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Focus / L'atletica italiana sulla strada di Rio

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Martedì 27 Ottobre 2015

di LUCIANO BARRA

sportweek

A seguito di quanto ho scritto alcune settimane fa sull'atletica italiana e sul ritorno di Alex Schwazer sono stato sommerso di messaggi. Di vario tipo e tenore. Quello che più mi dispiace è che quasi nessuno ha fatto commenti sulle decisioni del C.F. della FIDAL in merito alla struttura e alla programmazione tecnica. I casi sono due: o nessuno ci ha capito nulla oppure le novità annunciate hanno convinto tutti. Io insisto nel dire che è dovere di ognuno di noi (d'altronde le risorse della FIDAL sono pubbliche, come quelle del CONI) essere vigili ed intervenire durante questi importantissimi mesi di attività. (Anche se spesso qualcuno storce il naso e mugugna: ma che vogliono questi? perchè non si fanno i fatti loro?)

Non sarebbe male che la FIDAL mettesse in rete tutte le informazioni relative alla preparazione degli atleti, la loro presenza agli indicati Centri Federali e via di seguito. Una visione moderna e trasparente, come ha fatto il Governo con i bilanci degli Enti Pubblici. Non come fa il CONI che nasconde ogni tipo di informazione olimpica, inclusa l'esistenza e la dinamica del Club Olimpico. (Il 13 ottobre la Giunta del CONI ha approvato la nuova lista dello stesso Club Olimpico, lista ormai obsoleta da un anno, ma vi è capitato di leggere qualcosa sui giornali e sullo stesso comunicato stampa del post-Giunta?).

Come dicevo sul caso Schwazer, sono stato inondato di messaggi, persino raggiunto da qualche insulto. Un giornalista, sicuramente facente parte del "cerchio magico" e della medesima "parrocchia" di qualcun altro, mi ha scritto che prima di "parlare di Sandro Donati mi devo sciacquare la bocca", per poi aggiungere ed elencare tutte le mie colpe in questi primi 50 anni di attività dirigenziale. Per fortuna che il colui si è fermato ai primi 50 anni, altrimenti mi avrebbe trovato sicuramente colpevole del "Caso Montesi" o sarebbe andato a scovare i mancati contributi alle varie colf della mia famiglia.

Ognuno di noi, ogni mattina, si guarda allo specchio (soprattutto se si è costretti a farsi la barba), ha una sua coscienza e si confronta con situazioni e persone vicine e lontane che lo circondano. Io ho la fortuna di poterlo fare quotidianamente in campo nazionale ed internazionale e sono orgoglioso della stima e del rispetto di cui quasi tutti mi gratificano. Non è un caso che ancora ora, sopra i 70 anni, mi si affidino incarichi internazionali importanti. Cadute di stile e gratuite falsità come quelle che ho ricevuto, non fanno altro che confermare che i miei scritti hanno colpito nel giusto e che il tentativo di fermare me e altri che non la pensano come loro, non va oltre l'insulto. Non vi ricorda, questo sistema, qualcosa di già visto qualche decennio addietro?

IL CASO SCHWAZER. Su Schwazer le cose più importanti, e che meritano di essere riprese, sono due: i commenti degli atleti azzurri riuniti a Fiuggi e il suo ritorno alle gare. Devo dire che gli atleti hanno un segno di maturità incredibile. Una lezione da prenio Fair Play (Alcanterini, ci pensi tu?). Facebook e altri social sono stati inondati da prese di posizione chiare e nette degli atleti. Il poster "No, non ho mai pensato di doparmi", messo in rete con tanto di foto da Valeria Straneo, Fabrizio Donato ed altri, è sicuramente la riposta più diretta ad una impavida, e irresponsabile, dichiarazione di Alex.

Ma io sono rimasto toccato anche da un altro aspetto che ritengo altrettanto importante. Mi riferisco alla critica che molti atleti hanno fatto al gran battage, grazie a un manager ed al predetto "cerchio magico", che si va facendo sull'allenamento, e quant'altro, di Alex Schwazer. Mi sono permesso di scrivere, e di rispondere, a qualche compagno di avventura di Alex che tutto ciò fa solo del danno a lui stesso e a Sandro Donati. E questo è accaduto. Trovo giusto che qualche atleta si sia lamentato della scarsa attenzione dei media su di loro, contro il focus ossessivo su quanto avviene intorno al marciatore, pseudo pentito. Che poi un giornalista leader del "cerchio magico" li abbia accusati di egoismo ed astio immotivato, serve solo a confermare la mancanza di obiettività e la fazionità in materia.

QUALCHE CONFRONTO. Personalmente io trovo giusto che un atleta colpito dalla grave squalifica per doping abbia diritto a redimersi sportivamente e a tornare alle gare. Ciò è quanto avviene nella vita di tutti i giorni anche per persone condannate per reati penali. Ovviamente, l'inserimento successivo nella vita non risulta facile, soprattutto per coloro che hanno usato menzogne o si sono arrampicati su discutibili verità pur di salvarsi. Voi pensate che O.J. Simpson o Oscar Pistorius, per restare a due esempi in campo sportivo, hanno trovato (o troveranno) un facile reinserimento?

