 Maggio 2016

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Agosto 1963, l'Accademia Greca ad Olimpia (Zauli è il terzo da sinistra)

(gfc) Nei giorni scorsi, Luciano Barra, - scrivendo della balzana delibera del Comune di Torino (in campagna elettorale, ...) che portava allegramente le memorie del Grande Torino fuori dalla storia - si chiedeva perchè non fossero intervenuti a salvaguardia il CONI e, a maggior ragione, l'Accademia Olimpica. Che in Italia, lo ricordo per i distratti, è stata costituita all'ombra del CONI più o meno una trentina d'anni fa e che, da almeno venti, è presieduta da Mauro Checcoli, doppio olimpionico di Completo a Tokyo '64. E che trova la sua mission (come si dice oggi) in un "impegno culturale per diffondere tra le giovani generazioni i valori originali dell'olimpismo, nella loro storia e nelle attualità". Come vedete, un compito molto impegnativo.

Ignoro se l'Accademia, così sollecitata, abbia fatto le sue rimostranze al sindaco Piero Fassino e, se nel caso, con quali esiti. Mi incuriosiscono altri aspetti. Guardando infatti più nel dettaglio, il sito ufficiale rivela che l'Accademia ha un nutrito C.D. e, soprattutto, oltre 120 soci rigorosamente cooptati (alcuni dei quali, purtroppo, deceduti, ma ancora presenti in elenco, ...). Nomi illustri ed importanti, per carità. A scorrere l'ordine alfabetico si scoprono così Giorgio Armani e Romano Prodi, Gianni Letta e Luca di Montezemolo, fino a "Rombo-di-tuono" Giggiriva. Una sorta di datata aristocrazia dello sport nazionale di cui andare fieri.

Meno esaltante appare, di contro, il programma che l'Accademia svolge nel perseguire la sua mission. In questo anno olimpico, malgrado tale spiegamento di forze, spero di sbagliarmi, ma pare che tutto si condensi in un concorso (a premi?) per giovani pittori e scultori delle scuole artistiche. Una sorta di revival in sedicesimo dei Concorsi d'Arte di decoubertiana memoria. Niente altro. A meno di cento giorni dalla cerimonia di apertura di Rio, pari che resti poco tempo per rimediare. Ma siamo certi che saranno allo studio iniziative di maggior rilievo e spessore per lo meno in appoggio alla candidatura di Roma per i Giochi del 2024.

Chissà cosa avrebbe detto o scritto Bruno Zauli - terzo italiano accolto nell'Accademia Olimpica del CIO dopo Giorgio de' Stefani e Sisto Favre - di questa nostra affollata Accademia e del suo dinamismo? Si può ricordare che Zauli partecipò ad una sessione dell'Accademia tenuta ad Olimpia nell'estate del 1963, ultimo viaggio all'estero a poche settimane dalla morte. Al rientro in Italia scrisse un articolo entusiasta (l'ultimo della sua vita) grondante cultura classica e valutazioni estetiche che venne pubblicato da Lo Sport Illustrato.

Gli ultimi giorni sereni della sua sistenza. Una storia densa di coincidenze e, soprattutto, di insegnamenti per il futuro. Una bella storia ereditaria che ho rievocato nell'ultimo capitolo del mio recente libro su Bruno Zauli - "il più colto uomo di sport" -, sul CONI e sullo sport italiano, documentandone le vicende dalla nascita del Fascismo ai Giochi di Roma (volume che completa e conclude la mia ricerca sulla nascita e lo sviluppo del Movimento Olimpico in Italia). Il libro, che appartiene alla Collana di Storia e Cultura dello Sport, è stato presentato qualche tempo addietro nel Salone d'Onore al Foro Italico. Ma chissà se all'Accademia Nazionale avranno avuto almeno il tempo di sfogliarlo.




 

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