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Doping / Il doppio (e ambiguo) incrocio Schwazer-Mornati

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Sabato 30 Aprile 2016

mornati-1

Quasi una pièce teatrale, se permettete l'irriverente paragone. Con un certo retrogusto amaro. Proprio nelle ore che vedono Alex Schwazer riconquistare la libertà di marciare, dopo una squalifica (ridotta) di tre anni e nove mesi, viene resa nota la positività di Niccolò Mornati (nella foto), veterano olimpico di canottaggio - tre edizioni dei Giochi alle spalle - già qualificato per Rio in coppia sul Due senza con Vincenzo Capelli. Notizia che scoppia con il fragore di una bomba. Soprattutto per le coincidenze che comporta e sollecita. E' infatti toccato, ieri pomeriggio, proprio a Giovanni Malagò, presidente del CONI, ma anche capo del Circolo Aniene cui appartiene Mornati, "metterci la faccia" e annunciare la notizia nel corso una conferenza stampa convocata in gran fretta. Inevitabile poi che tutti si affrettassero a ricordare che si trattava del fratello minore di Carlo che, nella sua veste di vice-segretario del CONI, sarà il capo-delegazione azzurro ai Giochi di Rio.

Si è appreso che la faccenda risale al 6 aprile quando Mornati (subito sospeso), rientrato da un periodo di allenamento in Sudafrica, è stato trovato positivo allo anastrozolo, un ormone steroideo anabolizzante. "La nostra nuova struttura anti-doping funziona a dovere, diretta com'è dal generale Leonardo Gallitelli, e soprattutto non guarda in faccia a nessuno", ha chiuso amaramente Malagò che si è detto "non in grado di fare commenti." Meno esitante è apparso nei confronti di Schwazer e il suo rientro: "Se uno ruba e poi arriva una sentenza, alla fine della pena torna in libertà e può tornare a fare quel che faceva prima, secondo il percorso di riabilitazione previsto dai nostri ordinamenti."

Tutto giusto. Che Schwazer torni ora a marciare è un suo pieno diritto. Che lo si chiami in Nazionale - dopo una sosta di quattro anni e nessuna gara a supporto - appare almeno bizzarro. E soprattutto una decisione pericolosamente divisiva. Non per nulla, sempre in queste ore, è arrivata la condanna di Gianmarco Tamberi che l'ha espressa senza mezzi termini: "Schwazer è la vergogna d'Italia, non merita la Nazionale."

La nostra povera atletica, già ridotta al lumicino, non merita di spaccarsi su una questione che con un buon di buon senso e di maggiore accortezza, diciamo così, "politica" non avrebbe avuto tanto risalto. Con due partiti ormai schierati l'un contro l'altro. Su posizioni radicali e difficilmente compatibili. Specie se le cose a Rio non dovessero andare proprio al meglio. Per di più ha sparso benzina sul fuoco il guru dell'antidoping, ma sconfessato dalla WADA, Sandro Donato che da mesi allena e consiglia Schwazer, prendendosela a muso duro con "Gimbo" Tamberi che, lo si ricordi, è al momento il N. 1 dell'intero movimento atletico.

Ha detto Donati, ripetendolo in più di una intervista: "Hanno già provveduto i fan ad assalire Tamberi dandogli una lezione di vita e di umanità: ha sbagliato." Concludendo, poi, con un tocco censorio: "Non vorrei infierire su un ragazzo che ha commesso un errore di gioventù." Un po' come Alex, ... Ma quanto ad errori, in questa faccenda che di edificante ha proprio poco, ne sono stati commessi tanti. Col timore fondato che ne vedremo in seguito molti altri.  

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