Detto questo, è bene che anche i più refrattari al rientro di Alex Schwazer comprendano che la legge è dalla sua parte. Chi non ricorda cosa accadde in Gran Bretagna quando a Dwain Chambers la federazione britannica annunciò a priori l'esclusione dalla squadra olimpica? Lui andò in tribunale e vinse, per poi qualificarsi ai Giochi di Londra, arrivare in semifinale correndo in 10"05 e sfiorando la finale. Oppure quanto ha dovuto pagare Euromeetings (circa 90.000 euro) per avere bandito dai suoi meeting un atleta francese squalificato per doping?            

Ma molti di quelli che ora fanno il "tifo" per il rientro di Alex hanno gridato allo scandalo perchè Gatlin, lo scorso anno, era fra i papabili per il primo premio al Gala della IAF a Montecarlo o perchè partecipava ai Mondiali di Pechino (e meno male che è arrivato secondo). Un po' di coerenza, signori: è vero che i giornali di ieri sono considerati carta straccia, ma la credibilità professionale si giudica anche su questo. Nè vale quanto dice Sandro Donati quando sostiene, come giustificazione delle sue accuse agli organizzatori di Rovereto che avevano invitato Gatlin al loro meeting: "Quella di Schwazer è un'altra storia; Schwazer si è dopato con l'Epo che ha lo stesso effetto delle emotrasfusioni: crescita dei valori aerobici subito in risposta alle assunzioni e poi decrescita e scomparsa degli effetti quando le assunzioni terminano. Mentre Gatlin ha assunto a lungo ormoni anabolizzanti che ne hanno trasformato irreversibilmente la struttura".

Come dire che esiste un doping di Serie A e uno di Serie B, a seconda della sostanze prese, anche se credo sia impossibile cercare delle differenze di colpevolezza per una squalifica di 4 anni. Come dire che nella legge penale di dovrebbe tenere conto se un omicida ha usato una pistola piuttosto che un coltello.

PROCURA CONI E NORME IAAF. D'altronde, nel rientro alle gare di Alex non si può non tener conto di quanto ha sostenuto la Procura del CONI nel recente dibattito sulla riduzione di squalifica: "poco credibile" e "pochi hanno violato le norme quanto Schwazer". Senza contare il fatto che le sue bugie, e le calunnie del "cerchio magico", hanno messo nei guai tre persone che sono sulla graticola da mesi, forse più di lui, e che in diverse maniere stanno pagando colpe che non hanno. Spero solo che lui abbia inviato a Rita Bottiglieri un telegramma di condoglianze per la scomparsa del padre avvenuta in queste ore. Chissà quanto anche lui avrà sofferto per il fango rovesciato sulla figlia.

Per tutti questi motivi la FIDAL, e il suo presidente Alfio Giomi, ed il CONI, con il suo presidente, spesso convitato di pietra di questa vicenda, devono impedire la "corsia preferenziale", quella che negli aeroporti si chiama "fast track", per il rientro di Alex Schwazer. La sua squalifica terminerà il 29 aprile 2016 e solo dopo quella data sarà libero di gareggiare e, nel caso, ottenere i risultati che gli potrebbero permettere di andare ai Giochi. Le norme della IAAF sono estremamente chiare: basta leggere l'art. 40, paragrafi a) e b). Prima di quella scadenza lui non può fare nulla di ufficiale, nemmeno quelle gare "locali" che qualcuno ritiene che le regole permettano. Così come non può essere iscritto alle gare di Coppa del Mondo perchè il termine delle iscrizioni cade prima della scadenza della squalifica.

E poi vi sono tante altre cose a cui Schwazer dovrà rispondere prima di poter rientrare. Una, ricordata su Facebook, riguarda la restituzione dei soldi/premi avuti. Infatti, per quanto riguarda la restituzione di premi e denari ci sono due aspetti. La sua squalifica parte dal momento della positività - 30 luglio 2012 -, nè ha fatto gare successive a quella data, nel periodo tra l'esame delle urine e il risultato dello stesso esame. L'atleta ha comunque dichiarato dopo due anni e mezzo o quasi tre, nelle sue "memorie" alle diverse Procure, di essersi dopato anche nel febbraio 2012, cioè prima cioè delle gare di Lugano e di Dudince del marzo 2012, ed anche qualcosa nel 2011 (testosterone).

Detto ciò, dovrebbe pertanto, almeno in teoria, restituire quanto guadagnato a marzo 2012 (Lugano e Dudince, dove ottenne i suoi PB), pur senza considerare il 2011, ... Ed è pur vero che la FIDAL gli ha versato, per l'assistenza nel 2012, 15.000 euro. Cosa gli è stato poi versato dal CONI come atleta del Club Olimpico?  

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