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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Impianti / Un fondo del Governo per lo sport nelle periferie

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Lunedì 16 Novembre 2015

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(gfc) Se cento milioni vi sembran pochi, ... stando alle notizie di stampa, questa è la cifra che il consiglio dei ministri ha stanziato per "la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie delle città italiane". Non se ne sa molto di più, ma la somma - dopo i 403 milioni di euro di cui godrà il CONI nell'anno olimpico e il piano dei "1000 Cantieri per lo Sport" del Credito Sportivo - dovrebbe essere gestita "attraverso una cabina di regia" che avrà il suo fulcro a Palazzo Chigi, ma senza tagliare fuori il CONI. Infatti, secondo quanto ha tenuto a precisare lo stesso premier Matteo Renzi, tale gestione dovrebbe avvenire in "pieno concerto con il CONI, cui spetterà individuare le priorità d'intervento". Pacifico, quindi, sospettare che l'ago della bussola si sposterà verso le periferie romane, visto che - malgrado la profonda crisi e il commissariamento del Campidoglio - rimane in piedi (anche se un po' in sordina) la candidatura di Roma per i Giochi del 2024.

Comunque la si giri, si tratta di una buona notizia. Con la sola speranza che non si riduca ad uno dei soliti annunci. Anche se l'Italia ha una disponibilità di impianti sportivi non inferiore alla media europea, una nuova iniezione di tale direzione potrà dare una mano a migliorare una dotazione non sempre uniforme sul territorio. E che proprio nelle periferie delle grandi città, sempre più assimilate ad enormi dormitori, presenta le maggiori carenze. Vedremo quale sarà il "secondo tempo" di questo nuovo progetto e quanti impianti - soprattutto, in quanto tempo - verranno impostati e portati a termine. E, domanda non peregrina, a quale tipo di impianti si darà la priorità. A commento della notizia, il presidente del CONI Giovanni Malagò, nel ringraziare Renzi, ha fatto sapere che il Comitato Olimpico "sarà all'altezza della situazione". Anche lui, prudentemente, tenendosi sul vago.

Ma il problema di una accresciuta dotazione di impianti sportivi si intreccia con altri elementi da non sottovalutare. Il primo riguarda la necessità di invertire la crisi di vocazione dei ragazzi italiani verso lo sport attivo che vada oltre la prima età scolare, fascia nella quale per fortuna intervengono le famiglie (con il nuoto, con la ginnastica, con il tennis, ecc.), ma a proprie spese e in centri privati. E soprattutto - come si è più volte posto in luce - come verranno gestiti tali impianti una volta ultimati e posti a regime. Cioè, in parole semplici, a chi verranno affidati e con quale livello tecnico da parte degli animatori e degli istruttori. Argomento che riporta in gioco le società sportive di quartiere (ne esistono ancora?) e gli insegnanti di educazione fisica da coinvolgere.

Bene, insomma, per nuovi impianti, specie se razionali e poco costosi, ma che siano ben presidiati e sempre disponibili. Di esempi negativi ne abbiamo a iosa. E anche qui. in negativo, Roma fa la sua parte diligente.   

 

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