- reset +

Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

   Direttore: Gianfranco Colasante    info@sportolimpico.it

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-90-91661-8
Pag. 500  -  Euro: 20,00




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-909166-0-1
Pag. 352  -  Euro: 20,00




Per acquisti ed informazioni:
info@sportolimpico.it
info@garagegroup.it
Fax : 06.233208416
(Spedizione gratuita)

Fatti&Misfatti / Torino: addio Stadio Olimpico, ...

PDFPrintE-mail

Giovedì 5 Maggio 2016

stadio mussolini

di LUCIANO BARRA

La Cultura Olimpica Italiana ha subito un altro scempio senza che nessuno dicesse nulla. Mi riferisco alla fine che ha fatto lo Stadio Olimpico di Torino, già nato come Stadio Mussolini. Voluto da Leandro Arpinati, costruito in soli sei mesi di lavoro nel 1933 e inaugurato da Starace per i Campionati Mondali Universitari e poi sede, nell’anno seguente, dei Mondiali di calcio (vinti dall’Italia) e dei primi Campionati Europei di atletica organizzati da Mario Saini e Puccio Pucci. Nel dopoguerra, diventato Stadio Comunale, sede di epichi scontri tra Juve e Toro, oltre che teatro delle Universiadi 1959 e 1970 e di diversi primati mondiali. Infine ristrutturato, in vista dei Giochi Invernali 2006, grazie al Comune di Torino e anche ai fondi dello Stato. Una prima scoppola lo Stadio Olimpico di Torino l’ha ricevuta dal CONI e dal Comitato Promotore dei Giochi del 2024 quando non è stato incluso negli Stadi proposti per il torneo di Calcio.

Ora la seconda, ricevuta con il nuovo “battesimo”, deciso in maniera unilaterale, dal Comune di Torino che ha ritenuto di intitolare lo Stadio al “Grande Torino”. Non so se il CONI sia stato interpellato o se, comunque, abbia fatto un qualche intervento. Va ricordato che i membri Italiani del CIO rappresentano il CIO in Italia e non viceversa. E l’Accademia Olimpica, presieduta da Muro Checcoli, ne sa qualcosa?

Io credo che sarebbe stato logico che al “Grande Torino” (di cui ieri ricorreva il 67° anniversario della scomparsa) avesse intitolato lo Stadio Filadelfia dove la squadra – la litania che i ragazzini di tutta Italia ripetevano a memoria, senza prendere fiato: bagigalupoballarinmaroso, grezarrigamonticastigliano, mentiloikgabettomazzolaossola – ha giocato per tanti anni e che, dopo molte tribolazioni, grazie all’editore Urbano Cairo, è ora in ricostruzione. Ma che c’entra con tutto questo lo Stadio Olimpico, dove il grande Torino non ha mai giocato? E che segnale si dà al CIO ora che l’Italia ha in ballo una candidatura Olimpica?

O è stata una mossa elettorale dell’attuale sindaco … juventino – ricandidato per il secondo mandato – per ingraziarsi i tifosi del Toro? La città di Torino dovrebbe invece vergognarsi per aver dimenticato di intitolare ben altro alla memoria di Vittorio Pozzo, due volte Campione del Mondo (di cui una anche a Torino) e Campione Olimpico. So che questo mio intervento turberà una serie di “torinisti” famosi, come Chiamparino, Castellani, “Giampa” Ormezzano, Gianni Romeo, Aldo Grasso, Massimo Gramellini, i “nascosti” Giraudo e Moggi, ma anche cari amici come Augusto Frasca, Marco Sbernadori e Paolo Bellino.

Un costume antico. Ricorda la titolazione del campo delle Terme di Caracalla a Nando Martellini, invece che a Bruno Zauli che l’aveva ideato e celebrato. O le goffe titolazioni del campo di atletica dell’Acqua Acetosa a Paolo Rosi, che invece avrebbe meritato di avere a suo nome l’adiacente campo di Rugby, dove aveva giocato per tanti anni e vinto due campionati con la Rugby Roma (fino ad essere l’unico Italiano a far parte della squadra europea contro l’Inghilterra a Twickenam, credo nel 1953, dove marcò anche una meta) o nell’emozione della immatura scomparsa di Pietro Menna la titolazione dello Stadio dei Marmi dove lui aveva fatto al massimo un po’ di riscaldamento prima degli Europei del 1974.

La stessa titolazione dello Stadio del Tennis, ex-centrale, a Nicola Pietrangeli fu una forzatura pur con tutti i meriti sportivi e non che gli vanno riconosciuti, ma primo di lui non doveva esserci Giorgio de’ Stefani? D’altronde, a Parigi (altra città candidata, …) non hanno intitolato il loro “centrale” a Philippe Chatrier, anche lui presidente della federazione francese e internazionale?

La sensazione è che queste “intitolazioni” siano fatte più per fare propaganda a che le decide e propone, che per ricordare veri personaggi del passato, come invece avviene all’estero. A proposito: anche lo Stadio Olimpico di Roma presto cambierà nome e verrà intitolato a Francesco Totti?

Lunga vita alla Cultura Olimpica italiana!

PS. Sullo Stadio Olimpico di Torino e la sua storia vedasi il volume "BRUNO ZAULI" di Gianfranco Colasante.


 

Cerca