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Giochi Olimpici Estivi - 1936

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1936 Berlino


Giochi della XI Olimpiade


1936


(gfc) I Giochi del Terzo Reich, come li si volle chiamare, sono stati i più importanti del periodo prebellico. Lo sforzo dei tedeschi, già da tre anni inquadrati nel ferreo nazionalsocialismo di Hitler, risultò imponente. La maestosità degli impianti, la funzionalità del villaggio olimpico di Döberitz, la sapiente regia che tendeva a riannodare simbologie di sapore nibelungico alla misticità di cerimonie classicheggianti, costituirono elementi che contribuirono alla riuscita della manifestazione.

Fu Berlino ad inaugurare la tradizione della staffetta che trasporta il fuoco acceso ad Olimpia dai raggi del sole, divenuta l’emblema stesso delle Olimpiadi, una idea di Carl Dienz, uno studioso dell’olimpismo presidente del comitato organizzatore. Fu a Berlino che venne prodotto il primo vero film sui Giochi, “Olympia”, chiacchierato capolavoro di Leni Riefenstahl. Niente fu lasciato al caso, con una attenzione maniacale per i dettagli, in un tripudio (questo si che risultò ossessionante) di bandiere dalle croci uncinate. Dopo la conclusione della guerra e la sconfitta del Nazismo, molto si volle speculare su quegli aspetti propagandistici, ma resta innegabile che i risultati tecnci furono eccellenti.

In quel periodo gli italiani avevano tenuto, se non incrementato, le posizioni di quattro anni prima. Era un periodo molto favorevole per lo sport. Le grandi affermazioni di quegli anni venivano esaltate oltre misura, ma incontravano anche il pieno favore popolare. Gli sport principi restavano, ovviamente, il ciclismo e il calcio, ma avevano seguito popolare anche pugilato e scherma, oltre agli sport del motore.

Quando si aprirono i Giochi berlinesi, nel rifatto stadio da 100.000 spettatori, gli azzurri erano più di due centurie, a dirla con il linguaggio dell’epoca: avrebbero gareggiato in 182: 169 uomini e 13 donne. Toccò proprio a una donna, Ondina Valla, conquistare la vittoria più reclamizzata negli 80 metri ad ostacoli: era la prima medaglia d’oro vinta da una ragazza italiana. Complessivamente gli azzurri ottennero 22 medaglie (8 d’oro, 9 d’argento, 5 di bronzo). A tutti gli olimpionici veniva offerta una piantina di quercia proveniente dalla Foresta Nera da piantumare nella propria città. Quelle querce vivono ancora in Italia. Solo quella piantata dalla Valla a Bologna, morta, fu sostituita nel 1997 da un’altra messa a dimora dalla stessa Valla assistita da Sara Simeoni.

Nel medagliere finale gli italiani si confermarono terza forza, ma a distanza da Germania (prima con 89 medaglie) e Stati Uniti (56). Nove di quelle medaglie, secondo tradizione, le ottennero gli schermidori preparati da Nedo Nadi. E, a questo proposito, si può ricordare che per la prima volta a Berlino ci fu un podio tutto azzurro: nella spada individuale, con Franco Riccardi primo, Saverio Ragno secondo e Giancarlo Cornaggia Medici terzo. Un triondo che si sarebbe ripetuto vent’anni dopo, in Australia.

 
La scheda di Berlino 1936



Date: 1/16 Agosto 1936.
Nazioni presenti: 49 (vincitori di medaglie: 32).
Atleti partecipanti: 4066 (3738 uomini, 328 donne).
Apertura dei Giochi: Adolf Hitler, Cancelliere del Reich.
Accensione del tripode: Fritz Schilgen.
Giuramento degli atleti: Rudolf Ismayr (Pesistica).
Programma tecnico: 21 sport, 129 gare.
Medaglie assegnate: 388 (130 Oro, 128 Argento, 130 Bronzo).

Membri italiani del CIO: Carlo MontĂą (dal 1913), conte Alberto Bonacossa (dal 1925), conte Paolo Thaon di Revel (dal 1932).
Presidente del CONI: Achille Starace.
Capo delegazione: Giorgio Vaccaro.
Sede della delegazione: Villaggio Olimpico (Döberitz, a 14 km dallo Stadio Olimpico).
Alfiere della squadra: Giulio Gaudini (Scherma).
Attaché: Mario Solari.

Atleti italiani in gara: 182 (169 uomini, 13 donne).
Riserve o non entrati: 38 (36 uomini, 2 donne).
Medaglie vinte: 22 (8 Oro, 9 Argento, 5 Bronzo).
Atleti italiani vincitori di medaglie: 63 (62 uomini e 1 donna).

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